Una gita ad Arezzo

La visita alla mostra “Dinosauri della Patagonia” è stata l’occasione per fare un giro ad Arezzo, città che vanta una storia molto lunga e custodisce tesori artistici importanti, legati al nome del pittore Piero della Francesca. Arezzo esiste fin dall’epoca etrusca, ed era un centro importante e fiorente. Qui sono state scoperte nel Rinascimento le statue etrusche in bronzo della Chimera e della Minerva, ora esposte al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Quando la civiltà etrusca decade, assorbita e conquistata dai Romani, ad Arezzo si sviluppa un’importante produzione di ceramica, chiamata terra sigillata aretina, di un bel colore rosso vivo e abbellita da decorazioni a rilievo anch molto elaborate. Ogni ceramista aveva la sua bottega e la sua firma, che apponeva sui vasi, così che oggi conosciamo i loro nomi e la loro produzione. Il passato etrusco e romano della città è raccontato al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, che sorge sui resti dell’anfiteatro della città romana.  Arezzo ebbe un cittadino decisamente illustre, Gaio Cilnio Mecenate, uomo di fiducia dell’imperatore Ottaviano Augusto, amante delle arti e promotore degli artisti e dei letterati del suo tempo. Da lui deriva il termine “mecenate” per indicare chi finanzia e promuove gli artisti e la cultura.

etruscan chimera

la Chimera di Arezzo, al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Ma è addentrandosi nella città medievale e rinascimentale che si percepisce la città d’arte, anc he perché è di Arezzo un altro importante personaggio: il pittore e architetto Giorgio Vasari, autore delle “Vite” degli artisti del suo tempo e delle generazioni precedenti a partire da Giotto e fino a Michelangelo. Ad Arezzo Vasari realizza, come architetto, le Logge, realizzate a chiudere la piazza principale della città, Piazza Grande, caratteristica perché su di essa si affaccia non l’ingresso della cattedrale, ma l’abside. Soluzione urbanistica senz’altro bizzarra, così come bizzarra è la piazza stessa, che non è in piano, ma di fatto non è altro che la pavimentazione del pendio lungo cui Arezzo si adagia.

Arezzo Piazza Grande

uno scorcio di Piazza Grande ad Arezzo

In un’altra piazza, più anonima, nella Basilica di San Francesco si può ammirare il ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce, di Piero della Francesca, capolavoro della pittura rinascimentale. Questa, che ha il suo fulcro nella grande croce duecentesca che campeggia al centro, riporta alcuni episodi legati alla croce di Cristo: si va dalla morte e sepoltura di Adamo, primo degli uomini, alla visita della Regina di Saba al re Salomone (lei, pregando davanti all’albero cresciuto sulla tomba di Adamo ne predice l’importante destino), agli episodi legati a Costantino, il primo imperatore cristiano: il sogno di Costantino (in cui Dio gli dice di apporre la croce di Cristo come simbolo sulle insegne prima della battaglia contro il nemico Massenzio), la battaglia del Ponte Milvio (contro Massenzio, vinta da Costantino proprio perché ha usato come insegna dell’esercito la croce di Cristo); segue l’invenzione della Vera Croce, la Battaglia di Eraclio e Cosroe, episodio di una crociata, quindi l’esaltazione della croce e infine l’annuncio a Maria della sua morte e assunzione in cielo.

leggenda vera croce

La leggenda della Vera Croce dipinta da Piero della Francesca

Ad Arezzo Roberto Benigni ha ambientato la prima parte de “La vita è bella“. Così non deve stupire vedere un pannello cittadino che lo ricorda. Può darsi anzi che proprio il film abbia contribuito al turismo in città da parte dei turisti stranieri, che amano prendere un cappuccino in uno dei locali sotto i portici delle Logge del Vasari in Piazza Grande, portici sotto i quali ricordiamo Benigni in bicicletta…

La vita è Bella

il pannello de "La vita è bella" in Piazza Grande, Arezzo

Capoluogo della Val di Chiana, la cucina aretina è meritevole di essere assaggiata. Un palato attento può notare le differenze con la tradizione di Firenze, anche se comune è l’attenzione ai secondi di carne, alcuni dei quali decisamente tradizionali, come i grifi, per dirne uno, che sono parti di carne della mucca che solitamente vengono scartati e cotti in umido per ore. In Arezzo le trattorie tipiche toscane non mancano, con i loro menù tradizionali che vale la pena di provare. Grande attenzione è riservata, poi anche ai vini e ai prodotti tipici, così per le vie del centro medievale si aprono botteghe in cui è un piacere per gli occhi e per il cuore perdersi.

La nostra gita è stata piuttosto veloce, un giro più che un itinerario, ma è stato già sufficiente per farsi un’idea della città e dei suoi tesori culturali e non solo.

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