7giorno – GOODBYE NEW YORK!

22-03-09

Occasione mancata ad Harlem

Sveglia presto per 2 motivi: 1- fare il check out; 2- provare ad andare a messa ad Harlem, nella Abyssinian Baptist Church dove alle 9 si svolge la messa gospel.

Pensiamo ingenuamente che la maggior parte dei turisti andrà alla funzione delle 11(che per noi è troppo tardi, causa aereo) per cui arriviamo davanti alla chiesa alle 8:55: davanti all’ingresso il Reverendo accoglie con una stretta di mano tutti i fedeli della comunità, vestiti elegantissimi, come se andassero ad una serata di gala, o a teatro. Scopriamo che in realtà i turisti in coda sono molti, troppi, tanto da fare quasi il giro dell’isolato. Quel che è peggio è che siccome la messa dei turisti è quella delle 11, a quella delle 9 assistono i parrocchiani ed entrano turisti fino ad esaurire i posti vuoti rimasti. Tutta la fila è quindi cordialmente invitata a ripresentarsi per le 11, oppure a cercare un’altra messa gospel.

Harlem, l’altro volto di Manhattan

Parecchio dispiaciuti rinunciamo. Facciamo un giro per il quartiere allora, fino a Martin Luther King Jr. Avenue (125° Street). Qui è pieno di chiese, che celebrano però la messa alle 11; qui ad Harlem non ci sono grattacieli, ma solo dei gran palazzoni. Qui le vie sono state ribattezzate con i nomi di eroi della storia “nera”: oltre a Martin Luther King un Boulevard è intitolato a Malcom X, un altro a Adam Clayton Powell…presto una via, non stento a immaginarlo, sarà intitolata a Barack Obama. Il fenomeno Obama infatti qui è molto sentito, e non c’è vetrina con non inneggi al primo Presidente nero della storia.

Questa non è zona turistica. Qui più che altrove vediamo mendicanti e vagabondi. Harlem è indubbiamente un quartiere più povero di Manhattan, e anche se gli abitanti si vestono eleganti per la messa, sono ancora molti quelli che non se lo possono permettere. E tra l’altro questi abiti eleganti, gli uomini in completo gessato, col cappello, le donne in soprabito e con sgargianti cappellini, creano un’atmosfera da film anni ’30 o ’60.

Goodbye New York

Torniamo in centro: un ultimo giro da Macy’s, un ultimo giro sulla Fifth Avenue fino all’NBA Store, poi recuperiamo le valigie in hotel, quindi inizia, intorno all’1 P.M. la marcia verso l’aeroporto. A Penn Station prendiamo la LIRR che, passando sotto Manhattan, sbuca nel Queens e l attraversa fino a Jamaica Station. Qui il paesaggio cambia: basta grattacieli, ma quartieri di villette monofamiliari secondo il canone tipico della provincia americana: è in quartierini come questi, in casette come queste che si ambientano film come American Beauty, Beethoven, Mamma ho perso l’aereo. In 20 minuti circa passiamo dal cuore di Manhattan al cuore del Queens.Da Jamaica Station prendiamo l’Airtrain per l’aeroporto JFK. Qui facciamo il Check-in, scopriamo che anche i bagagli che saranno spediti vengono sottoposti a controllo, passiamo al metal detector e poi ci disponiamo ad attendere la chiamata all’imbarco.

Il JFK ha un traffico aereo incredibile: è un continuo decollare e atterrare. Il nostro aereo si mette pazientemente in cosa e aspetta il suo turno. Quando finalmente arriva sulla pista di partenza vediamo che dietro di noi gli aerei in coda sono almeno 20 e formano un impressionante serpentone.  Durante il decollo vediamo ancora, da lontano, Manhattan con l’Empire che spicca, poi voliamo su, su fino a costeggiare dall’alto long Island.

Inutile dilungarsi sui dettagli del viaggio: partiti alle 16:30 ora locale atterriamo a Francofore alle 5.25 ora italiana, ovvero alle 00:25 ora di New York. Abbiamo perso una notte di sonno! Il volo da Francofore a Firenze non lo avvertiamo nemmeno, ci addormentiamo prima del decollo e ci svegliamo quando tocchiamo terra in Italia, alle 9.

Splendida esperienza, questa settimana a Manhattan. Di tutto ciò che abbiamo fatto, visto e vissuto, alcune cose, che sono quelle di cui non si può capire appieno la portata finché non se ne fa esperienza diretta, ci rimarranno nel cuore a lungo, ne siamo certi: ma di questo parleremo la prossima volta…!!!

2 thoughts on “7giorno – GOODBYE NEW YORK!

  1. Un grazie di cuore per questa bella lettura che mi ha fatto “vedere ”
    N Y purtroppo anche se son quasi vecchio , 67 anni, non ho avuto ancora la fortuna di vedere questa affascinante città , ma se dovesse succedere farò tesoro di questo diario di viaggio,
    Con gratitudine un caro saluto
    Franco G.

  2. Ricevere commenti come questo è la gioia più grande per noi: vuol dire che siamo riusciti a trasmettere l’entusiasmo del nostro viaggio e a descrivere i luoghi in modo da renderli percepibili a chi ci legge. Grazie mille Franco, spero che tu possa realizzare il sogno di visitare New York un giorno. Quando lo farai, mi raccomando raccontaci la tua esperienza! 🙂

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