Struggente Heron Island

image

In attesa di pubblicare FINALMENTE il diario di viaggio dell’Australia, pubblico una struggente foto delle spiaggia di Heron Island, isola della barriera corallina australiana, quel paradiso ancora fortunatamente incontaminato, anche se in pericolo, quell’ecosistema meraviglioso e incredibile formatosi grazie all’azione millenaria e più dei coralli e di tutti i pesci, molluschi e crostacei che gli ruota intorno.
L’isola, posta sul Tropico del Capricorno, é il top del top della barriera corallina, nel senso che é formata da coralli sfranti, morti, compattati dal tempo e dagli agenti naturali marini e atmosferici. E già solo per questo é unica nel suo genere.
Se sott’acqua vive un universo incredibile soltanto ad immaginarlo, e che rende lo snorkeling e il diving le attività principali se non imprescindibili da svolgere sul’isola, la piccola superficie emersa ospita colonie numerosissime di uccelli. Sono loro i proprietari dell’isola, loro che volano in continuo, con le loro traiettorie ardite, loro che animano l’aria, con il loro continuo canto – non proprio, per la verità, un gradevole cinguettìo – loro che non si curano della presenza umana e vanno e vengono, escono a pesca sull’oceano, ritornano al proprio nido, escono daccapo.
Ma Heron Island é anche l’isola delle tartarughe, che qui nascono e qui tornano a deporre le uova che si schiuderanno entro marzo. Qui puoi vederle nuotare, puoi vederle uscire dall’acqua e trascinarsi sul bagnasciuga per cercare un luogo adatto per il nido, puoi vedere le loro impronte sulla sabbia corallina, puoi vedere, infine i piccolini che, usciti dall’uovo affrontano la prima grande impresa della loro vita: sopravvivere.
Questa é la vita della natura che va avanti nonostante l’uomo. Qui più che altrove siamo ospiti, ospiti che guardano lo spettacolo naturale che si ripete ogni giorno uguale, con le maree che salgono – così squali e razze si avvicinano a riva per mangiare – e che scendono, mentre con il passare delle stagioni si avvicinano le tartarughe per deporre le uova: si avvicinano a riva a ottobre, a novembre cominciano a deporre, da gennaio a marzo i piccolini nascono e ricomincia il ciclo.
Essere ospiti vuol dire essere rispettosi: non si disturbano le tartarughe e in generale gli animali, non si portano via coralli, conchiglie e spugne dalla spiaggia né dal mare, non ci si lamenta dei troppi uccelli vocianti, perché siamo noi di troppo sull’isola, non loro.
Rispettare la natura é la prima regola che si impara ad Heron Island. La seconda é imparare a contemplarla. Vuol dire mettersi lì, in spiaggia, a Shark Bay, per esempio, all’ombra di un albero di casuarina equisetifolia, con i suoi aghi che da lontano lo fanno sembrare un esile pino, o un salice, guardare il profilo della duna di sabbia corallina che scende verso l’acqua che di un celeste così non l’avete mai vista, guardare là in fondo, dove le onde si frangono contro la barriera corallina, laddove c’é il “salto nel blu”, e poi ancora più in là all’orizzonte, seguendo in volo l’aquila di mare, verso l’infinito e oltre…

Annunci

3 thoughts on “Struggente Heron Island

  1. Pingback: Come passerei il giorno del mio compleanno (se esistesse il teletrasporto) | Viaggimarilore

  2. Pingback: Come passerei il giorno del mio compleanno (se esistesse il teletrasporto) | Maraina in viaggio

  3. Pingback: Il paradosso del turista ambientalista | Maraina in viaggio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...