Val d’Aosta I giorno: a zonzo per castelli

24/08/09

Partenza presto questa mattina per arrivare il prima possibile a Pont Saint Martin, il primo baluardo della Val d’Aosta, dopo aver attraversato tutto il Piemonte.

Il nostro itinerario, rigorosamente in macchina, prevede di seguire tutto il percorso degli insediamenti lungo la Dora Baltea. Lungo il fiume infatti, sorge tutta una serie di paesini e di cittadine dominate, sempre e comunque, da un castello.

A Pont Saint Martin ci immettiamo sulla SS26, che segue passo passo la Dora Baltea fino ad Aosta. Già il paesaggio ci sorprende: vigneti inerpicati lungo i fianchi di queste montagne, preludio delle cime altissime delle Alpi. A Pont Saint Martin, famosa per il suo ponte romano, si conserva un tratto della strada romana tagliata nella roccia. La si riconosce per un piccolo arco, anch’esso tagliato nella roccia, sotto cui passava chi percorreva l’antico tracciato.

Dopo poche curve si apre davanti ai nostri occhi, maestosa, la possente mole del castello di Bard che domina tutta la valle circostante. Oggi, lunedì, Bard è chiuso, per cui ci limitiamo a fare alcune foto panoramiche, dopodiché proseguiamo nel nostro itinerario: toneremo a Bard nei prossimi giorni.

A ritroso lungo la Dora Baltea, il paese che incontriamo dopo Bard è Arnad, famoso per la produzione del lardo. Il lardo di Arnad è una gloria regionale, al pari della Mocetta di bovino anche se, certo, non raggiunge i fasti della fontina. Ad Arnad facciamo un giro in paese, interessati in particolare alla chiesa romanica di San Martino, nella quale non si può entrare per via di episodi di vandalismo da parte di ignoti stupidi che hanno così precluso a chi ha davvero l’interesse la possibilità di vedere l’interno di questo gioiello dell’arte romanica, bellissimo, peraltro, anche da fuori. La parete esterna è infatti affrescata, ma degno di nota è anche il campanile e la parte posteriore, con le sue piccole absidi.

Arnad

La chiesa romanica di Arnad

Continuiamo il percorso arrivando a Issogne, dove sorge, nel centro dell’insediamento, il castello dei conti di Challant, dinastia nobile che in Val d’Aosta ha lasciato indelebile impronta: basti sapere che quasi tutti i castelli sono stati costruiti da alcuni esponenti di questa famiglia.

Il castello di Issogne è uno splendido monumento, famoso per il suo ciclo di affreschi perfettamente conservato. Sotto il portico che corre intorno al cortile, nel quale si trova un pozzo con un albero di melograno in ferro, sono infatti affrescate scene di vita quotidiana, i mestieri più diffusi nel Quattrocento: c’è la rappresentazione di una sala d’armi, della bottega  di uno speziale, di un tessitore… ogni mestiere è rappresentato con dovizia di particolari, corredato poi, in qualche caso, da graffiti e iscrizioni, un’altra caratteristica di questo castello. Le camere sono arredate con mobili originali del Quattrocento accanto a riproduzioni ottocentesche, grazie alla sensibilità del suo possessore il quale tra fine Ottocento e inizio Novecento lo fece completamente restaurare prima di donarlo allo Stato Italiano.

Issogne

Il cortile del castello di Issogne

Di fronte a Issogne si staglia il castello di Verrès, un enorme cubo in pietra che domina dall’alto questo tratto di valle.

Da qui in avanti è un susseguirsi di castelli più o meno conservati: Montjovet, Ussel, che domina le città di Chatillon e Sain-Vincent, Chambave, il cui territorio ospita i vigneti doc più pregiati della Val d’Aosta, Fenìs.

Arriviamo a Fenìs per l’ora di pranzo. Mangiamo un panino all’ombra delle mura imponenti del castello, dopodiché ci apprestiamo a visitarlo.

Fenìs è splendido per la sua doppia cinta di mura merlata. Il cortile interno rivela anch’esso, come Issogne, un ciclo pittorico, come la teoria di ritratti di sapienti e filosofi che esprimono una massima di saggezza, mentre domina la figura di San Giorgio, ritratto nei colori del blasone della famiglia Challant: rosso, bianco/argento e nero.

Fenìs

Il castello di Fenìs

Finita la visita ci dirigiamo a Verrayes, dove si trova l’agriturismo che ci ospiterà in questi giorni, La Vrille. Per raggiungerlo ci inerpichiamo lungo il fianco di una collina lungo la quale si aprono sentieri per escursionisti e da cui si gode una bella vista sulla valle.

Il tempo di sistemarci e ripartiamo, alla volta di Aosta, alla quale siamo abbastanza vicini.

Aosta ci accoglie con l’arco di Augusto, possente struttura che ben rappresenta la dominazione romana che ancora oggi, sentendo parlare i valdostani, è sentita come un giogo (“‘sti romani son proprio arrivati dappertutto, fino qui!” si sente dire). La città conserva parecchie vestigia del passato romano: oltre all’arco c’è la Porta Praetoria, un tratto di mura della città, l’area del teatro romano e il criptoportico del foro romano. Tutte le aree archeologiche sono ad ingresso libero, cosa graditissima perché vuol dire che i resti archeologici sono considerati al pari di una piazza, di un parco pubblico, sono parte integrante della città, e non qualcosa di altro, di separato dalla sua vita. I resti archeologici così non sono solo un’attrazione da turisti, ma un luogo di ritrovo per i moderni abitanti di Aosta. La porta Praetoria è integrata nel tessuto urbano attuale, su di essa si appoggiano le case più recenti. Diversa è stata invece la sorte dell’area del teatro. Sopravvissuta perché coperta da case medievali, è stata riportata alla luce proprio distruggendo quelle case nei primi decenni del Novecento, quando la prassi era questa (oggi fortunatamente non si agisce più così).

aosta romana

Il teatro romano di Aosta

Oggi non riusciamo a visitare il criptoportico, che chiude alle 18, ma riusciamo ancora ad andare alla Collegiata di Sant’Orso, patrono della città. Davanti alla chiesa, la cui facciata è in restauro, sono in corso degli scavi archeologici, che hanno messo in luce un cimitero (eh sì, è un cimitero, non necessariamente un massacro, come ho sentito dire a qualche passante che guardava stupito tutti quegli scheletri deposti uno accanto all’altro…). Visitiamo anche il chiostro, piccolo ma caratterizzato da un loggiato le cui colonnine terminano, come nella migliore tradizione di chiostri medievali, con capitelli tutti diversi l’uno dall’altro: sono raffigurati santi, vescovi, scene della Bibbia…

Si avvicina l’ora di cena. Troviamo  un buon ristorante lungo la via principale della città, la Trattoria degli Artisti, dove cominciamo ad assaggiare la cucina tradizionale valdostana: fonduta, capriolo e polenta, il tutto annaffiato da un ottimo Torrette, uno dei rossi prodotti nella regione.

Speravamo di trovare il fresco, invece ad Aosta fa caldo anche di sera! Ma avremo tempo per essere accontentati. A partire da domani…

 

ecco le prossime puntate del nostro itinerario in Val d’Aosta:

II giorno: Gressoney e dintorni

III Giorno: In missione al Lago Blu

IV giorno: passi di montagna, passi di frontiera, passi di storia

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4 thoughts on “Val d’Aosta I giorno: a zonzo per castelli

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