NATIONAL GEOGRAPHIC, GUIDA COMPLETA ALLA FOTOGRAFIA DI PAESAGGIO

Il National Geographic, famoso nel mondo per la sua rivista e soprattutto per le magistrali fotografie del nostro pianeta, decide di non tenere tutto il suo sapere per sé, ma di favorire anche noi comuni mortali spiegandoci come si fa una buona fotografia di paesaggio. Con il consiglio di sapienti fotografi della rivista più famosa del mondo, la Guida aiuta noi, dilettanti allo sbaraglio alle prese con paesaggi sublimi quando siamo in viaggio, ad ottenere il meglio da noi stessi e dalle macchine fotografiche per ricavare scatti che valgano più di mille parole.

Si inizia con una parte generale, ricca di spunti validi per qualsiasi macchina fotografica e rivolti a qualsiasi bipede con una scatoletta con obiettivo in mano. Già dalle indicazioni sui vari tipi di ambienti, sui modi dell’inquadratura, sulla luce e sui tempi di esposizione io, comune mortale che vado in viaggio e voglio scattare belle foto, posso scoprire importanti idee che solitamente nascono dall’esperienza, o dal confronto con altri fotografi. La regola dei terzi, ad esempio, tanto conosciuta ai più quanto sconosciuta a me, mi ha aperto gli occhi su come bisogna scegliere l’inquadratura:  per chi non lo sa, la regola dei terzi consiste nel dividere idealmente il campo visivo del mirino della nostra fotocamera in 9 quadranti separati da linee immaginarie che compongono una sorta di griglia. Bene: il punto focale della nostra foto, l’oggetto della nostra attenzione, nonché soggetto della foto che vogliamo realizzare, non deve essere posto nel quadrante centrale, ma in uno degli altri. Il soggetto decentrato rende dinamica e interessante la foto molto più di quanto sarebbe se esso fosse centrale. Un’altra idea, di cui ho già parlato qui, consiste nel ritagliarsi un mirino da porre davanti all’occhio per guardare attraverso di esso il paesaggio: così ci rendiamo conto esattamente di cosa la nostra fotocamera inquadrerà. Perché è inutile, per quanto il nostro apparecchio possa essere il più evoluto, potente e costoso sulla piazza, non potrà mai avere l’ampiezza di campo visivo dei nostri occhi. Quello che possiamo fare noi è utilizzare la macchina fotografica in modo da avvicinarci quanto più possibile a ciò che il nostro occhio ha visto.

La seconda parte della guida è più tecnica: parla di programmi di fotoritocco e prima ancora di tempi di esposizione, di flash, di ISO,  tutte cose non immediatamente comprensibili ai più.

Per ora ho dato una lettura, interessata alla prima parte, più veloce alla seconda (del resto, non sono io la fotografa della coppia!). Ma sicuramente quando sarà il momento di partire per un bel viaggio, di quelli per i quali merita saper fare delle belle foto, lo studierò come si fa con i libri di scuola, lo serberò come la cosa più preziosa. Come la fotocamera, sostanzialmente.

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