PRIMO GIORNO primo tormento: ridateci I Coniugi Arnolfini!!!

4/10/2008

Chi viaggia di solito lo fa con uno scopo: ha degli interessi, cerca e vuole vedere di persona dei luoghi precisi, che gli stimolano la curiosità, che gli ricordano qualcosa, che semplicemente sono fonte di ispirazione, o che sono strettamente legati ad un elemento importante della propria vita.

Sono stata a Londra già qualche anno fa. Era stato un week-end, avevo visto parecchio ma sentivo che mi mancava qualcosa, che la mia visita era stata incompleta. Così, quando Lorenzo mi ha proposto la possibilità di volare a Londra per i primi di ottobre non me lo sono fatta ripetere due volte e cosi nel giro di 24 ore avevamo già prenotato aereo e hotel per il primo finesettimana di ottobre.

E così siamo qui, all’aeroporto di Firenze, in attesa del volo Meridiana per London Gatewick.

L’aereo decolla, io me la ronfo serena (ci siamo alzati alle 5 stamattina!), e in un attimo giungiamo in UK, dove, ci informa la suadente voce dell’assistente di volo, la temperatura a terra è di 3°C. Cosa???? Siamo pazzi? 3°? E a gennaio quanti sono allora, mi chiedo? Odio il freddo, soprattutto quando non me lo aspetto. Vabbè, pazienza, me ne farò una ragione.

In due minuti il bagaglio è scaricato, e noi ci appropinquiamo al trenino che da Gatewick porta a Victoria Station, in pieno centro di Londra. Il trenino attraversa la bella campagna inglese, i suoi paesini con le casine in mattoni rossi e il tetto a forte spiovente che sembrano finte…molto bello il panorama, peccato il grigiore cui non potrò mai abituarmi, visto che ne vengo dal bel paese dove splende sempre il sole!

Arriviamo a Victoria Station e prendiamo la metro per Earl’s Court, carinissimo quartiere residenziale in cui già all’epoca del mio primo viaggio avevo trovato dimora: quella volta ero stata alloggiata al Wembar Hotel, un alberghetto senza troppe pretese tenuto da un iraniano molto simpatico e socievole. Questa volta siamo poco distanti, in una traversa di Earls Court road. Il quartiere è splendido, palazzine tutte uguali bianche o rosse con gli ingressi che si affacciano sulla strada circondati da colonnine eleganti e con i caratteristici seminterrati.

Senza por tempo in mezzo ci buttiamo di nuovo in metropolitana. Prima tappa: Notting Hill e Portobello Road. Il nostro piccolo sogno sarebbe vedere la mitica libreria di viaggi in cui lavorava Hugh Grant nel film che ha resto famosa questa zona di Londra, ma effettivamente non la cerchiamo con troppo impegno, e quindi rinunciamo presto alla ricerca, mentre ci buttiamo in quella bolgia che è Portobello road invasa dai turisti il sabato mattina. Tante botteghine, negozietti e bancarelle affollano quest’unica lunga via, bancarelle di tutti i tipi, non ultime quelle che ti cucinano qualunque cosa, la paella per esempio, o che ti vendono dolciumi di ogni forma e dimensione. E ad una di queste ci procuriamo il pranzo: un muffin gigantesco, io al cioccolato, Lorenzo ai frutti di bosco. Passiamo qui tutta la mattina, poi ci buttiamo in centro, dove a Trafalgar Square ci aspetta la visita alla National Gallery, per andare a rendere omaggio al dipinto che da sempre ci affascina, che adoriamo come il più grande capolavoro che mai sia stato dipinto: I coniugi Arnolfini di Van Eyck. Entriamo, risoluti alla ricerca della sala 55 dove il quadro è esposto. Per la cronaca, alla National Gallery, come anche al British Museum, non si paga l’ingresso. Attraversiamo tutta la sezione di pittura italiana del Duecento: bella, eh, ma tutto quest’oro, queste madonne e questi cristi in croce dopo un po’ stuccano. E poi noi abbiamo altro cui pensare. Ed eccoci, finalmente, a varcare la soglia della sala 55…

