8 dicembre a Venezia

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É inutile negarlo, da quando l’Alta Velocità collega, a caro prezzo, certo, le principali città d’Italia in poche ore, le distanze si sono notevolmente ridotte per noi tutti. Così non é più un’assurdità, per esempio, partire da Firenze la mattina presto, arrivare a Venezia, passare lì le ore principali del giorno e rientrare a Firenze in serata.
Ed é infatti esattamente così che abbiamo fatto io e Lorenzo: questa mattina frecciargento per Venezia S.Lucia, mentre ora, mentre scrivo, siamo appena ripartiti per tornare a casa. Gran bella cosa poter fare gite fuori porta di questo tipo!
La nostra giornata a Venezia ha seguito un programma un po’ sui generis: abbiamo snobbato abbastanza San Marco e il ponte di Rialto, che abbiamo già esplorato in occasioni passate, mentre ci siamo indirizzati verso una meta alternativa ma non troppo: siamo stati a Burano!
Perché Burano e non la più famosa Murano o Torcello? Perché l’isola dei merletti e non quella del vetro artistico? L’avete visto nello scorso post il perché: per i colori delle sue casette, per i variopinti muri delle palazzine, in cui si alternano indaco, verde, rosso, giallo e lilla, che rendono questo posto unico nel suo genere! Sì, perché Burano, con i suoi stretti canali e i piccoli ponti che li collegano, con i suoi negozini di souvenir e i ristorantini, potrebbe sembrare un angolo qualunque di Venezia; ecco che allora gli sgargianti colori di quest’isola-Arlecchino distinguono Burano dalle altre isole della Laguna.

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Uno scorcio di Burano

Stiamo a Burano un po’ più di un’ora, poi rientriamo a Venezia in vaporetto e dall’approdo di Fondamente Nove ci dirigiamo a piedi verso piazza San Marco. Già il percorso a piedi dala stazione del treno di S.Lucia sino a Fondamente Nove era stato fuori dal canonico percorso turistico, e ci aveva regalato degli scorci non privi di una certa poesia. Ora, nel primo tratto di avvicinamento a San Marco la situazione é la stessa, ma man mano che ci si avvicina a Rialto i bei palazzi storici sono occupati da grandi boutiques di marca che riescono a trasformare il centro di Venezia inuno snaturato centro commerciale. Un vero peccato.
Si intensifica anche la presenza turistica (molti gli spagnoli, abbastanza francesi, russi e giapponesi, pochi tedeschi, madrelingua inglesi incredibilmente non pervenuti) che finora non era stata così abbondante. C’é da dire che tra le calli e i sotoporteghi di Venezia é facile che si creino ingorghi, per via degli spazi ristretti.
In Piazza San Marco, a lato della chiesa attira l’attenzione un presepe realizzato dalla Thun, con le statue a grandezza naturale. Attraversiamo la piazza rapidamente, passiamo davanti al bel Palazzo Ducale, omaggiamo la colonna col Leone di San Marco e ci affacciamo sul mare, davanti all’imbarcadero delle gondole, che brillano scintillanti al sole del primo pomeriggio. Quasi di fronte a noi, la chiesa della Salute é immersa nella foschia e in controluce: non é difficile capire da cosa derivi quell’effetto un po’dasogno che hanno i dipinti paesaggisti del Canaletto.
Percorriamo finché é possibile questo tratto di “lungomare” per avvicinarci il più possibile ad una visine frontale dela Salute, poi rientriamo e ricomincia la lunga marcia verso la stazione ferroviaria. Seguiamo tutte le indicazioni – numerose e fondamentali – che ci indicano la via e ci ritroviamo così ad attraversare il Ponte di Rialto dove, di nuovo, il numero dei turisti é piuttosto alto rispetto alla media. Continuiamo tra scorci inattesi, ponticini graziosi e canali romantici, facciate di palazzi da favola, il tutto con una luce meravigliosa: sarà che l’ultima volta che siamo stati a Venezia c’era brutto tempo (e chi se la dimentica quella ramata d’acqua?) ma tutto questo sole rende decisamente giustizia ad una città che é considerata a ragione tra le più belle del mondo.
In stazione prendiamo posto sul nostro Frecciargento e via verso casa. Questa fruttuosa giornata dell’Immacolata é solo l’inizio del lungo ponte di questo finesettimana: chissà cosa faremo domani?

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