DOMENICA DA DIMENTICARE: ridateci il Brahma Museum!

5/10/2008

È domenica mattina. Il British Museum apre alle 10, per cui noi ci alziamo con calma per essere poco dopo l’apertura pronti a scattare verso i marmi del Partenone.

Al British al momento è allestita una mostra che pare essere l’evento archeologico dell’anno: “Hadrian Empire and Conflict”, mostra sull’imperatore romano Adriano, quello che fece costruire il famoso Vallo in terra britannica e che soprattutto è noto per il suo amore omosessuale col bellissimo Antinoo. Vorrei tanto visitare la mostra, davvero, ma mi blocco davanti al prezzo: 12 sterline: alla faccia! Purtroppo il programma della giornata è talmente concentrato che siamo obbligati a tagliare qualcosa e quel qualcosa si rivela inevitabilmente la mostra. Pazienza, ne farò a meno. Ci buttiamo allora nella visita delle sale di uno dei musei più famosi del mondo. La prima sala avrebbe la stele di Rosetta. Dico “avrebbe”, perché in realtà non la si riesce a vedere, dato che già alle 10 una folla di affamati visitatori la assalta da tutti i lati. Incredibile come una pietra iscritta, per quanto importante, possa attirare su di sé tutta questa attenzione. Ma la spiegazione è semplice: è la prima opera in mostra. Poi la folla si disperde disordinatamente nelle sale, che ospitano dapprima la collezione egizia, poi quella babilonese-assira, poi quella greca e soprattutto la collezione dei cosiddetti Marmi Elgin, ovvero i marmi del Partenone, le statue dei frontoni e i rilievi del fregio e delle metope, realizzati sotto lo sguardo e la guida del più grande scultore di tutti i tempi, Fidia.

I marmi Elgin sono fonte periodicamente di contrasti col governo greco, che a più riprese ne ha preteso la restituzione da parte del British, il quale, ovviamente, fa orecchie da mercante: giustamente, perché i marmi all’epoca furono portati via da Atene legalmente, ma soprattutto, ciò che a mio parere più conta, la loro sistemazione attuale è frutto di un evento che è entrato ormai nella storia dell’archeologia. E questo è quanto.

marmi elgin british museum

I marmi del Partenone al British Museum

Continuiamo la visita nelle sale sumera, greca, magnogreca, etrusca e romana. Infine decidiamo di andare via, perché il nostro programma prevede, a questo punto, ora di pranzo inoltrata, di andare a pranzare a Camden town, dove si trova un simpatico e caratteristico mercatino all’aperto presso il quale è anche possibile mangiare cucina etnica. Ma piove, e il progetto del pranzo nel mercatino all’aperto salta miseramente. Optiamo allora per il pranzo a Soho, in uno dei ristorantini etnici visti ieri. Finiamo in un ristorante tailandese che ad una cifra modica fa mangiare a buffet. Accompagnando il tutto con un buon té verde al gelsomino mangiamo pietanze di cui a stento in qualche caso riusciamo a capire gli ingredienti: per certi aspetti ci sembra di essere tornati al Mongolian Barbecue di Malta, dove non sapevamo cosa stavamo mangiando.

Finito il pranzo, che ci ha rimesso al mondo, è il caso di dirlo, andiamo verso il London Bridge, sul Tamigi, all’estremità della City. Da qui, nonostante la nebbia, si gode la vista del Tower Bridge, il ponte di sicuro più caratteristico della città, che si collega alla Torre di Londra, dove sono custoditi i gioielli della corona. Attraversiamo dunque il Tamigi (inutile dirlo, abbiamo definitivamente rinunciato a Camden Town) e andiamo a caccia del Brahma Museum of tea and Coffe, nel qualeho riposto tutte le mie aspettative. L’indirizzo è Southwark Street, 40; e infatti mentre ci avviciniamo, in questa zona che sembra quasi una periferia malfamata tanto è degradata rispetto ai bei palazzi che si affacciano sul Tamigi, le indicazioni stradali ci dicono che ci stiamo avvicinando alla meta. Southwark Street 36, 38, ..42, 44, 46…fermi tutti, ma dov’è il 40? Dov’è il civico 40? Percorriamo questa strada 15 volte, le indicazioni da una parte e dall’altra ci mandano sempre nello stesso punto, ma il civico 40 non esiste, al suo posto, ammesso che sia il suo posto, c’è un anonimo negozio di vernici. Sembra un incubo. Il museo del té è palesemente imploso sotto il manto stradale per nascondersi alla nostra vista, non c’è dubbio! Dopo mezz’ora a girare intorno finalmente desistiamo dalla ricerca, e torniamo verso il Tamigi, mentre il mio umore diventa grigio come il cielo di questo pessimo pomeriggio e mi viene quasi da piangere dalla rabbia: una cosa sola desideravo tantissimo visitare, ed era questo piccolo museo e invece cosa succede? Non riesco a trovarlo! Roba da non credere. La giornata per quanto mi riguarda non sarà più la stessa. Tanto valeva restare al British a vedere la mostra su Adriano, almeno avrei speso da qualche parte le sterline che avevo tenuto da parte per il Brahma Museum. Che sfiga nera. Un’incazzatura così non mi era mai capitata quando sono in viaggio. E questa, unita alla delusione di ieri per esserci persi I Coniugi Arnolfini, sta compromettendo terribilmente le impressioni che riporteremo a casa di questo week-end di “appuntamentimancati.

