Dieci buoni motivi per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze è, tra gli importanti musei fiorentini, quello meno conosciuto. Questa poca notorietà è dovuta sicuramente al fatto che tutti associano Firenze all’arte e al Rinascimento, per cui non pensano, spesso non sanno, quanto può essere interessante visitare il museo archeologico della città. Vi sono molte buone ragioni per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Firenze: ecco qui almeno 10 buoni motivi per inserirlo nel nostro giro della città:

1)      Il Museo Egizio. Lo sapevate? Nel 1829 un egittologo italiano, Ippolito Rosellini, fece degli scavi archeologici in Egitto con Jean-François Champollion, niente meno che il traduttore dei geroglifici! Da quella missione archeologica tornò in Italia un ricco “bottino” che fu allestito a fine ‘800 in un museo meraviglioso per l’epoca, e tuttora affascinante: i reperti, vasi canopi, sarcofagi, statue, mummie, stele, un carro in legno dell’epoca di Tutankamon e vari oggetti in legno e vimini trovarono posto in alcune sale appositamente disegnate per ricreare le atmosfere di un tempio egizio e della tomba del faraone: finte colonne, scritte in geroglifico, soffitti dipinti a ricreare una notte stellata, elegantissime vetrine in ferro battuto con motivi egittizzanti: questa sezione del museo affascina ancora oggi grandi e piccini!

museo egizio firenze

Una delle sale del Museo Egizio di Firenze

2)      La Chimera. Il ruggito della Chimera dovrebbe richiamare frotte di visitatori! È un’eccezionale statua in bronzo di epoca etrusca, e fu rinvenuta ad Arezzo nel 1500, da cui il nome di Chimera di Arezzo. È di grandi dimensioni, ha il corpo e la testa di leone, sul dorso spunta una testa di capra e la coda è un serpente: questo mostro mitologico è il nemico dell’eroe Bellerofonte, colui che cavalca il cavallo alato Pegaso. Sulla zampa anteriore della Chimera si legge un’iscrizione in etrusco, tincsvil, che vuol dire dono, offerta, al dio Tinia, lo Zeus degli Etruschi.

3)      L’Arringatore. Nella stessa sala della Chimera si trova un’altra grande statua bronzea etrusca, l’Arringatore. È un uomo vestito con la toga, il tipico abito romano, con calzari finemente lavorati ai piedi e con il braccio alzato tipico della persona che vuole parlare alla folla e chiede il silenzio. Anche su questa statua c’è un’iscrizione in etrusco: sappiamo così che l’Arringatore si chiama Avile Meteli e, a giudicare dalla posa e dall’abito, deve essere stato un personaggio politico influente nella sua città, forse Perugina, nel II secolo a.C. Quante cose può dirci una statua! Osservare l’Arringatore significa soffermarsi a contemplare ogni singolo dettaglio: come per la Chimera, siamo davanti ad un capolavoro dell’arte etrusca e in generale dell’arte antica. Attualmente, purtroppo, l’Arringatore è in mostra a Parigi, ma tornerà a Firenze all’inizio del 2011.

4)      La Minerva di Arezzo. Rinvenuta ad Arezzo come la Chimera, la Minerva è l’altra grande statua etrusca in bronzo, decisamente importante, della collezione del museo: talmente importante che da quando è stata restaurata, due anni fa, non ha fatto altro che andare in mostra da una parte all’altra del pianeta, Giappone compreso! Oggi però è tornata, e accoglie i visitatori nella penombra, al Primo Piano del museo.

Minerva di Arezzo

La statua della Minerva di Arezzo. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

5)      Il sarcofago di Larthia Seianti. Larthia Seianti è una ricca signora di Chiusi, nel sud della Toscana. Quando morì fu seppellita in uno splendido sarcofago che sul coperchio riporta Larthia stessa semisdraiata sulla kline, il letto su cui gli Etruschi prendevano parte ai banchetti, vestita di sontuose e coloratissime vesti e agghindata con un’infinità di gioielli. Accanto al sarcofago troviamo gli oggetti che costituivano il suo corredo: piccole ampolle porta-profumi, pinzette, un cotton-fiocc in metallo per pulire le orecchie e una moneta, l’obolo di Caronte, con cui si pensava di dover pagare per essere trasportati nell’Aldilà.

sarcofago larthia seianti

Il sarcofago di Larthia Seianti. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

6)      Il Sarcofago delle Amazzoni. Un altro sarcofago etrusco coloratissimo che merita tutta la nostra ammirazione è il sarcofago delle Amazzoni, così chiamato perché sulle sue 4 facce vi è dipinta la battaglia tra gli uomini e le Amazzoni, le donne guerriere di cui parlano i miti greci. La scena è dinamica, uomini a cavallo assalgono donne armate, donne a cavallo uccidono soldati caduti…non c’è una scena identica a se stessa, e l’effetto è incredibile.

