2 – PEOPLE AND SKYLINE: ST. PATRICK’S PARADE e EMPIRE STATE BUILDING

17-03-09

Happy St. Patrick to everyone!

Oggi la nostra giornata ruoterà intorno alla St. Patrick’s Parade, che inizierà alle 11 e percorrerà tutta la Fifth Avenue fino al Guggenheim Museum, all’incirca. Impieghiamo utilmente il tempo nell’attesa dell’inizio andando alla Grand Central Station, sulla 42°, importante stazione ferroviaria dove si svolge, tra l’altro, una scena del cartone animato Madagascar (per capirci, l’incontro/scontro con la vecchina). Splendida stazione dei treni, molto grande e ariosa, in un elegante edificio che nulla ha a che vedere con i suoi vicini grattacieli, si riempie immediatamente di una folla di ragazzi vestiti e truccati di verde, appositamente conciati per la parata che tra poco avrà inizio.Usciti da qui si vede molto bene il Chrisler Building, un elegante grattacielo, anche se non tra i più alti qui a Manhattan.Ci sistemiamo dunque in un buon posto lungo le transenne sulla V Avenue e aspettiamo l’inizio della Parade. In realtà vale la pena anche osservare il pubblico e la gente come si agghinda per l’occasione, perché si può avere davvero un’idea di come la fantasia umana non abbia limiti.

La sfilata ha inizio

Ed ecco che inizia la St. Patrick’s Parade, una lunga infinita sfilata cuipartecipano i vari corpi di polizia, forze dell’ordine e dell’esercito, le bande musicali delle varie High School di New York, molteplici delegazioni di comunità irlandesi non solo di New York, ma di tutti gli States, i vari clan e chi più ne ha più ne metta! La comunità irlandese è effettivamente molto forte a New York, prova ne sia, uno su tutti, il mitico film “Gangs of New York” che altro non racconta se non le lotte all’interno della comunità irlandese di una città ancora agli albori.

Apre la sfilata l’esercito, segue il sindaco Bloomberg, è la volta poi dei vari corpi di polizia accompagnati dalla banda, spesso e volentieri costituita da Irlandesi in costume tradizionale (e così ho scoperto che il kilt non l’hanno solo gli scozzesi!), seguono le High School, qualcuna anche con infreddolitissime majorettes e cheerleaders e l’immancabile banda, e infine le delegazioni delle varie comunità irlandesi d’America, con la gente comune che sfila, che saluta, che fotografa la folla di curiosi che assiste.

st. patrick parade New York

Cambio di scena: il Guggenheim Museum

Stiamo un’oretta e mezzo a vedere la sfilata, poi ci rechiamo al Guggenheim Museum, fondazione-museo di arte contemporanea tra i più illustri e famosi al mondo. L’architettura del museo è sicuramente, per noi profani che non capiamo un tubo di arte contemporanea, la cosa più meritevole dell’intero museo: la cosiddetta “Rotunda”, nata dalla felice intuizione del geniale architetto Frank Loyd Wright, è un percorso a spirale che si snoda per 5 piani di esposizione, cui sono collegati i vari “Annexe”, sale in cui si trovano le collezioni permanenti (con opere di Kandinsky, Picasso – “Woman ironing” e “Le moulin de la Galette” , Pissarro – “The ermitage at Pontoise”, Cezanne – “Bibémus”) e le collezioni temporanee: quella attualmente esposta, fino ad aprile 2009, è “The third mind. American artists contemplate Asia, 1860-1989”, dedicata al contatto tra gli artisti americani e il mondo orientale, lo zen, la filosofia, la cultura, ma anche ad artisti giapponesi (tra cui Yoko Ono) che reinterpretano il loro retroterra culturale.

