A zonzo nell’entroterra imperiese….

… si possono scoprire dei piccoli tesori di architettura rurale e religiosa davvero non da poco!

È proprio uscendo di casa e addentrandosi appena nell’entroterra, nella provincia, nel territorio circostante che si possono fare le scoperte più interessanti. Non l’avresti mai detto, e invece scopri meraviglie che neanche immaginavi!

Così una bella giornata di inizio 2009, il 3 gennaio per la precisione, io e Lorenzo abbiamo deciso di fare un bel tour dell’entroterra di Imperia, in particolare della Val Prino, che si distingue per le sue bellezze storico-artistiche, oltre che paesaggistiche.

oneglia

Il Porto di Oneglia

Abbiamo stabilito un piano del percorso: sarà circolare: partiremo da Imperia-Oneglia, attraverseremo Imperia-Porto Maurizio e da qui ci addentreremo risalendo il torrente Caramagna. Attraverseremo Dolcedo, col suo bel ponte medievale, andremo su verso Molini di Prelà e da qui ci inerpicheremo per la collina fino a raggiungere Valloria, il paese delle Porte dipinte che tanto piace ai turisti francesi e tedeschi; da qui vorremo andare ancora più su, fino a Tavole e al Santuario della Madonna del Piano, che domina tutta la vallata fino al mare. Poi ridiscenderemo e riattraversando Dolcedo saliremo fino a Bellissimi; da qui andremo su fino a Santa Brigida e da qui torneremo verso il mare scollinando. Vedremo dall’alto il paese di Civezza, attraverseremo Poggi, quindi passeremo sopra l’autostrada, vedremo il bel panorama di Porto Maurizio mentre si avvicina l’ora del tramonto e infine arriveremo sul mare, a Borgo Prino, dove ammireremo le logge di Santa Chiara, e il Parasio, centro storico di Porto Maurizio, nella luce calda di un tramonto invernale.

A voi che ci seguite, buona lettura!

Prima di inoltrarci nell’entroterra, come dicevo, la prima tappa, obbligata, è stata, in tarda mattinata, una passeggiata lungo il porto di Oneglia. Illuminato dalla luce del sole di questa bella giornata invernale, fa effetto vedere il mare, le case che si affacciano sul porto e sullo sfondo la montagna innevata! Ma siamo al 3 gennaio, e in questo angolo di Liguria è normale in inverno assistere a panorami del genere.

Pranziamo in uno storico locale sotto i portici del centro di Oneglia, il Bar Piccardo, che affaccia su Piazza Dante, poi cominciamo il nostro giro vero e proprio. Attraversiamo Porto Maurizio, l’altra metà di Imperia, completamente diversa da Oneglia, eppure unita ad essa nel 1923 da Mussolini che voleva creare un capoluogo. In realtà ancora adesso, a quasi un secolo dall’unione, sembrano due città, anzi, due paesoni diversi che nulla hanno in comune, per quanto la costruzione del nuovo porto stia costituendo un tentativo per colmare per sempre questa separazione.

Arrivati lungo il torrente Caramagna, ne risaliamo il corso ed arriviamo a Dolcedo, caratteristica per il suo bel ponte medievale e per la sua grande chiesa. Chi non guida e può godersi il panorama, noterà come la valle, così stretta, ha costretto gli abitanti a ricavare i campi da coltivare proprio lungo il fiume, mentre, laddove la valle si allarga, subito sorge il capoluogo. Dolcedo è appunto il capoluogo di questo primo tratto dell’entroterra imperiese. Ma vogliamo continuare a salire, pertanto non ci fermiamo a Dolcedo, ma ci addentriamo nel grosso territorio di Molini di Prelà. A prelà fanno capo un’infinità di piccole frazioni, di piccoli paesini che sorgono qua e là sulle colline costellando tutto il territorio. Ci sono i paesini, poco più in là una chiesina isolata, poi un altro paesino, poi un’altra chiesina…il territorio, per quanto abbastanza lontano dalla città sulla costa, è densamente antropizzato, anche se non densamente abitato. Qui siamo lungo la via dell’olio e infatti i terrazzamenti che caratterizzano le colline sono tutti coltivati a olivo.