7)      L’Idolino di Pesaro. Questo è il nome di una statua in bronzo di età romana che fu scoperta nel 1500 a Pesaro, Italia Centrale. La statua raffigura un fanciullo nudo, in una posa classica che lo avvicina ad una statua greca. Quando fu scoperta, la statua teneva in mano dei tralci di vite, per cui fu subito identificata con il dio Bacco, dio del vino per eccellenza. La statua divenne così l’ “Idolino” e fu montata sopra una base in bronzo appositamente creata, con motivi legati all’uva e alla vendemmia. In realtà l’Idolino non raffigura un dio: è semplicemente un fanciullo che teneva in mano dei tralci di vite, sopra i quali dovevano poggiare delle lucerne per illuminare la sala dei banchetti della villa romana in cui fu scoperto. Un porta-lampade, insomma, altro che dio! Resta il fatto però che, anche se non è un dio, è comunque una splendida scultura in bronzo di età romana, preziosissima, visto quante poche statue romane in bronzo ci sono giunte dall’antichità.

8)      Il Vaso François. Il vaso greco più celebre del mondo si trova a Firenze. Si chiama François perché colui che lo scoprì, a metà del 1800, in una tomba presso Chiusi, si chiamava Alessandro François. Si tratta di un grande cratere, vaso utilizzato durante i banchetti da cui i convitati attingevano il vino che mettevano nelle loro coppe. La sua fama è dovuta alla particolarità della sua decorazione: una serie di fregi dove sono rappresentati, a figure nere, alcuni episodi mitologici importanti, come i giochi funebri per la morte di Patroclo, narrati nell’Iliade, il ritorno di Teseo da Creta dopo aver sconfitto il Minotauro, il matrimonio tra Peleo e Teti, i genitori di Achille, alla presenza di tutti gli dei dell’Olimpo, solo per citarne alcuni. Ogni figura rappresentata, addirittura ogni oggetto è accompagnato dalla didascalia che ne dice il nome, in greco. Greci sono anche gli artisti che si firmano sul vaso: Kritias ed Ergotimos. Il vaso però era stato concepito, realizzato, e venduto, o regalato, al nobile etrusco proprietario della tomba.

9)      Il Corridoio Mediceo. Il palazzo che ospita il museo apparteneva, nel XVII secolo, alla Famiglia Medici. Nacque nella famiglia Medici un giorno una fanciulla probabilmente disabile, che non poteva essere vista in pubblico. Fu costretta a vivere qui e, per poter assistere alla santa messa nella vicina chiesa della Santissima Annunziata, fu costruito un corridoio coperto, stretto e angusto, che conduceva dal piano nobile del palazzo (il primo piano del museo), ad un’apertura affacciata all’interno della chiesa. Qui, non vista dal resto dei fedeli, poteva pregare e anche, forse, distrarsi dalla sua condizione di prigioniera in casa sua. L’apertura sulla chiesa è ancora oggi molto suggestiva. Il corridoio mediceo è aperto, però, purtroppo solo quando al suo interno vengono allestite mostre di monete etrusche e romane, ovvero solo per determinati periodi l’anno. Peccato, perché è un segreto del museo che vale la pena di svelare.

10)  Il Giardino Archeologico. Quando il museo vide la luce, a fine ‘800, il suo direttore pensò che la collezione etrusca sarebbe stata incompleta se non avesse aggiunto qualcosa: fu così che ordinò di smontare dal loro luogo di origine e rimontare nel giardino del museo alcune importanti tombe etrusche di diverso tipo e di diversa datazione, per mostrare ai visitatori la grande varietà di monumenti funerari che gli Etruschi utilizzavano. Vi sono tombe a dado, tombe a camera e tombe a tumulo destinate ai principi etruschi. Tra queste una è spettacolare, anche se è una copia: è la Tomba Inghirami di Volterra, nel centro della Toscana: una tomba a camera circolare scavata nella roccia e coperta da un grande tumulo, all’interno della quale sono disposte le 53 urne cinerarie che furono ritrovate al suo interno dagli archeologi che scoprirono la tomba: vederle, una diversa dall’altra, sistemate come se ci stessero aspettando a banchetto, ci sconvolge con la stessa emozione che provarono gli archeologi quando per la prima volta entrarono al suo interno. Una visita al giardino vale da sola il prezzo del biglietto. Peccato, però, che sia aperto solo il sabato mattina, naturalmente se non piove.

Se questi 10 buoni  motivi vi hanno convinto, non resta che visitare il museo!

Questi gli orari: da martedì a venerdì dalle 8.30 alle 19.00 (importante: ultimo ingresso alle 18.15); sabato e domenica dalle 8.30 alle 14.00 (importante: ultimo ingresso alle 13.15). L’ingresso del Museo si trova all’inizio di via G. Capponi in piazza della Santissima Annunziata (guardando la chiesa, sulla destra); il biglietto d’ingresso costa 4 euro, 2 euro il ridotto (guardate sempre il foglio illustrativo in biglietteria e portatevi un documento d’identità) e c’è la possibilità, per chi lo desidera, di prenotare qui il biglietto per visitare la Galleria dell’Accademia e gli Uffizi senza fare la coda (la prenotazione costa 4 euro in più al prezzo corrente del biglietto).

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