Guggenheim new york

L'interno del Gugghenhaim di New York

Per il biglietto d’ingresso optiamo per la New York City Pass, un carnet con 6 ingressi per altrettante attrazioni: Guggenheim, appunto, MoMA, Metropolitan Museum, museum of Natural History, Empire State Building, Elli’s Island o in alternativa la Circle Line, giro in battello intorno a Manhattan, con un risparmio del 50% sul totale: 74 $. Considerato che i musei qui costano tantissimo, tanto vale approfittare dell’opportunità!

Dopo 3 ore di visita usciamo stremati (in particolare è la complessità del Minimalismo che ci distrugge), mentre davanti a noi continua a sfilare senza posa la St. Patrick’s Parade.

A zonzo in una foresta di grattacieli

Ripercorriamo all’indietro la Fifth Avenue, costeggiando Central Park che purtroppo ha ancora un aspetto “invernale”, con alberi spogli e prato inesistente, ma pur sempre col suo fascino ora un po’ decadente, tra un hot dog e l’altro presi ai baracchini dislocati qua e là e alla coca cola in bottigliette da 590 ml! Arriviamo così fino all’inizio di Central park, nella piazza su cui si affaccia da un lato lo splendido Plaza Hotel(siamo entrati nella hall, ed è una favola!), dall’altra il cubo di vetro dell’Apple Store.La sfilata continua: sono le 5 P.M. ormai, ma essa non accenna a finire. Il traffico di pedoni che cercano di attraversare le strade nonostante la sfilata è incredibile, pertanto ci allontaniamo dalla 5° e ci dirigiamo piuttosto verso l’ONU, non a caso chiamato “Palazzo di vetro”, giusto per vederlo da fuori. Il vero motivo è in realtà fare un giro della Midtown che non sia “fifth-avenue-centrico”, ma spazi anche al di fuori della via più popolare della città per vedere altre avenue, come la Lexinton, la Madison, o Park Avenue, e i grattacieli che si affacciano su di esse, come il Lipstick, ad esempio.

lipstick building

Il Lipstick Building, Manhattan

New York al tramonto: l’Empire State Building

Ritornando sulla 5°, e avvicinandosi il tramonto, nulla sembra più appropriato della scalata fino all’86° piano dell’Empire State Building. Una minima coda per il metal detector, poi si salta la fila per i biglietti perché abbiamo la NY City Pass, e quindi su in ascensore fino all’86° piano. La folla è tanta (soprattutto turisti brasiliani!) ma il panorama è splendido. L’Empire State Building, che è rimasto il grattacielo più alto di New York dopo il crollo delle Torri Gemelle, fa godere di tutta la vista su tutta quanta Manhattan e oltre. Da qui vediamo dall’alto tutto quello ciò che andremo a visitare nei prossimi giorni e anche ciò che, per carenza di tempo, dovremo rimandare ad un’altra occasione (mai dire mai): da questo lato Central Park, tutta la Fifth avenue, il Chrisler Building…, qui di lato Brooklyn, da quest’altra parte il Flatiron building, e più in giù Lower Manhattan, e sullo sfondo la Statua della Libertà…Il tramonto veste New York di una bella luce rosata. Ma il tempo di ridiscendere dall’Empire ed è già notte.

empire state building

Empire state building

Ora di cena…all’americana

Si fa tardi. Un’indicazione sulla guida ci porta dalla cima dell’Empire all’8° avenue lungo la 34° strada per cercare un locale per la cena, locale che si rivela però non esattamente rispondente alle nostre aspettative (probabilmente funziona solo a pranzo, perché ora è triste e deserto). Ma poco oltre, tornando sui nostri passi ci imbattiamo nel Tick Tock Diner, un locale enorme, di quelli tipicamente americani che si vedono nei film. Il Double Burger che mangiamo è l’esperienza più grossa in fatto di hamburger e simili che io abbia mai fatto. Entrambi facciamo fatica a finirlo, ma il divertimento e la pancia piena ci danno grande soddisfazione, oltre al prezzo decisamente contenuto.

Felici di questa inaspettata scoperta, e soprattutto con la pancia piena, torniamo in albergo, a dormire.

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