COME SI FOTOGRAFA UN PAESAGGIO? – 2

Dunque osservare, innanzitutto. Guardare cosa merita la nostra attenzione, catturarlo con lo sguardo e cercare di capire come potrebbe rendere al meglio in fotografia. Non dimentichiamo che la fotografia ha un ruolo fondamentale nella nostra vita: è uno strumento di conservazione della nostra memoria. Per come siamo fatti noi umani, tendiamo col tempo a cancellare via via i dettagli e a ricordare solo gli eventi principali. Quando si tratta di viaggi che compiamo e di paesaggi che vediamo, anche in questo caso col tempo dimentichiamo i dettagli e il nostro paesaggio, che all’epoca ci aveva colpito per la sua vivacità o particolarità, diviene pian piano un ricordo indistinto. Ma la fotografia ci salva da questa inevitabile perdita: io guardo la foto, ricordo immediatamente il paesaggio, riesco a ricostruire quello che c’era intorno. Per la salvaguardia della nostra memoria personale, è tanto più importante riuscire a scattare delle belle foto.

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Niente più che un casello della ferrovia dismessa. Eppure riesce a commuovermi ogni volta. Dovevo fotografarlo. A Spezzano Piccolo (CS)

Sfogliando la Guida alla fotografia di Paesaggio National Geographic inizio a intravvedere delle notazioni tecniche e dei suggerimenti. Perché non bastano né le buone intenzioni né l’ispirazione del momento per fare una buona foto, una foto che faccia durare un ricordo per sempre. Ecco così che scopro che alcune pratiche le sfrutto già, come riprendere il soggetto da più punti di vista e da più posizioni o angolazioni, perché forse l’angolazione successiva sarà migliore della precedente; anche guardare foto già fatte da altri dei luoghi che andremo a visitare può essere una fonte di ispirazione: come dice la Guida, come i pittori imparano dai loro Maestri l’arte e la tecnica, così noi dilettanti fotografi di paesaggio possiamo imparare da bravi fotografi o da altri quale può essere un buon soggetto o una buona location, chiaramente senza copiare. Alcune pratiche ho imparato a eseguirle meccanicamente: mai mettere il punto di interesse della nostra foto al centro, perché appiattisce e rende statica l’immagine e soprattutto la percezione di essa.

Macchu Picchu panorama

Però in questo caso la cima di Macchu Picchu nel mezzo della foto ci sta bene, no?

Un consiglio in particolare mi risulta illuminante: siccome la mia fotocamera compatta con tutta la sua buona volontà non può fotografare il mio intero campo visivo, per ovviare al mio disappunto quando la fotografia avrà “tagliato” il paesaggio che vedevo io, mi posso costruire un mirino, usando un pezzo di cartoncino ritagliato nel centro a misura di occhio, e guardare il mio soggetto fotografico attraverso di esso, per vedere se è veramente la foto che voglio realizzare. La Guida consiglia poi di studiare i luoghi che si intendono fotografare, di tornarci più volte, alle varie ore del giorno, per capire quale possa essere la luce migliore. È il vero e proprio reportage. Ma si sa, quando si è in viaggio, raramente si ha il tempo per ritornare sui propri passi a caccia dello scatto perfetto.

Dunque, è questo il libro che sta sul comodino da qualche mese. Non diventerò una fotografa del National Geographic, ma almeno potrò costruirmi un accurato box dei ricordi. Ricordi che, supporto digitale permettendo, non si cancelleranno mai.

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