Michael Krakauer, Nelle terre estreme

Purtroppo non ho ancora visto il film Into the wild, trasposizione cinematografica di “Nelle terre estreme”. Se l’avessi visto avrei potuto rendermi conto di quale bellezza si nasconde nella natura, di quali paesaggi sublimi sopravvivono incontaminati, di quanto l’uomo sia troppo piccolo ed estraneo a questo mondo per potervisi conformare. Chris McCandless, o Alex Supertramp, come si fa chiamare, ha l’animo del viaggiatore portato alle estreme conseguenze. Vuole scoprire il mondo della natura selvaggia, vuole scoprirlo e divenirne parte integrante. Parte per un viaggio di cui lui stesso non conosce la fine, molla tutti i legami che ha col mondo da cui proviene, lo rinnega quasi, respingendo tutte le convenzioni sociali che rendono l’ambiente umano ipocrita e grottesco.

nelle terre estreme

Viaggio di ricerca e di scoperta, quello di Alex Supertramp è un’avventura che purtroppo si conclude male. È un fatto di cronaca: il giovane viene trovato morto all’interno di un bus abbandonato che usava come rifugio, in una foresta dell’Alaska. Morto di stenti. Il fatto di cronaca, quando fu reso pubblico nel 1992, scatenò una serie di reazioni tali che il giornalista che scrisse l’articolo, Krakauer, si appassionò all’argomento, e volle andare a fondo in questa faccenda. “Nelle terre estreme” è il resoconto, ricostruito sulla base di chi conobbe e si affezionò al ragazzo nei due anni (1990-1992) in cui girò per le terre selvagge del Nord America e sul diario che costui scrisse a commento dei suoi pellegrinaggi, di tutto il percorso compiuto da Chris/Alex.

Emerge un ragazzo dalla personalità complessa, dal difficile rapporto con i genitori, con il rifiuto per l’ordine costituito, con il disprezzo per il denaro, ma con una grande, grande voglia di vivere. La purezza dei suoi ideali lo spinge ad attraversare le terre selvagge del Nord America, a leggere Thoreau e a vivere ai margini della società. Ma è solo in Alaska che si libera definitivamente dei contatti umani. Quasi sapesse che non ne tornerà più.

Il resoconto è appassionato, scritto con quello stile giornalistico che crea ritmo e suspence. Anche se già sappiamo che Alex/Chris morirà, non possiamo fare a meno di fare il tifo per lui, e anche se in cuor nostro non faremmo mai la sua scelta di vita, tuttavia non riusciamo a considerarlo un mitomane, un pazzo o un semplice esaltato. Come ci svela pagina dopo pagina, la complessa mente umana, che non trova spiegazione o soddisfazione nella vita di tutti i giorni, cerca l’autenticità, un’autenticità che viene assimilata alla nostra condizione primordiale, al ritorno alla natura. C’è la ricerca di sé, la scoperta di un mondo totalmente diverso, un mondo che affascina e terrorizza allo stesso tempo, un mondo che non permette passi falsi e non concede una seconda possibilità.

Alla fine di questa triste storia rimane un dubbio: Chris/Alex sarebbe mai tornato alla sua vita di prima? Si sarebbe fermato forse in una delle comunità che lo avevano ospitato e cui era affezionato? Oppure avrebbe cercato di passare tutta la vita immerso nella natura? Perché forse Chris/Alex ha avuto quello che voleva, cercare di cavarsela e lottare per la sopravvivenza ogni giorno. Rimane l’amaro in bocca, alla fine: un giovane 24enne troppo sicuro delle sue possibilità che non ce l’ha fatta per un soffio, sopraffatto da qualcosa di più grande della sua volontà: la natura stessa.

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