5 giorno – MoMA: IT IS ART?

20-03-09

American breakfast

Non male per essere l’ultimo giorno prima della primavera: l’inverno ci saluta regalandoci una piccola nevicata!

Oggi il programma prevede il MoMA, Museum of Modern Art, sulla 54° strada, tra la 5° e la 6° Avenue (di fronte, a chi interessa, alla boutique di Manolo Blanhik). Siccome il MoMA apre alle 10.30, approfittiamo del tempo a nostra disposizione per sperimentare la vera colazione all’americana. Per farlo andiamo al Tick Tock Diner, che ormai, dopo la colazione col Double Burger, è entrato nei nostri cuori. Neanche la colazione ci delude: il locale è strapieno, più che a cena, qui vengono gli agenti della NYPD, tra gli altri, e operai e uomini d’affari, oltre agli immancabili turisti. Ci guardiamo un po’ intorno, guardiamo il menu. Non ce la sentiamo di affrontare il salato alle 9 del mattino, per cui la nostra scelta cade sul Triple Pancake with honey and walnuts, il tutto da spalmare con burro e da irrorare con sciroppo d’acero. Usciamo da lì barcollando e ci avviamo, in metro, verso il MoMA.

Immersione completa nell’arte contemporanea

Il MoMA è un’istituzione, una di quelle cose che quando si va a New York non si può non vedere, eppure in realtà è un museo per pochi. L’arte contemporanea purtroppo è molto difficile da capire se non si hanno gli strumenti giusti, e io per prima, davanti alla prima opera vista, un foglio di carta bianco piegato in 8, ridisteso e incorniciato, espressione del Minimalismo, mi son detta “Cominciamo bene!”. Solo il IV e il V piano, su 6 (!), sono alla portata di tutti, con opere che vanno dal tardo impressionismo al cubismo (le “Demoiselles d’Avignon” di Picasso, Bracque) al futurismo (Boccioni, Balla) e poi Jackson Pollock ed Andy Warhol, De Chirico, Mondrian e le Ninfee di Monet.

Andata e ritorno sul Brooklyn Bridge

Quando terminiamo la visita ci tuffiamo dall’altro lato di Manhattan, al ponte di Brooklyn, anche perché la giornata si è aggiustata, e la neve ha lasciato il posto a un pallido sole. Un problema al treno della metropolitana ci costringe a scendere, o meglio a risalire, a Chinatown: questo si rivela un vantaggio, perché passando davanti ad un negozio di té cinese decidiamo che vogliamo un bubble tea: questo è molto più buono di quello preso al baracchino a Lower Manhattan; il mio è al té verde al gelsomino, quello di Lorenzo è, profumatissimo, al Passion Fruit. La passeggiata verso il Ponte di Brooklyn viene così allietata dalle sferette gelatinose di tapioca che caratterizzano questa particolare bevanda.

brooklyn bridge

brooklyn bridge

Il ponte di Brooklyn si apre maestoso davanti a noi: è su 2 livelli, uno più alto per pedoni e ciclisti e quello inferiore per le auto. Mentre si cammina da un lato e dall’altro si gode il panorama: da una parte Lower Manhattan, Ellis Island e più in là la Statua della Libertà, mentre dall’altro lato lo sguardo spazia fino all’Empire State Building e al Chrisler Building, i grattacieli più immediatamente riconoscibili. Davanti a noi Brooklyn. Percorriamo il ponte fino a toccare il quartiere di Brooklyn e ritorno, osservando questa mastodontica struttura in pietra e acciaio, tutta tesa nello sforzo di collegare Manhattan col resto di New York.

brooklyn bridge

Lower Manhattan, dal Brooklyn Bridge

Pausa da Starbucks

Ora ci dirigiamo al Greenwich Village, il quartiere degli artisti e degli studenti, dove si respira un’aria diversa rispetto al resto di Manhattan, più “a misura d’uomo”, direi. Qui facciamo una pausa per un must, la merenda da Starbucks Coffee. I newyorkesi vanno da Starbucks a qualsiasi ora, da soli o in compagnia non importa. Anzi, da soli è meglio: chi lavora al computer, chi scrive sulla Moleskine…Starbucks rappresenta a New York una sosta nella frenesia che caratterizza le giornate di chi vive e lavora a Manhattan.

Ed è subito sera

Un giretto nel quartiere, poi arriviamo nel punto in cui inizia la Fifth Avenue: e inizia la lunga risalita, interrotta da una deviazione verso Union Square e da un’altra deviazione, molto gradita, da Loehmann’s, un altro outlet grandi firme, sulla 16° all’angolocon la 7° avenue. Entriamo qui che c’è ancora luce, usciamo che è buio.

Per cena torniamo a mangiare al Tick Tock Diner. Qualcuno si lamenterà che andando sempre nello stesso posto non si ha una panoramica completa dei locali newyorkesi, ma d’altronde, se ci siamo trovati bene, non vedo perché dover cambiare per forza! Questa sera, poi, abbiamo un incontro ravvicinato con i dolci americani, in particolare con lo Strawberry Cheescake, servito in una fettona alta 10 cm sormontata da golosi fragoloni e accompagnato da un ciuffo di panna montata.

Anche stasera andremo a dormire con la pancia veramente piena! In più torniamo all’Earthland Brewery sotto l’Empire per prendere nuovamente il plateau di birre. E qui, tra una Indian Pale Ale e una Stout, scriviamo le cartoline e pensiamo che, purtroppo, la nostra esplorazione di Manhattan sta volgendo al termine. Domani, sabato, sarà il nostro ultimo giorno pieno, ma faremo di tutto per godercelo a fondo.

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