Che ci fa la Cupola del Brunelleschi in Valdelsa?

Che ci fa la Cupola del Brunelleschi nel bel mezzo della Valdelsa? Che ci fa il monumento principe della Signoria di Firenze, simbolo dell’Umanesimo fiorentino e del Rinascimento che ha reso il capoluogo toscano immortale nei secoli, circondato da vigne e da cipressi? Perché si staglia nel blu del cielo senza nulla di simile ad una città intorno, ma solo colline e colline, le verdi e dolci colline toscane, sino all’orizzonte?

Quella che vi si para davanti lungo la via che da Petrognano in Val d’Elsa conduce a Certaldo non è certo un’allucinazione. Eppure, se non ve l’aspettate, penserete di avere come un senso di dejà-vu, come se l’aveste già vista da qualche parte. È la cappella di San Michele Arcangelo, costruita nel 1597 da Santi di Tito, un architetto che amava a tal punto il suo maestro ispiratore, Brunelleschi, da non preoccuparsi se il suo nome sarebbe stato consegnato ai posteri come colui che realizzò una copia in piccolo del cupolone del Duomo di Firenze.

San Michele Arcangelo

La cupola di San Michele Arcangelo

La storia della cupola del Duomo è nota a molti: nessuno, primi tra tutti i mastri del cantiere dell’Opera del Duomo, credeva che con quelle proporzioni, troppo alte e troppo larghe, una cupola avrebbe potuto reggere. Brunelleschi dimostrò che invece si poteva fare, e il risultato lo si ammira ancora oggi, a secoli di distanza: uno skyline unico al mondo, quello di Firenze, dove il cupolone è ben visibile anche da lontano, da ogni lato dei colli che circondano la città. Un simbolo, e forse lo era già nel 1597. Altrimenti perché sarebbe stato emulato in una cappella privata nel bel mezzo della campagna toscana, la campagna più rurale e contadina dove, dopo neanche due ore che vi ti sei inoltrato, non ti ricordi neanche più com’è fatta, una città?

Questa piccola cappella è una delle chicche che la Valdelsa riserva a chi la attraversa, a chi si fa conquistare dal suo paesaggio di vigne e oliveti, frutto del lavoro secolare di uomini dediti alla terra e ai suoi frutti, isolati in questo paradiso terrestre dove l’aria odora del dolciastro dell’uva che macera al sole e di fieno appena tagliato.

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