Da Firenze a Gubbio in balìa del Tom-Tom impazzito: un week-end a volo d’uccello nel centro Italia

PREMESSA: l’idea era quella di non prendere l’autostrada in nessun caso, per goderci appieno la bella giornata di sabato 30 agosto che ci si prospettava davanti. Avevamo pianificato il percorso, e la nostra prima tappa era San Marino. Decidiamo di arrivarvi passando l’Appennino. Per questo imbocchiamo la via che da Firenze-Pontassieve si dirige verso Arezzo e poi piega nel Casentino, preludio dell’Appennino. Belle strade, troviamo un discreto traffico dovuto ai fiorentini che pensano bene di andarsi a fare un pic-nic al passo della Consuma.

Passiamo anche noi da qui e ci fermiamo per fare colazione (sono le 10.30) con la rinomata schiacciata della Consuma: una focaccia molto compatta cucinata e condita con l’olio robusto dal sapore forte che solo in Toscana producono. Ripartiamo, e tra un morso e l’altro ci attende una strada che si inerpica attraverso l’Appennino tosco-emiliano, lo scala e ridiscende dall’altro lato, quando ai boschi si sostituiscono i campi.

E qui comincia il delirio.

Il Tom-Tom decide improvvisamente di farci fare una via talmente panoramica da diventare sterrata! Eh no! Torniamo indietro, alla ricerca della superstrada che avevamo individuato qualche km prima, ma il navigatore continua a dirci ossessivo “tornate indietro quando potete”. Un incubo. Tanto più che ci stiamo avvicinando a San Marino, ne siamo sicuri, ma non vediamo lungo la strada alcuna indicazione. Riprendiamo a inerpicarci. E finalmente, ad un bivio l’indicazione per San Marino, scritta come una normale località, a 25 km andando a destra. Ma Tom-Tom (ormai lo consideriamo un’entità, perché ha una personalità sua ed è dotato di vita propria, ne siamo certi) ci ha mandato a sinistra, ed è troppo tardi ormai per seguire il buon senso. Anche Tom-Tom tra l’altro, indica 25 km all’arrivo. Dopo altre salite tortuose e un tentativo di strada sterrata, finalmente scendiamo a valle dove decidiamo, ormai esasperati, di seguire solo ed esclusivamente la cartellonistica stradale.

Arriviamo finalmente nella tanto sospirata repubblca e ci infiliamo nel primo parcheggio a pagamento che troviamo, vicino alla funicolare che porta in città. Più tardi scopriremo che si può arrivare con la macchina anche più vicini alle mura, ma ormai avremo già speso i 9 euro (un furto!) per un biglietto andata e ritorno per un trasbordo che dura al massimo 2 minuti.

San Marino, il borgo, sarebbe bella se non fosse invasa da negozietti di ogni sorta, comunque ad uso e consumo del turista, perché qui, dove esiste l’Ufficio di Stato per il Turismo, tutto è organizzato in funzione del turista: i belvedere e le viste panoramiche sono occupate da bar e ristoranti. In un baretto decidiamo finalmente di ranzare (sono le 14) e ci sbafiamo una piadina guardando il panorama che spazia fino al mare, nonostante la foschia. Il nostro giro a San Marino è molto breve, non entriamo neanche a visitare il castello, perché ora ci preme andare ad Urbino.

Questa volta arriviamo senza particolari problemi. Entriamo in Urbino dall’alto, dal parco della Fortezza di Albornoz che per la sua posizione elevata è un ottimo punto panoramico da cui si gode tutta la vista della città e in particolare del Palazzo Ducale. Una bella immagine da cartolina.

