Maria Carla Martino, Viaggiatrici. Storie di donne che «vanno dove vogliono »

“Non siate troppo severi con i Siciliani: tutti i popoli hanno i loro costumi barbarici”: così scrive nel 1864 Emily Lowe nel suo racconto di viaggio in Sicilia, dopo aver visitato le catacombe dei Cappuccini di Palermo. La Sicilia dell’‘800 è meta esotica irrinunciabile per gli Inglesi, che qui trovano un mix di cultura classica, che eleva lo spirito alle più alte vette, di arte, di natura selvaggia e di incontro con una società siciliana vivace, mai identica a se stessa, pittoresca, che suscita di volta in volta ammirazione per la semplicità d’animo o sospetto per l’aspetto dei briganti. Quella del viaggio in Sicilia è una moda diffusa tanto tra gli uomini quanto tra le donne. Fioccano i racconti di viaggio, le guide, inizialmente appannaggio solo di penne maschili, poi sempre più spesso in mano a donne, che spesso viaggiano da sole. In un’epoca quale è l’Inghilterra dell’‘800 una donna che viaggia da sola è un’eccentrica avventuriera, e se ha poi anche l’ardire di dare alle stampe il suo personale diario di viaggio, sarà bene che abbia qualcosa di interessante da dire. Il fenomeno della donna che viaggia (e che scrive il suo viaggio) va di pari passo con una sempre più forte tensione all’evoluzione della condizione femminile che si sviluppa nel XIX secolo in Gran Bretagna, ne è una delle componenti, contribuisce a creare l’immagine di una donna che, se all’inizio del secolo è un’anomalia, un caso più unico che raro, nella seconda metà diventa espressione di un’epoca che cambia, in cui la donna acquisisce consapevolezza del suo ruolo e peso sociale e della sua capacità di sapersi muovere da sola; ergo, di non dover dipendere per forza dall’uomo.

copertina

Le opere letterarie attraverso cui leggere questo cambiamento w questo sentimento sono i racconti di viaggio. In particolare, nel caso di “Viaggiatrici. Storie di donne che ‘vanno dove vogliono’” sui racconti scritti da donne che affrontano da sole un viaggio in Sicilia nell’800 e nella prima metà del ‘900. Innanzitutto emerge una differenza di stile notevole tra il racconto scritto da un uomo – più didascalico – e quello di una donna – più intimista. Emerge anche una falsa modestia, nell’autrice che sminuisce il suo lavoro dicendo che non è altro che il suo diario riordinato, ma che al tempo stesso ha la presunzione di dire qualcosa in più, e di diverso, dai suoi predecessori, uomini e donne – in Sicilia. Già nel XVIII secolo la proto femminista Mary Astell diceva che la letteratura di viaggio femminile è migliore di quella maschile per la sua attenzione agli usi e costumi del popolo visitato, unita a fresche descrizioni e vivaci considerazioni personali, che arricchiscono i freddi resoconti maschili. La letteratura di viaggio femminile va nell’800 in due opposte direzioni: l’autrice vanta le sue imprese e la sua capacità di adattamento agli imprevisti, da vera donna che non si fa impressionare oppure, al contrario, sottolinea la sua fragilità di donna e punta sulla femminilità. Spesso nei diari dati alle stampe le viaggiatrici-scrittrici si raccontano quasi come eroine di un romanzo, e il diario non è mai una trascrizione tout-court, ms una rielaborazione che deve tener conto di alcune convenzioni proprie della letteratura di viaggio e della letteratura femminile (almeno inizialmente: a fine secolo il quadro sarà ormai cambiato). Tra le convenzioni stava il fatto che una donna non aveva le competenze per scrivere un testo scientifico e impersonale, ma aveva la propensione all’incontro con l’altro, lo straniero, e la facilità ad esprimere sentimenti e sensazioni che tale incontro suscitava. Scrivere di viaggio procura poi alla donna inglese di epoca vittoriana un’autorità a livello culturale che, non derivandole dagli studi, inferiori a quelli di un uomo, le deriva dall’esperienza, ed è forse questo il segreto del successo editoriale dei racconti di viaggio femminili.

Tra i viaggi che una donna inglese poteva affrontare, la Sicilia offriva la giusta dose di avventura in una natura selvaggia (l’Etna) e in incontri con gli abitanti (dai potenziali briganti ai romantici corteggiatori), la giusta dose di cultura, tra le rovine della Sicilia greca e il Barocco siciliano, la giusta dose di comfort, nell’ospitalità locale, sempre presente e fin troppo insistente. I racconti di viaggio delle donne inglesi in Sicilia sono caratterizzati dalla sincera emozione davanti al paesaggio, naturale o di rovine, dall’attenzione all’incontro con la popolazione locale e quindi dai bozzetti di vita quotidiana o dagli aneddoti che ne derivano. Usare però questi racconti per avere uno specchio della società siciliana dell’epoca sarebbe improprio perché ogni autrice ha una visione sua particolare, alla quale si aggiunge lo stereotipo e il preconcetto.

Il viaggio in Sicilia è per tutte queste donne in viaggio un’esperienza intensa e coinvolgente, una scoperta, l’esaudirsi di un sogno lungamente accarezzato, lo stupore di poter verificare coi propri occhi che certe meraviglie, paesaggistiche o archeologiche, esistono davvero (come quel “disturbo della memoria” che ha Freud davanti all’Acropoli di Atene: “dunque esiste davvero?”). “Sentii che era arrivato il momento in cui due delle meraviglie della creazione, un vulcano innevato e la curiosità di una donna, si mettevano alla prova l’uno contro l’altra” scriva Emily Lowe nel suo “Unprotected femmales in Sicily, Calabria and on the topo of Mount Etna” del 1864.

Queste esploratrici, queste viaggiatrici e non turiste merita di conoscerle, merita sapere che esiste tutto un filone ignoto ai più, ma senza il quale non esisterebbe certa letteratura di viaggio attuale. Il libro di Maria Carla Martino ha dunque il merito di raccontarci più o meno brevemente i resoconti di viaggio di queste autrici: Missi Ellis Cornelia Knight, Emily Lowe, Julia Kawanagh, Marianne North, Emily Birchall, Emelia Russel Gurney, Mrs Frances Elliot, Margaret Fountaine nell’800 e nel ‘900 Norma Lorimer, Mrs Alec Tweedie, Margaret Campbell, Margaret Philip, Mrs Nevill Jackson, Isabel Emerson: scrittrici note, ancora, nella Gran Bretagna di oggi, ma non in Italia.

4 thoughts on “Maria Carla Martino, Viaggiatrici. Storie di donne che «vanno dove vogliono »

  1. Pingback: Michel Onfray, Filosofia del viaggio « Viaggimarilore

    • Ciao Mili! Il libro parla solo di scrittrici inglesi. Sarebbe interessante, in effetti, sapere come viaggiavano e cosa pensavano contemporaneamente le scrittrici/viaggiatrici francesi, che certo non saranno mancate in Sicilia all’epoca!

      • grazie sei stata molto gentile a rispondermi,sto preparando la tesi ed è sulle scrittrici francesi in sicilia…comunque me lo segno lo stesso perchè io adoro questi generi di libri…

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