Gita domenicale in Valdelsa: chi viene con noi?

Lo so, il caldo di questi giorni mette a dura prova le nostre energie. Ma allora forse è ancora più bello prendere l’auto – tanto c’è l’aria condizionata! – e via, partire per una bella gita fuoriporta, che non sarà troppo lunga, dura appena il pomeriggio, ma ci fa scoprire qualcosa dei luoghi dietro casa nostra che non conoscevamo. Poi torniamo a casa, li raccontiamo su questo blog e chissà, magari invogliamo qualcuno della zona a farsi un giro, oppure qualche viaggiatore che vuole vedere qualcosa di diverso dai percorsi turistici più gettonati. Naturalmente, poi, questo è un percorso four-seasons, non siete obbligati a ripercorrerlo per forza al 10 di luglio sotto i 40° e un sole cocente…

Partenza da Firenze, si prende la superstrada Firenze-Siena con uscita a Tavernelle Val di Pesa. Tanto vale che lo dica subito: questa non è una gita tanto culturale quanto paesaggistica: si percorrono le colline toscane per vedere principalmente i paesaggi di vigneti e di dolci pendii, di uliveti e di verdi cipressi. Ogni tanto ci si ferma, perché qualcosa vale la pena di una visione un po’ più approfondita, e poi via, si riparte per altri superbi panorami.

Ogni paesaggio, dice l’antropologo Marc Augé, esiste solo per lo sguardo che lo scopre. I paesaggi che ci sembrano i più naturali debbono tutti qualcosa alla mano dell’uomo. Queste due affermazioni sono assolutamente vere per le colline toscane che stiamo percorrendo: i vigneti così regolari sono talmente armonici nel loro contesto che sembra siano lì da sempre, sembrano quasi naturali, mentre è il lavoro di anni, anche di secoli dell’uomo, che ha dato a questi luoghi quest’aspetto. E il paesaggio si rivela nella sua bellezza a chi la sa o la vuole cogliere, dietro ogni curva, oltre ogni dosso, si apre tra due filari di cipressi, si nasconde dietro una cascina.

valdelsa

Vigneti nella Valdelsa

Usciti dalla Firenze-Siena a Tavarnelle, dunque, ci inoltriamo lungo la strada che segue il pendio collinare, tra vigneti e oliveti. Sfioriamo senza fermarci Tavernelle Val di Pesa, dopodiché scolliniamo e ci inoltriamo nella Valdelsa. Qui tocchiamo Barberino Val d’Elsa. Ci fermiamo un attimo ad ammirare il panorama, saliamo alla chiesa, borgo medievale che ha mantenuto intatto il suo aspetto originale, con le mura costruite con le pietre della vicina Semifonte, distrutta dai Fiorentini nel 1202. Ci fermiamo lungo un belvedere, e saliamo alla chiesa di San Bartolomeo, ricostruita in forme neogotiche nel XX secolo, e da cui si domina una splendida vista sulle colline.

Barberino Val d'Elsa

La chiesa di San Bartolomeo, a Barberino Val d'Elsa

Riprendiamo la via, e ci dirigiamo alla Pieve di Sant’Appiano, chiesa romanica tra le più antiche, se non la più antica, della zona, dato che è nominata come possedimento del Vescovo di Firenze dal 990. Il crollo del campanile ha distrutto completamente la navata di destra. Si vede benissimo infatti la differenza delle murature, tra il campanile e l’abside, per esempio. Fuori dalla chiesa, nello spazio davanti alla facciata, si innalzano alcuni grossi pilastri con tanto di capitelli scolpiti, tutto ciò che resta del battistero esterno alla chiesa, distrutto da un terremoto: tutto ciò dà un senso di “rovina”, di antico, che è molto suggestivo.

sant'appiano

La pieve romanica di Sant'Appiano

Finora le strade sono deserte. Mentre andiamo via, però, sopraggiunge a Sant’Appiano un bus di turisti. Ma costoro, dando le spalle alla pieve, fotografano il panorama. Che merita, per carità, ma non è la sola cosa degna di interesse qui intorno.

