Un week-end ad Avignone e dintorni…

Rovistando tra le mie (molte) carte, ho trovato gli appunti del diario di un week-end che io e Lorenzo trascorremmo all’inizio del 2005 ad Avignone e dintorni. L’idea di questo blog all’epoca era ancora ben lontana, ma io già allora prendevo nota dei luoghi che visitavamo…ecco quello che avevo scritto allora:

“Come buon auspicio per un nuovo anno ricco di viaggi, come poi effettivamente è stato, abbiamo iniziato il 2005 con un breve viaggio alla volta di Avignone. Il 2 gennaio 2005 infatti siamo partiti ma siamo giunti in una città, Avignone, completamente addormentata: mai partire di domenica e mai arrivare alle 2 del pomeriggio: tutto chiuso e silenzioso, nessuno per strada, una città totalmente in mano nostra!

La prima meta, che poi è il motivo principale per cui siamo venuti fin qui, è stato il Palazzo dei Papi, una costruzione imponente e austera, una vera e propria dimostrazione di forza per gli antipapi che da qui hanno contrastato il papa di Roma nel 1300. Il palazzo è immenso, e il percorso museale che si snoda all’interno delle sue sale e dei corridoi mostra la vita di corte nel Trecento, e racconta un pezzo di storia di Francia davvero interessante. Dai camminamenti sulle torri di guardia si può vedere la bellissima piazza che sta davanti al palazzo, e si può spaziare su tutta la città, fino a vedere la torre dell’orologio nella piazza del municipio e fino al Rodano. Abbiamo poi visto il famoso “Pont d’Avignon”, cui è dedicata anche una canzoncina che fa “sur le pont d’Avignon on y danse on y danse…”. Il Palazzo dei Papi mette addosso una certa soggezione, perché rende davvero l’idea di ciò che vuole rappresentare, ovvero un potere forte e solenne al cospetto del quale tutti devono chinarsi.

avignone palazzo dei papi

Il Palazzo dei Papi di Avignone

Non siamo rimasti solo ad Avignone, ma abbiamo fatto una puntata ad Arles, città romana, di cui rimangono le vestigia nell’anfiteatro, la famosa arena di Arles, usata ancora oggi per spettacoli e per corride, che nel Sud della Francia sono diffuse quasi come in Spagna. Oltre all’arena abbiamo visitato l’area archeologica del teatro romano. Ma la cosa che ci ha colpito di più è stata la chiesa di Saint Trophime, uno splendido gioiello che si presenta agli occhi di chi passa con un portale interamente decorato a sculture di angeli e santi, e bellissima all’interno, con le sue volte elaboratissime e altissime. Saint Trophime ha anche un piccolo chiostro, molto carino e carico di serenità.

Tornando verso Avignone, con una leggera deviazione dalla strada principale, si arriva all’abbazia di MontMajour, un complesso imponente, posto su una collinetta in una posizione ottimale per dominare tutta la vallata per parecchie decine di chilometri. Il posto vale davvero una visita!

montmajour

L'abbazia di MontMajour

Ultima tappa del nostro viaggio, ormai sulla via del ritorno, è stata la città romana di Glanum, a Saint-Remy-de-Provence. La città sorgeva in una gola, protetta da tutti i lati da alte montagne. E’ in uno stato di conservazione tutto sommato buono, ed è abbastanza grande: d’altronde è un’intera città quella che abbiamo davanti agli occhi! Abbiamo fatto poi un breve giro della Saint-Remy-de-Provence moderna, e siamo entrati in un museo-fabbrica di profumi, interessante per scoprire tutto il lavoro che sta dietro l’estrazione delle essenze, soprattutto nei tempi passati. Incredibile pensare che dietro una boccetta di essenza ci siano chili e chili di fiori, che vengono bruciati, trattati, essiccati, lavorati…miscelati fino a dare vita a ciò che a noi donne piace di più!
In questo pur breve viaggetto siamo entrati in contatto con varie realtà culturali, dall’età romana a quella medievale, fino alla moderna con l’industria dei profumi, il tutto concentrato in una trentina di chilometri!”

Ecco quello che avevo scritto all’epoca. Ben poca cosa rispetto ai diari che scrivo oggi, molto più lunghi o dettagliati, ma pur sempre utile per ricordare, a distanza di 5 anni e mezzo, ciò che si vide e che si provò in quell’occasione, in quei luoghi. Perché ogni viaggio, anche il più breve, è un’esperienza che trasmette qualcosa, e che è un peccato dimenticare.

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