Ecco a voi…PETRA!

29-02-08

Non c’eravamo resi conto che l’hotel si trova proprio sotto la moschea. Così alle 4 del mattino veniamo svegliati di soprassalto dal canto (perdonatemi, un po’ stonato) del muezzin, ad un volume talmente alto che sembra che sia col megafono fuori dalla stanza. Lì per lì quest’evento ci turba un po’. Ma quando ci alziamo, tre ore dopo, siamo comunque tutti belli pimpanti, perché ci aspetta Petra!

All’ingresso del sito, le baracchine di souvenirs si chiamano “Indiana Jones gift shop” facendoci capire immediatamente perché milioni di persone nel mondo vogliono visitare Petra!

Quando entriamo, il percorso inizialmente è per così dire all’aperto, e cominciamo a incontrare le prime tombe rupestri che caratterizzano tutto il sito: l’imponente Tomba degli Obelischi è la prima a darci il benvenuto. Procediamo così e mentre arriviamo all’ingresso del Siq vediamo già una comitiva di giapponesi in calesse che fa già ritorno – e sono solo le 9 di mattina! “Ma a che ora sono entrati? Alle 6?” “No, macché! Loro entrano, percorrono il Siq, arrivano davanti al Tesoro e tornano indietro. Per loro Petra è tutta lì!” Aaaah!!!!! Finalmente entriamo nel Siq, questa gola profondissima, stretta e tortuosa, scavata nella roccia che, complice anche quel poco di sole che filtra, diventa di mille colori, da rosa ad arancio a violacea…L’ingresso al Siq una volta aveva una porta monumentale, ad arco, di cui oggi rimangono solo i segni scavati nella roccia. Un uomo vestito da soldato nabateo ci invita ad entrare.

Lungo il percorso attraverso la gola incontriamo tombe rupestri, rappresentazioni della divinità nabatea Dusharà, ciò che resta di una carovana di uomini e cammelli scolpita nella roccia.

Ad ogni curva cresce l’aspettativa, l’emozione, la tensione, ad ogni curva vogliamo essere i primi a vederla e finalmente, dopo più di un km intravediamo la luce! Attraverso una piccolissima strettoia che si apre piano piano, vediamo dapprima come un bagliore, poi sempre più distintamente e infine in tutto il suo splendore il Tesoro, ciò che ha reso Petra celebre in tutto il mondo!

 

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L'ingresso all'antica Petra, dopo aver percorso il Siq, è qualcosa di magico ed emozionante

L’emozione è forte, tra noi qualcuno si commuove, perché per quante volte l’abbiamo vista in fotografia o in TV, quest’immagine dal vivo lascia in ogni caso senza fiato! Il Tesoro illuminato dal sole che contrasta col buio dell’ultimo tratto del Siq, la piazza gremita di gente e i dromedari che passeggiano…l’impatto è davvero molto forte, e lascerà sicuramente il segno in tutti noi. Inutile che descriva la facciata di questa meraviglia scavata nella roccia, che non è un tempio, non è un palazzo, ma…una tomba! E infatti l’interno è una semplice stanza quadrata con delle nicchie nelle pareti. Ciò che colpisce dell’interno sono le venature della roccia: arancio, rosa e viola si inseguono e creano sfumature incredibili, proprio perché del tutto naturali.

Noi non facciamo come i giapponesi, non ci giriamo indietro, ma a questo punto procediamo all’esplorazione della capitale nabatea, e per prima cosa ci inoltriamo nella Via delle Tombe. Parlo di esplorazione e non di visita, perché la nostra è una costante scoperta delle meraviglie che si incontrano ad ogni passo, un continuo guardarsi intorno estasiati, un voler procedere avanti cercando di scoprire quanto più possibile di ciò che ci circonda. Si apre davanti a noi il teatro, ovviamente scavato nella roccia, e perciò di uno splendido colore rosa. Il percorso brulica di gente: turisti, beduini con i dromedari, bambini con gli asinelli. Sicuramente si perde l’atmosfera magica che invece ci dovrebbe circondare, quell’atmosfera che ha fatto sì che il segreto di Petra rimanesse nascosto per tanto tempo.

Cominciamo la scalata verso le tombe probabilmente reali, splendidamente intagliate nella roccia, imponenti e maestose, che niente hanno da invidiare al Tesoro. La prima che incontriamo è la cosiddetta tomba dell’Urna, che in età bizantina fu trasformata in chiesa, e che davanti a sé ha una terrazza da cui si domina tutta la vallata. Seguono la tomba Corinzia, molto simile al Tesoro, ma non così ben conservata, e la tomba Palazzo, un po’ diversa dalle altre: non è coronata come le altre fin qui viste da un timpano spezzato con in mezzo una tholos o un’urna, ma ha una successione di 5 piani in cui quello superiore è sempre alto la metà di quello inferiore.

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Proseguiamo discendendo un sentiero che ci porta in un angoletto nascosto, in cui finalmente assaporiamo un po’ di pace: la folla dei turisti è lontana, non si avventura fino qui e noi possiamo goderci in tutta serenità, bucolica direi, la tomba rupestre di Sextus Florentinus, governatore di Petra che morì intorno al 129 d.C. La tomba è senz’altro più modesta delle tombe reali precedenti, ma mostra la volontà di non rompere con le tradizioni funerarie della città, nonostante l’iscrizione in latino ci faccia capire immediatamente chi è il personaggio cui siamo davanti. Dietro di noi, in lontananza, scorgiamo il villaggio di beduini che è stanziato all’interno del parco e sulla nostra sinistra vediamo un gregge di pecore in un riparo sottoroccia che un tempo fu una tomba. Lungo la discesa sono numerosi i bambini beduini, talvolta piccolissimi, che ci inseguono domandandoci “One dinar! One dinar!” Sembra quasi che abbiano imparato a chiedere un dinaro ancora prima di saper dire mamma e papà!