La fortezza di Albornoz è molto in alto, la discesa per giungere nel centro vero e proprio è piuttosto ripida per cui ci preoccupiamo già della salita del ritorno. Scendendo passiamo davanti alla Casa di Giotto, la cui facciata è però al momento in restauro, e procediamo arrivando in piazza, dove notiamo un sacco di ragazzi col computer. Il motivo è semplice: Urbino ha la rete wireless nelle vie centrali, un servizio meraviglioso per gli studenti universitari fuorisede. Alla finfine Urbino è piccina: entriamo nel Duomo, arriviamo fin sotto le due torri caratteristiche del Palazzo Ducale, poi affrontiamo l’erta salita e riprendiamo la via: non so se si è notato, ma il nostro week-end non è organizzato per visite approfondite nelle città, ma piuttosto per vedute a volo d’uccello, visite superficiali, certo, visioni d’insieme piuttosto che focus specifici sulle singole attrattive turistico-culturali.

urbino

La nostra auto riprende il percorso (non prima però di aver fatto un bel giro su se stessa nel parcheggio aiutata in questo dal fido Tom-Tom) e dopo un po’ di belle strade tra le colline marchigiane imbocca la superstrada verso il mare. Ma noi ci fermiamo prima: la nostra meta è Montemaggiore al Metauro, piccolo borgo trasformato in albergo diffuso: una strana sensazione, eppure piacevole, essere vicini di stanza, o meglio di casa, con un vero abitante del paese. Arriviamo alle 19, e decidiamo di rimanere la sera qui, a goderci il tramonto sulle colline e a mangiare nel ristorante dell’hotel, pardon, del paese. Il borgo è piccino ma molto carino, abbarbicato in cima all’unica collina nel raggio di km, con una piccola piazza della chiesa e i 2 campanili che tra l’altro danno il nome all’hotel.

Per cena mangiamo dunque al ristorante del paese, pardon, dell’hotel, che offre un menù raffinato e ci serve un bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba, vino roso marchigiano decisamente notevole, nella cornice stellata di un cielo di fine estate.

La mattina dopo, domenica 31 agosto, con molta calma lasciamo l’hotel e ci rimettiamo in marcia alla volta di Gubbio. La superstrada passa accanto a luoghi simbolo del passaggio dei Romani nell’antica terra dei Piceni: la Via Flaminia ha lasciato parecchie tracce lungo il percorso. Una di queste, la più spettacolare forse, è la galleria scavata nella montagna nel I secolo d.C. Incredibile l’idea che i Romani abbiano scavato una galleria come fanno gli ingegneri attuali per far passare le autostrade! Poco distante dal furlo c’è un’area archeologica in cui è possibile vedere e camminare sull’antico basolato della strada romana. Le Marche sono ricche si storia e di vestigia del loro passato; ogni singolo paese, o quasi, ha il proprio museo archeologico, o la propria piccola o grande area archeologica, segno dell’orgoglio per le proprie origini. Un bell’esempio per tutti.

Attraversiamo il confine con l’Umbria e ci troviamo a Gubbio. Il parcheggio è nell’area antistante il teatro romano, ma Gubbio è famosa non per le sue vestigia romane quanto per per il suo aspetto medievale, rimasto intatto fino ad oggi. Camminare per Gubbio dà l’idea di compiere un salto nel tempo: case con murature in pietra a vista, arcate tamponate, strade lastricate…la piazza del Palazzo Comunale è una finestra sui tetti che hanno sapore di antico, mentre se ci voltiamo verso la montagna la vediamo totalmente avvolta in altre case, chiese palazzi. Palazzo Ducale è proprio su di qui, per una di queste salite, segno della potenza del Signore che domina chi sta sotto di lui. Di fronte è la cattedrale: potere temporale e potere religioso si affrontano e si confrontano, nel Medioevo più che mai, e questa vicinanza dei due palazzi del potere a Gubbio ha un nonsoché di simbolico.

Gubbio

E’ ora di pranzo, evviva! In una delle piazzette poste quasi all’ingresso della città scoviamo una piccola trattoria. E gustando un bel piatto di tagliatelle al tartufo concludiamo il nostro week-end a volo d’uccello nel centro-Italia.

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