I Coniugi Arnolfini

I Coniugi Arnolfini

“Ehm, ma sei sicuro che sia qui? Qui non c’è!” “Cosa???” Esatto, I Coniugi Arnolfini si sono temporaneamente trasferiti: dal 15 ottobre sono in mostra altrove per cui non ci è possibile vederli. Da questo momento la nostra giornata non è più la stessa. L’umore ne risente, la borsa pesa sulle spalle, le gambe diventano pesanti e girare per la piancoteca più famosa d’Inghilterra diventa una sofferenza. Peccato, perché non mancano le opere di pregio, da Giovanni Bellini al Veronese, alla Vergine delle Rocce di Leonardo, a Caravaggio, e poi, cambiando epoca, a Turner, a Degas, a Van Gogh.

E vabbè. Dopo tre ore di giri sconsolati e non troppo motivati usciamo dalla National Gallery senza voltarci indietro e cominciamo a girovagare. Andiamo sullo Strand, il lungo viale che si diparte da Trafalgar Square, sul quale dovrebbe affacciarsi la storica rivendita della Twinings (perché si sappia fin da ora, io sono tornata a Londra essenzialmente per il té). Niente da fare, non lo troviamo, ma forse anche questa volta abbiamo guardato con scarsa attenzione, chissà! Comunque il negozio Twinings mi interessa relativamente ora, dato che il mio obiettivo è andare al  Brahma Museum of Tea and Coffe, che abbiamo in programma domani. I té Twinings alla fine qui si trovano un po’ dappertutto, mentre il museo del té è unico!

Girovaghiamo un po’, quasi senza meta mentre le ore del pomeriggio trascorrono veloci. Camminando camminando ci troviamo in Covent Garden, il mercatino coperto caratteristico che sembra provenire da un altro pianeta tanto è estraneo al resto della città circostante: colorato, accogliente, non ha niente a che vedere con i grigi palazzi intorno. Girando girando finiamo a ChinaTown, poi a Soho, ricco di ristorantini etnici di ogni sorta, menu, dimensioni e prezzi.

londra

Andiamo ancora a Piccadilly Circus, quindi, dato che ormai si è fatto tardi, torniamo verso Earl’s Court, per rinfrescarci (o meglio, riscaldarci, visto il clima freddo e umido che c’è in giro) un attimo in hotel prima di andare a mangiare in un pub. In hotel, a dispetto delle nostre aspettative, troviamo una stanzetta freddissima ad accoglierci. Ancora più infreddoliti, e anche decisamente affamati, visto che a pranzo abbiamo mangiato un solo muffin, usciamo e andiamo a cercare il pub O’neills, nel quale ero già stata la volta scorsa a Londra, ma in cui non ero mai riuscita a mangiare, perché la cucina aveva chiuso troppo presto. Questa volta invece siamo in tempo. è prestissimo, ancora non è finita la partita del Manchester United, per cui il locale è pieno, ma riusciamo comunque a trovare un tavolo per sederci. Dopo mille traversie per capire come fare ad ordinare (viene un cameriere? Vado io? Non ci considera nessuno..no, ha detto che passa tra un attimo..ma in realtà no..vabbè, ho capito, vado!), Lorenzo prende la situazione in mano e va al bancone ad ordinare. Torna con due bei bicchieroni di Guinnes rossa (eh sì, proprio rossa!) e dopo una discreta attesa arrivano i nostri bei piatti: personalmente mi sbafo un cheeseburger gigante con contorno di patate fritte e una splendida e infinita jacked potato. Finire la cena è impegnativo, ma ce la facciamo con onore. E quando arriviamo in hotel, addormentarsi sul letto senza neanche mettersi il pigiama è un attimo.

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