In caso di pioggia…il museo dell’ombrello!

Questo post era stato pubblicato sul vecchio blog di Viaggimarilore – ormai chiuso non per volontà dei suoi autori – l’autunno scorso. Lo ripropongo così come intendo piano piano recuperare tutti i vari post che sono stati prodotti dal 2006 fino ad oggi e che a mio parere vale la pena di continuare a rendere pubblici, nonostante il vecchio blog sia stato oscurato.

 

Sono tornate le piogge di stagione, più forti che mai. Le belle giornate sembrano ormai un ricordo lontano mentre camminiamo per strada riparati dal nostro ombrello. Ma chi può dire di conoscere la storia di questo oggetto così comune e così utile? Io e Lorenzo sì, da quando a maggio abbiamo visitato il Museo dell’Ombrello a Gignese (VB), peraltro in un pomeriggio di pioggia, ultimo capitolo del nostro week-end sui laghi d’Orta e Maggiore.

Per esempio: lo sapevate che l’invenzione dell’ombrello è piuttosto recente, dell’800, e che inizialmente non era un parapioggia ma, udite udite, un parasole? Lo usavano le signore dell’alta società, onde evitare di esporre la loro candida pelle ai raggi solari, dato che la donna abbronzata era considerata volgare  in quanto solo le contadine, che dovevano lavorare la terra, prendevano per forza di cose il sole. La pelle bianca era uno status symbol, e si faceva qualsiasi cosa per mantenerla. Ma torniamo a noi. In quanto oggetto per donne dabbene, il prendisole poteva essere molto elaborato, variopinto, in tessuti e materiali di lusso e costosi, o più semplicemente stravagante. Gli esempi non mancano.

Cambiano poi le mode e il parasole diventa finalmente un parapioggia ma, come sempre in questi casi, non mancano gli esemplari eccentrici e in materiali preziosi o inconsueti; la moda egittizzante e le cineserie, le fantasie da Belle Epoque si riflettono particolarmente bene in alcuni modelli veramente belli e forse un po’ kitsch, secondo il gusto attuale. L’ombrello è un oggetto cui effettivamente si presta poca attenzione nella vita di tutti i giorni, ma osserviamolo fuori contesto, come oggetto da ammirare nelle vetrine di un museo, come prodotto della cultura materiale di ancora pochi decenni fa: rimarremo stupiti dall’estrema varietà di forme che esso ha in un dato posto o in una data epoca. Stupefacente.

Al secondo piano non ci sono solo gli oggetti, ma i racconti e i contesti: la riproduzione del laboratorio dell’ombrellaio e alcune stampe d’epoca, che ci portano indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso.

Un allestimento moderno e piacevole per un museo unico nel suo genere e che, vuoi per la sua posizione un po’ periferica, vuoi per il settore molto ristretto di cui si occupa, non conta una gran mole di visitatori. Ma, a onor del vero, quando siamo stati noi, complice la giornata di pioggia, il museo era un brulicare di gente curiosa che, sorpresa dalla pioggia sul Lago Maggiore, si è letteralmente venuta a riparare qui, al Museo dell’Ombrello.

museo dell'ombrello

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