Barcellona: diario di un last minute – 3: a tutto Gaudì

9-07-07

Il programma della giornata ha una parola d’ordine, anzi un nome: Gaudì! Se ieri ci siamo dedicati alla Barcellona più antica, più intima, più popolare, oggi ci dedichiamo alla Barcellona Modernista, di cui Gaudì è la massima espressione. Iniziamo subito coi fiocchi col Tempio Espiatorio della Sagrada Familia, la cui prima pietra fu posata nel 1882 e che ancora oggi è ben lontana dal vedere il compimento. Vedere gli operai al lavoro all’interno dà proprio il senso di questo “non finito”. C’è chi scommette (e io sono tra questi) che la sua costruzione non terminerà mai e che le gru, alte quanto le torri della chiesa, che ormai sono parte integrante dell’immagine della città, non scompariranno mai.

Dopo la Sagrada Familia tocca alla Pedrera, Casa Milà, dalla facciata ondulata che tante polemiche suscitò all’epoca della sua costruzione. Dalla terrazza, con i suoi comignoli così particolari, si vede tutta la città comprese le torri della Sagrada Familia. Nell’architettura della Pedrera non è presente neanche una linea retta, ma solo forme curvilinee, tondeggianti, e questo non fa che aumentare la sensazione di trovarsi in un luogo da favola.

tetto pedrera

I comignoli sul tetto della Pedrera

Dopo pranzo, a base di tapas nella Cerveceria Catalana (che tutto serve fuorché birre spagnole!) andiamo a Park Güell. Una salita incredibile (il primo tratto per fortuna in scala mobile, ma c’è chi lo fa su scala normale, e l’ultimo tratto a piedi) fa accedere al parco, il cui ingresso è gratuito, e dove si può vedere ancora una volta l’opera di Gaudì in stretto contatto con la sua prediletta fonte di ispirazione, la natura. Park Güell è immenso, e la terrazza con la panchina decorata ad azulejos che sembra la spira di un serpente e che ha reso il parco celebre in tutto il mondo è solo una delle tante attrazioni: la fontana col dragone, che crea una prospettiva eccezionale fino alla sala ipostila che sorregge la terrazza e le gallerie scavate nella roccia e sorrette da colonne che vogliono forse imitare le palme. A Park Güell anche le palme (quelle vere) sono strane, con tronchi ritorti o troppo panciuti, perfettamente integrate nell’atmosfera da favola in cui ci troviamo. All’interno del parco vi è la casa-museo di Gaudì, che egli abitò dal 1906 al 1926 e che conserva il mobilio originale, fin troppo semplice per uno come lui!

park guell

Una delle spettacolari sculture di Park Guell

Ci sorprende un temporale quando torniamo in centro, per cui niente birretta al Port Vell. Quando usciamo per cena, la nostra meta è il ristorante “Les Caracoles”, il cui piatto forte è costituito, giustamente, da lumache (= caracoles), e dal pollo allo spiedo. Evitiamo per ovvi motivi le lumache e mangiamo l’ottimo pollo allo spiedo, servito insieme ad una simpatica pagnotta a forma di lumaca che ci osserva, mentre noi, dal nostro tavolino in posizione tattica, possiamo spiare il frenetico lavoro dei cuochi in cucina. E qui mangiamo la crema catalana migliore del mondo. Un ristorante splendido.

Di ritorno passiamo da Plaça Reial, una piazza quadrata con una fontana al centro che non sarebbe niente di speciale se non avesse due lampioni realizzati (indovina?) da Gaudì.

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