Riprendiamo la via, e ci dirigiamo verso Petrognano, lungo la via che porta a Certaldo. Petrognano ha l’aspetto di un borgo rurale sospeso nel tempo: qui tutto pare essersi fermato al Medioevo/Rinascimento (gli edifici sono infatti dei secoli XIII-XV), sia perché lungo la via in questa domenica non passa nessun’altra auto oltre alla nostra, sia perché il luogo appare deserto, cosicché l’illusione di essere in un luogo d’altri tempi è completa. Era il contado della distrutta Semifonte: distrutto il castello, sopravvissero le case del borgo fuori le mura.

Superata da poco Petrognano, incontriamo una chicca che pochi conoscono: la cappella di San Michele Arcangelo, che sorge sul sito dell’antica Semifonte, quella stessa distrutta dai Fiorentini nel 1202, e che ha una particolarità che la rende unica, anzi una copia: la sua cupola, che si nota fin da lontano, è la riproduzione in miniatura della Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze. Fu costruita dall’architetto Santi di Tito nel 1597. Vederla, per chi non se l’aspetta, fa uno strano effetto: è come avere un senso di dejà-vu senza però capire perché…

San Michele Arcangelo

La cupola di San Michele Arcangelo

La strada che conduce a Certaldo è semplicemente meravigliosa: colline e colline di vigneti e uliveti, paesaggio mai identico a sé stesso. Si fa fatica a credere che Firenze sia comunque poco distante: qui sembra tutto un altro pianeta! Protagonista la vita contadina, seppur evoluta nelle macchine agricole che si vedono ricoverate qua e là negli stabili adibiti a rimessa.

Non ci fermiamo a Certaldo, che avevamo già visitato in passato, per cui ci limitiamo ad attraversare il borgo medievale che diede i natali a Boccaccio con destinazione Castel Fiorentino.

Qui ci fermiamo in un paese arroccato che alle 4 del pomeriggio è ancora addormentato in una siesta necessaria oggi con questo caldo. Castel Fiorentino è nota per il suo patrimonio artistico, indissolubilmente legato al pittore Benozzo Gozzoli (a sua volta famoso per aver dipinto la Cappella dei Magi in Palazzo Medici-Riccardi a Firenze), autore di due tabernacoli cui è dedicato il BEGO- Museo Benozzo Gozzoli a Castel Fiorentino.

Il nostro giro volge quasi al termine. Per tornare a Firenze continuiamo il percorso attraverso i colli, lungo la via Volterrana. Sfioriamo Montespertoli, Montegufoni, di cui vediamo dall’esterno il castello che ha una storia piuttosto antica – se ne hanno notizie sin dal XII secolo, e che oggi è riconvertito in una residenza storica (motivo per cui non osiamo avventurarci nell’esplorazione). Salta subito agli occhi, dell’edificio, la torre del 1547 che richiama la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio a Firenze: sembra proprio che il contado di Firenze nel XVI secolo guardasse parecchio al suo capoluogo, anche dal punto di vista architettonico: omaggio ai Signori di Firenze, la cui autorità era riconosciuta anche in campo architettonico, o semplice voglia di imitazione da parte dei signorotti locali? Il dubbio effettivamente viene, e può darsi che la verità sia nel mezzo.

Castello di Montegufoni

Il castello di Montegufoni con la sua torre

Attraversiamo ancora Cerbaia, lungo la via Volterrana, poi, ormai in territorio comunale di Scandicci, la sorpresa: scolliniamo verso Firenze, e lo scopriamo perché è proprio la Cupola del Brunelleschi, inconfondibile, che ci saluta e ci accoglie da lontano. Scendiamo costeggiando ancora vigneti, fino all’altezza della Certosa. Poi entriamo al Galluzzo, e infine, arrivati a Porta Romana, siamo ormai alle mura della città.

Torniamo nella calda, bollente Firenze che è tardo pomeriggio, accaldati, ma contenti di questa nuova gita fuori porta che ci ha permesso di conoscere qualcosa in più del nostro bel territorio.

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