A Molini di Prelà si trova, guarda caso, un grosso mulino, che viene ovviamente fatto oggetto delle nostre voraci attenzioni fotografiche:

molini di prelà

Ma saliamo oltre e arriviamo a Valloria, il paese delle Porte dipinte. Chiariamo subito un dubbio che potrebbe venire a chi ne sente parlare per la prima volta: le porte dipinte non sono antiche, per quanto il paese, a caruggi e piccoli vicoletti, abbarbicato sulla cima di un colle, sia un classico paesino medievale. Le porte sono state dipinte a partire dal 1994 da artisti più o meno noti al mercato dell’Arte, italiani, locali, ma anche stranieri e di fama mondiale. L’effetto è davvero molto suggestivo, soprattutto se capita di vedere qualcuno di questi artisti all’opera. L’iniziativa, promossa sicuramente da una personalità geniale che ha visto molto bene le potenzialità di quest’idea, si è rivelata una mossa vincente: Valloria è amata dai turisti francesi e tedeschi che imperversano nella regione, e tutti rimangono entusiasti al vederla. Il paesino è piccino, è talmente lontano dalla città che a nessuno verrebbe in mente di venire fin quassù, e invece, grazie alle porte dipinte, dal 1994 qui è un via vai continuo di turisti e di curiosi, italiani e stranieri.

valloria

Le porte dipinte di Valloria

Abbandoniamo Valloria visibilmente soddisfatti, dopo aver seguito il percorso consigliato lungo i caruggi per vedere tutte le porte dipinte, e ci inerpichiamo su un’altra collina, attirati da una piccola chiesina che si vede sulla cima di un colle che sembra poco distante e di cui non sappiamo assolutamente nulla. Una missione: arrivare fino lì, poter dire “l’abbiamo trovata!”. E così è. Arriviamo a Tavole, un paesino lungo la strada e qui individuiamo un sentiero che porta al Santuario della Madonna del Piano. Intuitivamente decidiamo che è lei la chiesina che abbiamo visto da Valloria. Ma qui dobbiamo andare a piedi. E dopo 5 minuti di passeggiatina, che fa anche bene alla salute in mezzo al verde e alla fresca aria di collina, arriviamo sulla cima della collina, in un piano su cui domina la chiesa. È lei, è il santuario di Santa Maria del Piano, che domina effettivamente tutta la valle e il cui sguardo si spinge fino al mare. Incantevole. Talmente incantevole nella sua semplicità (è una tipica chiesina rurale ligure, ad una sola navata con un portichetto antistante e un minuscolo e semplicissimo campanile) che decidiamo di farla concorrere al concorso fotografico di Comuni-italiani.it.

Madonna del Piano

Il santuario della Madonna del Piano

Questa chiesina ci fa venire in mente, mentre ridiscendiamo da Tavole fino a Prelà, un’altra piccola chiesina di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni: Santa Brigida. È qui che ci dirigiamo ora. Ritorniamo a Dolcedo e da qui prendiamo la via che sale al piccolo paese di Bellissimi. Poco prima di entrare in paese, però, ecco il bivio che porta a Santa Brigida. Ed eccola, illuminato dal caldo sole delle 4 di pomeriggio di una giornata invernale: Santa Brigida è una piccola chiesa, affrescata all’interno, semplicissima nelle sue forme, e per questo tanto più bella. Sorge anch’essa sulla cima di un colle, nel punto in cui la strada scollina per andare in un’altra vallata. Da Santa Brigida partono alcuni sentieri a piedi che ci siamo ripromessi di percorrere questa primavera. Oggi invece discendiamo in macchina nella nuova vallata.

Santa Brigida, Dolcedo

La chiesina di Santa Brigida

Vediamo dall’alto Civezza, classico paesino ligure abbarbicato sulla cima di un colle da cui gode tutto il panorama che si apre sul mare. Tuttavia il colle di Civezza non è così alto rispetto a dove siamo noi, per cui ci sembra quasi di essere su un elicottero che sorvola la zona, e non in macchina, mentre scattiamo la foto che lo immortala.

Non ci addentriamo però in Civezza e continuiamo la strada che porta a Porto Maurizio. Il tempo lento e inesorabile passa, e noi vorremmo essere sul mare per il tramonto. Arriviamo a Poggi, da cui si gode il panorama di Porto Maurizio e del Parasio, con l’inconfondibile duomo, poi proseguiamo, passando al di sopra dell’autostrada e quindi discendendo fino a Borgo Prino, sul mare.

Quando arriviamo è il tramonto. Il sole rosso illumina le Logge di Santa Chiara e la piccola chiesa di San Pietro del Parasio. E noi, sulla riva del mare, contempliamo questa suggestiva immagine con tutte le sue sfumature di colore e di atmosfera.

porto maurizio

In un solo pomeriggio abbiamo esplorato una zona descritta su ben poche guide turistiche. Abbiamo affrontato percorsi che non tutti conoscono e questa è una cosa che ci riempie di orgoglio.

Per viaggiare ed esplorare non è necessario per forza prendere l’aereo e volare a New York o in Kenya, basta alle volte prendere la macchina e andare un po’ più in là di dove c’eravamo spinti l’ultima volta. Senza sapere cosa troveremo, solo con lo spirito di trovare qualcosa di nuovo.

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4 thoughts on “A zonzo nell’entroterra imperiese….

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