LA TENDA NERA DEI BEDUINI

I beduini la amano più delle costruzioni in cemento, ovviamente.

È il simbolo di una vita nomade o seminomade cui da migliaia di anni le popolazioni che vivono  nel deserto giordano del Wadi Rum non possono rinunciare. Fresca d’estate e calda d’inverno, la tenda può essere suddivisa in più vani, da due a sei, quando la famiglia è numerosa, con un lato lungo che rimane aperto durante il giorno ma che viene chiuso di notte o quando si scatenano le tempeste di sabbia. Il tessuto fitto, sorretto da pali e corde, non fa passare la pioggia torrenziale che cade da queste parti, e mantiene comunque gli ambienti ben areati e freschi. Potrebbe quasi sembrare un hotel 5 stelle, con le debite proporzioni.

La tenda nera dei beduini: una vera e propria opera di architettura

La tenda nera è rimasta invariata dal XVIII secolo, quando se ne parla per la prima volta, e ancora oggi è utilizzata dalle popolazioni beduine. Ciò che dà il nome alla tenda è la sua copertura: essa è costituita da un manto di stoffa nera, in pelo di capra o in lana di capra, cammello e pecora. In genere è composta da vari teli cuciti tra loro lungo i bordi e da tre bande equidistanti su cui si agganciano tiranti e staffe. Le bande e le staffe servono per mantenere stabili i pali in legno che costituiscono la struttura portante.

Come in ogni parte del mondo, dove a casa più grande corrisponde ceto più elevato, così anche nel Wadi Rum a tenda più grande corrisponde una posizione sociale più elevata.

All’interno ci sono sempre due focolari accesi, uno per le donne in cucina, l’altro per gli uomini che sorseggiano il tè quando ricevono gli ospiti e parlano dei loro affari. Secondo la tradizione, l’ospite che riesce ad avvicinarsi così tanto da toccare un bastone della tenda deve essere ospitato per 3 giorni e 3 notti. Oggi alcune di queste tende sono a disposizione dei viaggiatori, che possono trascorrere la notte vivendo il deserto nel suo senso più pieno, sorseggiando té e mangiando il piatto tipico a base di riso e montone, dormendo poi nel sacco a pelo steso sulla stuoia.

wadi rhum
La tenda nera dei beduini, Wai Rhum

Essere ospitati da un beduino nella propria tenda non è facile: bisogna chiedere permesso al capofamiglia per avvicinarsi ad una tenda autentica abitata che rimane fuori dal consueto percorso turistico. Se il capofamiglia sarà d’accordo, vi potrete sedere sul pagliericcio davanti al té fumante, mentre fuori pascolano le capre e corrono i cani e i bambini, e chiacchierare amabilmente mentre il fuoco si ravviva.

La tradizione di essere accolti dai beduini nella propria tenda è piuttosto antica. Ne parla ad esempio Gertrude Bell, l’archeologa inglese che negli anni ’10 del Novecento compì più di un viaggio esplorativo tra la Siria e la Giordania. Ha raccontato tutto nel suo Viaggio in Siria e ha lasciato testimonianza, anche di fotografie, in quello che è diventato il Gertrude Bell Archive.

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