Marilia Mazzeo, Parigi di periferia

Viaggiare vuol dire anche viaggiare dentro se stessi. Spesso è proprio andando fuori del proprio ambiente e delle proprie abitudini che si può capire qualcosa in più di se stessi, o che semplicemente si cambia o si cresce. A maggior ragione se il viaggio capita in un periodo di “crisi” come può essere quello adolescenziale.

Ecco che per la giovane 14enne protagonista del racconto, l’opportunità di stare un mese a Parigi le permette di conoscere meglio se stessa, di capire cosa vuole dalla vita, cosa le piace e cosa no.

Quattordicenne tormentata perché si sente diversa dalla sorella perfettina, a Parigi non è attratta dai soliti percorsi turistici e nonostante la sua passione per l’arte, non è il Louvre che la rapisce: è la periferia, i sobborghi che vengono evitati come peste dai percorsi turistici, soprattutto se le turiste sono delle ragazzine italiane alla loro prima esperienza di vacanza senza genitori. Eppure la nostra 14enne è così, attratta da Pigalle di notte, dal quartiere arabo di giorno, dai capolinea delle linee della metro, dai bistrot più squallidi… alla sua amichetta che le obietta “è un po’ sporco…” lei ribatte risoluta “Macché sporco! E’ vissuto!”.

Vuole mischiarsi a quella gente, non vuole sembrare una turista italiana, lei vuole interpretare il ruolo della giovane parigina libera di girare come vuole per la sua città!

Troverà anche l’amore, che perderà poi pochi giorni dopo, rendendosi finalmente conto di quanto forse si è fatta prendere la mano e trascinare dagli eventi.

Solo una cosa dei consueti percorsi turistici le inciderà profondamente il cuore: Beaubourg. E’ così che, a 14 anni, matura la sua scelta di vita: farà l’architetto. Dove studierà architettura? A Parigi, ovviamente!

Attirata dal titolo che mi faceva pensare ad un racconto di viaggio, ho scoperto un racconto di viaggio, sì, ma interiore, sullo sfondo di una Parigi che non tutti vedono e che non tutti conoscono. Delineata sempre a grandi linee, la banlieue di cui la giovane protagonista è innamorata ci viene evocata tutto sommato a pennellate soffuse: del resto, quello che la ragazzina cerca è l'”atmosfera” della periferia, e quello che l’autrice cerca di rievocare è proprio quella, l’atmosfera. Non interessano i bei palazzi, i bei parchi, i bei musei, no. Lei vuole la Parigi vera, la Parigi nascosta dalle luminarie degli Champs Elysées, la Parigi che vive ai margini e che raramente si mostra. Solo chi vuole la può scoprire, ne può cogliere l’essenza e giudicare se sia effettivamente quello il ricordo di Parigi che vuole.

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