IV giorno: passi di montagna, passi di frontiera, passi di storia

27/08/09

Sveglia di buon mattino per il check out dall’agriturismo e subito in strada, alla volta del Gran San Bernardo. Valico importante fin da età romana e forse prima, oggi qui vi è la frontiera con la Svizzera.

Gran San Bernardo

Il confine tra Italia e Svizzera al Gran San Bernardo

La salita è lunga e tortuosa, si passa da St. Michel de Bosses, dove viene prodotto il “prosciutto più alto d’Europa”, il Jambon de Bosses, si attraversano boschi e infine pascoli erbosi pieni di mucche. Giunti in cima, al Passo, sulla destra si apre un laghetto, sulla sinistra il significativo hotel Italia, mentre a pochi passi da noi sta la frontiera. Sulla sinistra iniziano i percorsi montani, tra rocce e pochi spiazzi erbosi. Una statua di San Bernardo sovrasta l’area dove un tempo, in età romana, sorgeva una stazione di sosta romana, in quello che viene chiamato Plan de Jupiter. Oggi non è rimasto quasi più nulla di quello che c’era all’epoca, un piccolo tempietto dedicato a Giove Pennino e due edifici pubblici che avevano funzioni commerciali e di accoglienza. Si vedono, meglio, si intuiscono solo i tagli artificiali nella roccia e la strada romana scavata nella montagna, ben miseri resti di quello che un tempo doveva essere un piccolo ma fiorente insediamento lungo questo millenario percorso di valico. L’aria qui è frizzantina, e gli unici cani San Bernardo che vediamo sono i souvenirs venduti al baracchino fronte lago. Di ritorno da qui ci dirigiamo a Courmayeur: torniamo ad Aosta, prendiamo l’autostrada più alta d’Europa (e anche più in galleria) e usciamo a Courmayeur, nella Porto Cervo della Val d’Aosta. Un giro nel grazioso centro, pranzo in piazzetta, dove ahinoi un misero espresso costa 2,50 € (la vista sul Monte Bianco costa!), quindi prendiamo la strada verso La Thuile e il Piccolo San Bernardo. Siamo bloccati da una gara ciclistica lungo i tornanti che da Pré Saint-Didier portano a La Thuile. La Thuile sembra, vedendola di passaggio in macchina, un grazioso paesino turistico, anticamera delle piste da sci. Ma non ci fermiamo. Proseguiamo il nostro cammino inerpicandoci per i tornanti che portano fino al Piccolo San Bernardo.

Mentre il Gran San Bernardo è uno splendido paesaggio montano, il Piccolo San Bernardo sembra più un’immensa landa desolata di frontiera. E’ a una quota più bassa, per cui è ovvio non avere il paesaggio montano, ma l’impressione è di stare nel vecchio West più che alla frontiera con la Francia. Anche quello del piccolo San Bernardo è un valico dalla storia millenaria, anzi, plurimillenaria: qui non solo ci sono i resti, molto meglio conservati e più evidenti, di una stazione di sosta romana, in Alpis Cotia, ma c’è anche un cromlech, parola oscura e quasi magica che evoca un circolo di pietre erette con funzioni sacrali piuttosto che di orologio solare dalle popolazioni preistoriche della Regione e che è rimasto invariato fino ai giorni nostri. In sostanza si tratta di un ampio cerchio di pietre (72 m di diametro, se non erro) infisse nel suolo, non particolarmente grandi a dire il vero: se qualcuno leggendo “circoli di pietre preistorici” si è immaginato qualcosa di simile a Stonehenge è totalmente fuori strada. C’è il rischio, addirittura, che se qualcuno non sa che c’è e non si imbatte nel pannello esplicativo, non lo veda nemmeno! Comunque sia, in mezzo al cerchio di pietre passa l’attuale strada asfaltata e nel perfetto centro si innalza un bel cartello di “Bienvenu en France”. Come a dire che la Francia, con la sua solita Grandeur, si mette significativamente nel mezzo di un monumento che oltre al valore storico ha anche avuto nei millenni un valore sacrale importante lungo il valico.

val d'aosta

Una mucca al pascolo al Piccolo San Bernardo

Un gran San Bernardo in gesso a grandezza naturale è il punto in cui tutti i turisti che passano di qui vengono immancabilmente a farsi fare una foto, neanche fosse Topolino a Eurodisney. A lato, le mucche francesi sono disturbate dal viavai di gente che anche qui non rinuncia a fare passeggiate.

Il nostro viaggio, la nostra esplorazione della Val d’Aosta termina qui, alla frontiera con la Francia. Lungo la discesa ormai sulla via del ritorno, ci fermiamo a fare rifornimento di fontina e altri prodotti locali nel caseificio di Morgex che abbiamo visto ieri. La nostra scelta si rivela efficace e valida: prodotti di ottima qualità ad un prezzo ragionevole. Riempiamo le nostre borse frigo, quindi via verso casa…al prossimo viaggio.

 

ecco le tappe precedenti del nostro viaggio in Val d’Aosta:

I giorno: a zonzo per castelli

II giorno: Gressoney e dintorni

III Giorno: In missione al Lago Blu

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4 thoughts on “IV giorno: passi di montagna, passi di frontiera, passi di storia

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