Antiche città e antichi splendori: Pella, Gadara, Gerasa

26-02-08

Oggi si va a Nord, scendendo nella valle del Giordano. Le nostre mete sono Pella, Gadara e Gerasa.

Mentre la guida giordana e l’archeologa si alternano nell’illustrarci l’uno la società giordana, l’altra i siti archeologici che andremo a visitare, il paesaggio, da brullo e semidesertico diventa via via più verde, abitato e fertile. Pella, la nostra prima tappa, è su un’altura in mezzo al verde, che contrasta tantissimo con l’immagine della Giordania che abbiamo avuto fino a qui. La città ellenistica di Pella, chiamata appositamente col nome della città natale di Alessandro Magno, Pella di Macedonia, si insedia su un’area già interessata da una frequentazione, anzi un vero e proprio abitato risalente al Calcolitico (4500-3200 a.C.). L’area è quindi molto interessante dal punto di vista delle indagini archeologiche relative alle prime fasi di occupazione della regione. Il sito archeologico di Pella al momento non è visitabile, lo si può dominare dall’alto rendendosi così conto di quanto doveva essere ampia la città ellenistica.

Ripartiamo alla volta di Gadara, l’attuale Umm- Qais, ricordata nel Vangelo perché qui Gesù guarì gli indemoniati. Gadara era un centro culturale e filosofico, il cui impianto urbanistico riprende quello delle città ellenistiche d’Oriente monumentalizzate in età imperiale romana. Gadara ha una lunga via porticata, un ingresso monumentale alla città, due teatri, di cui uno, ben conservato, è nero per la pietra utilizzata, mentre dell’altro è rimasto poco e niente, il tempio di Zeus trasformato in età bizantina in una chiesa a pianta ottagonale, e un ninfeo monumentale. Da qui si vede il confine con la Siria e persino il lago di Tiberiade.

Dopo Gadara è la volta di Gerasa, l’attuale Jerash, nota col nome di Antiochia dei Geraseni in età Seleucide e appartenente alla Decapoli di Siria in età romana. Il sito è talmente esteso che la si può considerare come la Pompei della Giordania, ci dice la guida con un certo orgoglio. Si entra nella città attraverso l’arco di Adriano, costeggiando un ippodromo. Il vero e proprio ingresso però è la porta di Damasco. Da qui si accede a est al santuario di Zeus, scenografico, con le sue corti progressive attraverso le quali si ascende verso la divinità. Dietro al santuario c’è il teatro, molto ben conservato (e ristrutturato), con la sua scenae frons, ovvero la parete di fondo del palcoscenico, in cui sono ancora ben evidenti le tre porte da cui entravano gli attori delle rappresentazioni teatrali. Qui ci accoglie un trio di vecchi soldati giordani in pensione che suonano allegre marcette con la cornamusa, creando una bella atmosfera tra le orde di turisti che si affollano.

Gerasa - Jerash

Proseguiamo la visita della città su un sentiero sopraelevato da cui dominiamo tutta la città. Il foro ovale, unico esempio nel mondo romano – di solito i fori, cioè le piazze delle città romane d’Oriente e d’Occidente sono quadrangolari –, il cardo colonnato, cioè la via principale N/S della città, e i vari edifici che vi si affacciano. Arriviamo su una collinetta occupata da ciò che resta di tre chiese bizantine in successione, costruite a distanza di due anni l’una dall’altra, l’ultima delle quali ha un bel pavimento a mosaico. Poco distante si trova il complesso del tempio di Zeus riutilizzato in età bizantina come cattedrale della diocesi di cui Gerasa diventa sede, e annessa chiesa di San Teodoro. Accanto si trova il santuario di Artemide, il cui tempio, al culmine di un percorso ascensionale fatto di varie corti successive, è uno dei più grandi dell’impero romano d’Oriente.

Gerasa - Jerash

Il foro ovale di Gerasa, unico nel mondo romano

Discendiamo dopo aver goduto della visione di un pallido sole al tramonto tra le colonne del tempio. Scendendo, compiamo il percorso opposto a chi in età romana saliva al tempio, attraverso una porta monumentale che si affacciava sulla via colonnata e un’imponente scalinata che conduceva poi al piazzale antistante il tempio. Scendendo le scale e attraversando questa porta ci ritroviamo quindi sulla via principale della città, ornata dalle colonne di un lungo portico che in età romana la costeggiava. Camminando sull’antico basolato della pavimentazione stradale, giungiamo infine, tornando indietro, al foro ovale circondato anch’esso da un portico colonnato di cui restano le colonne unite tra loro da un lungo architrave. Ci avviamo quindi verso l’uscita, e in due o tre sgattaioliamo via più velocemente degli altri per correre nel bazar all’ingresso del sito: la nostra guida giordana, molto ferrea, non ci permette di comprare souvenirs perché si perde tempo…ma come si fa a tenere a bada delle giovani donne in terra straniera? E così comincio a comprare la mia prima boccetta di sabbia, opera di artigianato tipica della Giordania, non prima però di aver fatto un’incursione all’interno dell’ippodromo e di aver dato un’ultima occhiata alla monumentale porta di Adriano (che tra tutti, è il mio imperatore preferito!). Via, si parte! Rientriamo in serata ad Amman.

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