Etruschi dall’Arno al Tevere in mostra a Cortona

Cortona (AR), importante centro della Valdichiana, lungo la via che da Arezzo va verso Perugia, vanta una storia antichissima. È stato infatti un importante centro etrusco, di cui rimane testimonianza visibile nelle mura della città, in grandi blocchi di pietra, e negli imponenti tumuli del Sodo, uno dei quali munito di terrazza monumentale per i riti funebri, esempio unico nel suo genere mai rinvenuto in Etruria. Se si vuole conoscere qualcosa di più sugli Etruschi di Cortona e più in generale su questa civiltà che si sviluppò tra la Toscana e l’Alto Lazio dal VII al III secolo a.C., a Cortona si può visitare il MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. L’Accademia Etrusca è un’importante istituzione culturale cittadina, che nel corso del tempo ha acquisito una collezione quanto più varia di materiali archeologici non solo etruschi e oggetti d’arte. Un recente riallestimento di una parte del museo, dedicato alle recenti scoperte archeologiche sul territorio, permette invece di vedere da vicino gli Etruschi di Cortona, gli oggetti della loro vita quotidiana, quelli che andavano con loro nell’Aldilà, in un allestimento moderno che mescola la visione degli oggetti, messi non staticamente in vetrina, ma semplicemente isolati da un vetro e sistemati su piani sfalsati e dinamici, all’utilizzo di ricostruzioni e del multimediale. Il percorso si snoda dalla Preistoria all’età romana, concentrandosi, naturalmente, sul periodo etrusco, il meglio documentato nella zona.
In questo periodo, dal 3 marzo fino al 5 luglio, è allestita nei locali del Museo, una piccola ma interessante mostra dedicata agli Etruschi. La mostra è particolare, perché espone solo oggetti provenienti dalle collezioni del Louvre. Il Louvre ha infatti una corposa collezione di materiali etruschi (tra specchi, gioielli e il Sarcofago degli Sposi), dovuta per la maggior parte all’acquisto della collezione del Marchese Campana. Costui, collezionista di antichità, andato in bancarotta fu costretto a vendere la sua collezione; dei musei italiani nessuno volle acquistare l’intera collezione. Fu così che un patrimonio italiano di inestimabile valore si trasferì al di là delle Alpi, senza possibilità di tornare mai più in Italia. In mostra sono esposti solo alcuni oggetti delle collezioni del Louvre: il criterio scelto è stato, com’è giusto che sia, la qualità piuttosto della quantità. Si presentano per alcuni centri etruschi sorti lungo l’Arno e il Tevere, alcuni pezzi significativi: alcuni bronzetti dal Lago degli Idoli del Falterona, alle sorgenti dell’Arno, naturale luogo sacro per gli Etruschi che alle divinità fluviali e salutari dedicavano abbondanti culti; una testa in bronzo del III secolo a.C. da Fiesole, esempio della capacità di scolpire il bronzo raggiunta dai bronzisti etruschi; una bella collana in oro con pendente a forma di testa di Acheloo (una divinità fluviale) dl 480 a.C., capolavoro dell’oreficeria etrusca insieme ad un bellissimo paio di orecchini da Bolsena, di un secolo più recenti. Ma il pezzo forte dell’esposizione è riservato al finale: un Busto di Arianna da Falerii Novi, attuale Civita Castellana. La storia di questo busto in terracotta, eccezionale capolavoro della coroplastica etrusca, è piuttosto singolare: è stata riscoperta per caso nei magazzini del Louvre non più tardi di una ventina d’anni fa. La studiosa che vi si è imbattuta ne ha intuito l’importanza ed ha voluto studiarla a tutti i costi: ha così restituito all’umanità un esempio eccezionale di coroplastica etrusca,la cui esecuzione rivela l’abilità acquisita dai maestri etruschi a realizzare opere curatissime dal punto di vista del panneggio, dei dettagli dell’abito e dei gioielli, del modellato del corpo.
Con questo oggetto di pregio la mostra si conclude. Esposizione breve, ma intensa, varia nella scelta delle tipologie di oggetti e nelle epoche di appartenenza. La civiltà etrusca ha prodotto oggetti ed opere quanto mai vari proprio per via dell’organizzazione sociale – era organizzata in tante città-stato indipendenti – e per la lunghezza del tempo in cui essa si sviluppò e risplendette. Solo Roma la piegò, a partire dal III secolo a.C., ma le tradizioni etrusche, dure a morire, in qualche caso sopravvissero ancora almeno uno o due secoli, a dimostrazione di quanto possa essere radicata nei popoli una cultura, anche quando si cerca di imporne una nuova, quella del vincitore: un messaggio per tutti noi, a conoscere le nostre radici e la nostra storia, perché solo così facendo la nostra identità culturale po’ continuare a sopravvivere e a nutrirsi di nuova linfa.

locandina mostra cortona

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