Scendiamo finalmente nella città nabatea, percorriamo una via colonnata che costeggia il torrente Wadi Musa. Sulla sinistra si apre si apre il grande tempio, con i particolari capitelli a testa di elefante. Nel suo complesso era inserito anche un piccolo teatro, un odeion per le riunioni del Consiglio cittadino. Di fronte c’è il tempio dei Leoni alati, così chiamato per i suoi caratteristici capitelli. Varcata una porta monumentale entriamo nel santuario del tempio di Dusharà, di cui si conserva in parte l’elevato, e che risulta pertanto decisamente imponente e in posizione un po’ soprelevata, per indicare l’ascensione verso il dio. Lo spiazzo antistante è un parcheggio di dromedari…

dromedari petra

Dopopranzo il gruppo si divide, e i più temerari decidono di salire al Monastero, El Deir, un ulteriore monumento scavato nella roccia davvero impressionante. Ci inerpichiamo per una stretta e tortuosa salita, a tratti costituita da scalinate intagliate nella roccia, costeggiando precipizi piuttosto profondi e cercando di scansare gli asinelli condotti da ragazzini beduini, che scendono a rotta di collo (il nostro) lungo questa, che è l’unica via per salire. Ogni tanto ci voltiamo indietro, e il paesaggio è mozzafiato: lo sguardo spazia lontano, fino alla Tomba Palazzo, che ora è lontanissima e minuscola. La salita dura un quarto d’ora, ma quando giungiamo in vetta, a tutti noi sfugge un “Oooohhh!” di meraviglia. E di soddisfazione: tanta fatica, ma ne è valsa davvero la pena!

petra

il cd. Monastero, Petra

Il monastero, la cui sommità è sovrastata da una poderosa urna, su cui la gente può anche salire (a proprio rischio e pericolo! Qui non è ancora arrivata una normativa sulla messa in sicurezza dei siti archeologici…), è persino più grande del Tesoro, e di sicuro non lascia delusi! Ritorniamo sui nostri passi, ridiscendiamo la stretta e tortuosa via, poi rifacciamo indietro il percorso fino a tornare al Tesoro, che ora, non più  baciato dal sole, mostra la tinta rosa della roccia nella quale è scolpito. Ripercorriamo a ritroso il Siq e torniamo soddisfattissimi al nostro pulmann , dove ci scambiamo le nostre impressioni. Veniamo così a sapere che chi non è salito al Monastero ha sorseggiato del té alla menta davanti al Tesoro: questa sì che è vita!

La giornata di oggi non è ancora finita: ci manca da visitare Beidha, la Piccola Petra, che sicuramente non ci entusiasmerà come l’originale, ma che si rivelerà senz’altro degna di essere visitata. Lungo il tragitto in autobus scopriamo che il venerdì le famiglie giordane fanno il pic-nic, un po’ come noi la domenica. Solo che noi lo facciamo sui prati, qui invece lo fanno nel deserto! Curioso…

Piccola Petra, lo devo ammettere, non ci colpisce più di tanto, perché abbiamo ancora negli occhi il Tesoro, il Siq e la città nabatea e ogni altra cosa sfigura al confronto. In effetti, da programma, avremmo dovuto visitare Beidha già ieri, perché doveva costituire un graduale avvicinamento alla magnificenza di Petra, ma si era fatto tardi, e pertanto è stata rimandata. Comunque ora siamo qui. Beidha è davvero una Petra in miniatura: anche qui infatti c’è una stretta gola d’accesso scavata da un torrente nella roccia, molto più stretta e decisamente più breve. Un mini-Siq, insomma. Si apre poi su uno spazio in cui si trovano cisterne scavate nella roccia e un complesso scavato nella parete di pietra , disposto su due piani non comunicanti. L’accesso al piano superiore non avviene, come a Petra, passando da una porta piccola rispetto al resto della facciata, perché qui la stanza scavata nella roccia è aperta, scandita da due colonne in facciata. Per questo motivo non si è del tutto sicuri che a Beidha ci fossero solo tombe: un’architettura del genere potrebbe infatti far pensare più a un tempio. Andando avanti, altri due ambienti scavati nella roccia, con una panchina che corre sui tre lati, sono stati interpretati come luogo per i banchetti. Ci inerpichiamo in pochi coraggiosi, o incoscienti, su per una scaletta stretta e scivolosa ed entriamo in un ambiente ovviamente scavato nella roccia la cui parete di fondo, in parte, e la volta della nicchia sono, o meglio, furono affrescate. Ora sono in pessimo stato di conservazione, tutti anneriti dall’umidità o dalla fuliggine e rimangono solo piccoli lacerti di affresco bianco in cui si intuisce qualche motivo a intreccio e qualche figura umana, forse un amorino. Ci coglie un senso di desolazione, non perché ci aspettassimo qualcosa di meglio, ma perché abbiamo la consapevolezza che andrà tutto inesorabilmente perduto se qualcuno entro breve non interverrà con un restauro.

L’intensa giornata di oggi si conclude così, al tramonto. Stasera conferenza sui traffici commerciali con l’Oriente nell’antichità, dato che Petra controllava le vie carovaniere provenienti dall’India e deve il suo splendore proprio alla prosperità dei commerci.

La giornata è stata lunga e intensa, siamo tutti decisamente provati: chissà se stanotte sentiremo cantare il muezzin…

4 thoughts on “Ecco a voi…PETRA!

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