La Terra Promessa e l’incanto del Mar Morto

27-02-08

questa mattina, complice un gran bel sole –finalmente! – recuperiamo  la visita che non abbiamo fatto lunedì a causa della pioggia alla cittadella di Amman, l’antica Philadelphia.

Amman

Il palazzo Omayade, sulla cittadella di Amman/Philadelphia

Sembra incredibile che in una città che si stende a macchia d’olio nel territorio circostante, su un’area di 1080 kmq, occupando ben 31 colli, uno di questi colli, il più antico, non sia stato inglobato nella città moderna, ma sia rimasto un’oasi tranquilla, lontana dal traffico indiavolato della capitale, e pulsante di storia. La spiegazione è semplice, la nostra guida ci racconta che il colle della cittadella fu abbandonato in seguito al devastante terremoto che colpì la Giordania a metà dell’VIII sec. d.C.. Da quel momento si cominciò a pensare che anche solo attraversare il colle portasse disgrazia. A causa di questa superstizione il colle fu abbandonato, e forse fu proprio questa la sua fortuna. Segno eclatante della presenza romana nella città è il tempio di Eracle, realizzato in posizione scenografica all’epoca dell’imperatore Marco Aurelio, per essere ben visibile dalla città bassa di Philadelphia. All’interno della cella del tempio doveva esserci la colossale statua di culto di Eracle, di cui è rimasta solo parte della mano, enorme, in marmo. La visita alla cittadella prosegue passando alla fase dell’occupazione bizantina, testimoniata dalla presenza di una chiesa, e alla fase più tarda, Omayade, di cui è rimasta la moschea, e di fronte, il palazzo del principe Omayade, molto complesso e piuttosto esteso, organizzato in numerosi ambienti e cortili, privati e di rappresentanza, tra cui il diwan, la sala delle udienze, dove il principe riceveva gli ospiti, seduti accanto a lui in ordine di importanza. Il palazzo Omayade, come del resto la cittadella, sorgeva in una posizione splendida, con ampia visibilità sui colli circostanti, e quindi naturalmente ben difesa. Ancora oggi, quindi, dalla cittadella si domina tutta la città intorno, e si vede così il bandierone della Giordania, una bandiera grandissima posta sul pennone più alto del mondo, 126 m: altro che grandeur francese! Con un gesto semplice come lo sventolare di una bandiera, i giordani dimostrano il loro senso di appartenenza e di identità nazionale in un modo che non passa certo inosservato. Facciamo ancora un giro veloce la museo, piccino per la verità, ma che permette di fare un excursus storico della vita e della frequentazione della cittadella dalla preistoria fino all’epoca islamica.

Ci dirigiamo poi nella città bassa, di cui rimane il teatro, romano ma costruito alla greca, ovvero sfruttando il fianco della collina per ricavare le gradinate per il pubblico, la cosiddetta cavea, un colonnato che indica che davanti al teatro si doveva trovare il foro e un odeion, un piccolo teatro usato per le riunioni del consiglio cittadino di Philadelphia.

Saliamo quindi sul pulmann e attraversiamo l’area del mercato di Amman, con le sue mille botteghe che si affacciano sulla strada trafficatissima, quindi proseguiamo verso Madaba. È interessante notare come ad ogni incrocio stradale, lungo le vie principali e sugli edifici pubblici, scuole, ospedali, ecc., compaia sempre la gigantografia del re Abdallah II, sempre sorridente. Questo re, che sembra così pacioccone a vedersi, ma che in realtà dev’essere molto capace e ferreo (basti pensare alla posizione geografica della Giordania per rendersi conto delle difficoltà nei rapporti internazionali, che in questa parte del mondo sono sempre appesi a un filo) è molto amato dai suoi sudditi e l’abbondanza dei suoi ritratti sparsi per tutto il Paese – anche nel deserto! – ne sono una bella testimonianza.