Sul Tamigi vediamo da vicino il Globe Theatre, il teatro in cui si esibiva Shakespeare, rimasto nella stessa sede e restaurato mantenendo però l’impianto originale: molto carino tutto bianco circolare e con le assi di legno a vista. Una notevole chicca per questa città.

globe theatre

Il Globe Theatre

Poco prima della Tate Modern imbocchiamo un ponte con il quale attraversiamo il Tamigi alla volta di Saint Paul Cathedral, famosa nell’immaginario collettivo non per essere la chiesa principale di Londra dopo Westminster, ma perché il film Mary Poppins l’ha resa immortale: ricordate la vecchina che dà da mangiare ai piccioni? Stava seduta proprio lì, sulla scalinata della cattedrale: dona, dona due penny anche tu! Oggi non c’è traccia né di vecchine né di piccioni, entriamo in chiesa, che essendo domenica tiene chiusa ai visitatori la parte più importante, ovvero la cripta che accoglie tombe di personaggi famosi come Lawrence d’Arabia e un memoriale di Churchill. La cosa aberrante è che nel piano della cripta, visibile attraverso una grata nel pavimento della chiesa, è aperto un ristorante. Ora, da che mondo è mondo non si è mai visto che all’interno di una chiesa ci sia un ristorante! Personalmente lo trovo disgustoso e totalmente fuori luogo. Ma gli inglesi, si sa, alle volte sono proprio strani.

Saint Paul

La cattedrale di Saint Paul

È in Saint Paul Cathedral che ci viene l’ispirazione per la nostra prossima tappa: Temple church, sul percorso che Dan Brown fa fare ai suoi protagonisti nel Codice Da Vinci in quel di Londra. Non abbiamo idea di dove sia, ma la fermata della metro, poco distante, che si chiama Temple, ci mostra senza alcun dubbio che siamo sulla pista giusta. Meraviglia delle meraviglie, ci troviamo alla fine dello Strand dove ieri cercavamo senza successo la Twinings. E, meraviglia delle meraviglie, troviamo la Twinings! La fortuna ha ripreso a sorriderci? Non più di tanto, perché il negozio è chiuso, dato che è domenica. Ma perlomeno sappiamo dove venire domani mattina presto a spendere le mie ultime sterline. La Twinings si trova di fronte al bellissimo complesso gotico della Court of Justice, imponente, maestoso e svettante di guglie. E poco più in là si trova, ben nascosto, il cancello che cela l’ingresso a Temple Church che è, udite udite, chiusa! Ma Temple Church è spesso chiusa, persino Dan Brown sottolinea che i suoi protagonisti se la fanno aprire appositamente. Sono da poco passate le 18. Che si fa? Proviamo ad andare da Harrods! Ma prima andiamo in Oxford street dove stamattina, passando, ho individuato un altro negozio di té, Whittard, che ha un sacco di cosine interessanti e un’atmosfera così familiare che è un piacere fare shopping! Poi metro, stazione di Knightsbridge ed eccoci davanti ad harrods, l’altra attrazione di Londra da non perdere. Ma, guarda un po’, la domenica chiude prima! Niente Harrods. Torniamo a Earls Court, va’, vediamo di non perdere almeno l’ora di cena.

Desolati, a Earls Court andiamo a mangiare in un pub bello e caratteristico, Le Trobadour, segnalato anche dalla Routard come uno dei posti da non perdere se si vuole mangiare bene. E così è: fish and chips for all e apple crumble per dessert. E almeno abbiamo affogato nel cibo i nostri dispiaceri.

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