Arrivati a Madaba passiamo a piedi nella via centrale dei bazar (guardare e non toccare!) e giungiamo ad una chiesa bizantina che non sarebbe così interessante, se non fosse che sul suo pavimento è stato realizzato un mosaico che rappresentava la mappa della Palestina, della Terra Santa, con l’indicazione di Gerusalemme, del Giordano e del Mar Morto, oltre che con la rappresentazione di molti centri importanti per il culto cristiano. Il mosaico era realizzato probabilmente sulla base di una mappa ad uso dei pellegrini che si recavano nei luoghi santi.

Lasciata Madaba, raggiungiamo il Monte Nebo, dal quale Mosé vide la Terra Promessa e sul quale pare sia morto, anche se la sua tomba non è mai stata trovata e persino nel libro biblico del Deuteronomio si dice che non si sa dove Mosé sia sepolto. Sul Monte Nebo, comunque, già nel IV secolo d.C. era stata costruita una chiesa memoriale, che fu poi ampliata nel VI, tanto che la chiesa primitiva divenne il presbiterio della seconda. Il pavimento all’interno era decorato a mosaici che sono tra i più belli della regione. Purtroppo al momento la chiesa non è visitabile per restauri ai mosaici, in quanto – ci ha raccontato l’archeologa – i mosaici si sono rovinati a causa di un rosone che è stato inserito in facciata peraltro in epoca molto vicina a noi, con l’intento di ingentilire la costruzione. Di fatto però, i raggi solari filtrati attraverso il rosone hanno rovinato il livello di preparazione dei mosaici, rendendo così indispensabili i restauri. Pertanto ci siamo dovuti accontentare di vedere tutto in fotografia che, ovviamente, non è la stessa cosa del vedere dal vero. Dalla cima del Monte Nebo si domina il territorio circostante e lo sguardo si può spingere fino al Mar Morto. La nostra guida giordana ci indica anche Gerico, ma la vediamo più con gli occhi della fede e per intima convinzione che realmente, perché la foschia impedisce di guardare un panorama nitido.

monte nebo

Il panorama dal Monte Nebo

Cominciamo la discesa verso il Mar Morto, tra tornanti che aggirano montagne desertiche frequentate però da numerosissime greggi di pecore e capre – paesaggio tanto diverso da quello cui siamo abituati, e perciò tanto più affascinante. Giungiamo sul Mar Morto per l’ora di pranzo. Ci ospita un bell’hotel nella cui spiaggia ci andiamo a riposare per un paio d’ore. È il primo momento di relax di questo viaggio. Mentre alcuni di noi fanno il bagno – e l’acqua salatissima e calda tiene a galla chi tenta di fare due bracciate – gli altri vagano per la spiaggia, costituita essenzialmente da grani più o meno grossi di sale, vedono e toccano i famosi fanghi del Mar Morto, si sdraiano godendosi il sole caldo in questa regione depressa, 396 m sotto il livello del mare.

mar morto

Il pomeriggio vola in fretta. Sulla via del ritorno ci fermiamo finalmente per fare shopping! L’aspettativa è alta, ma quando arriviamo lì la delusione ci mangia vivi: la nostra guida ci ha portato in una trappola per turisti, il supermarket dei souvenirs, a prezzi tra l’altro decisamente alti e con merce decisamente scadente. Per lo meno offrono il té gratis agli avventori. Che tristezza! Un po’ amareggiati risaliamo sull’autobus e ci rechiamo a cena in un antico caravanserraglio adibito oggi a ristorante. Qui dopocena, in un gruppetto di donne coraggiose, o meglio, desiderose di provare nuove esperienze – almeno per quanto mi riguarda – fumiamo il narghilé, con tabacco aromatizzato alla mela. Ci divertiamo da pazzi! E di sicuro abbiamo dato spettacolo. Infine, stanche ma felici, ra ggiungiamo il gruppo e rientriamo in hotel.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...