Una visita ai Musei Vaticani

La particolarità dei Musei Vaticani, e ciò che li rende così famosi nel mondo, è che il contenitore –  il palazzo – è altrettanto importante del contenuto. Il suo primo nucleo, il Museo Pio Clementino, nato a metà del Settecento con l’intento di rendere pubblica la collezione di opere d’arte antica di proprietà papale e insieme di scongiurare il mercato antiquario che si andava sempre più sviluppando. Oggi i Vaticani contano una serie di gallerie che li rendono tra i musei più grandi e importanti del mondo. In realtà, però, di tutte le collezioni è solo una sezione quella che tutti vogliono vedere, per la quale tutti vengono qui, quasi in pellegrinaggio: la Cappella Sistina; è il capolavoro di Michelangelo, infatti, che attira più di ogni altra cosa, le orde dei turisti. La cappella Sistina, però, si trova in fondo a tutto il percorso: per poterla raggiungere, bisogna quantomeno attraversare tutto il resto, tutti gli altri musei. Si comincia dall’ala della Pinacoteca. Qui, tra le atre opere, si trova la Deposizione di Caravaggio e la Crocifissione di San Pietro di Guido Reni, alcuni dipinti di Melozzo da Forlì e i modelli in creta e paglia su armatura di ferro e vimini delle statue in bronzo di Angeli dell’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, del Bernini.

bernini

Studio per gli Angeli del Bernini in Vaticano

Si passa poi al Museo Gregoriano Profano, in cui si trovano sculture ed elementi architettonici di età romana tardo repubblicana e imperiale, come un gruppo scultoreo di Athena e Marsia, i rilievi del monumento degli Haterii e alcuni elementi architettonici del foro di Traiano, oltre a varie statue di dei, ritratti di imperatori, rilievi con scene mitologiche. A seguire è il museo Pio Cristiano, che raccoglie numerose testimonianze dell’arte paleocristiana delle origini, principalmente sarcofagi con scene bibliche e del Nuovo Testamento. Volendo in quest’ala dei Musei c’è anche il Padiglione delle Carrozze e il Museo Missionario Etnologico.

L’altra ala dei Musei è quella sia storicamente che per le sue opere più nota e importante, ospitata nei Palazzi Vaticani. Si attraversa innanzitutto il Cortile della Pigna, e ci si immette in due gallerie, il Museo Chiaramonti e il Braccio Nuovo, che ospita sculture romane tra cui è fondamentale l’Augusto di Prima Porta, statua in marmo di Augusto in abiti militari, rinvenuto nella villa di Livia, moglie di Augusto, a Prima Porta (da cui il nome). Il sarcofago degli Scipioni, di età repubblicana, immette nel Museo Pio-Clementino del Palazzetto del Belvedere, ancora una volta dedicato alle sculture d’età romana. Si articola in un cortile, dove trovano posto l’Apollo del Belvedere e il Laocoonte, quindi una sala il cui allestimento è sempre pressoché uguale a quello della metà del Settecento, come testimoniano le incisioni dei primi cataloghi del Museo, che illustrano le sale (esposte recentemente alla mostra Roma e l’Antico a Palazzo Sciarra). Si accede quindi in una sala circolare con pavimento a mosaico da Otricoli e alcune monumentali statue e teste di dei, eroi e imperatori, e infine un vano in cui trova posto l’imponente sarcofago in porfido di S.Elena, madre di Costantino. Segue poi il Museo Gregoriano Egizio, quindi il Museo Gregoriano Etrusco, che vanta, nella sua bella e ricca collezione, la statua in bronzo del Marte di Todi e gli splendidi e impressionanti gioielli della Tomba Regolini-Galassi di Cerveteri. Segue poi la Galleria degli Arazzi e la Galleria delle Carte Geografiche: qui soprattutto è divertente cercare tra le mappe delle varie regioni italiane la propria città o paese, scoprire qual era il suo nome nel Cinquecento, soprattutto vedere se esisteva oppure no.

regolini-galassi

Uno dei superbi gioielli in oro della tomba Regolini-Galassi: non fatevi ingannare dalla foto: è un oggetto enorme!

Intanto che si percorrono le gallerie e i musei, è certamente consigliabile alzare lo sguardo al soffitto, guardare il contenitore: si vede lo sfarzo, nei soffitti cassetto nati o dipinti con le scene più varie: i Musei Vaticani erano il palazzo del potere in un’epoca in cui lo Stato della Chiesa era una realtà politica che dominava l’Italia centrale e che influenzava gli Stati europei. Ma ci stiamo avvicinando al clou della visita: e le Stanze di Raffaello ne sono la più che degna anticamera. Dipinte nei primi 20 anni del Cinquecento, le Stanze sono importantissime nella storia dell’arte italiana. Si tratta di 4 sale, in ciascuna delle quali si svolge un tema legato alla storia della Chiesa e alle Virtù. Il nome di Raffaello è legato soprattutto all’affresco della Scuola di Atene, rappresentazione della Filosofia, in cui trovano posto tra gli altri Platone, Aristotele, Diogene ed Euclide.

Raffaello Scuola di Atene

Raffaello, La Scuola di Atene

Si attraversa la Galleria di Arte contemporanea, che espone anche opere di autori quali Mario Sironi e Giorgio Morandi, e infine si arriva alla Cappella Sistina. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’accesso non è regolato, ma la sala risulta gremita di gente, tante formiche col naso all’insù ad ammirare questo capolavoro dell’arte mondiale. Sulla parete più famosa del mondo si svolge il Giudizio Universale, ma tutto il grande ambiente è un tripudio dell’arte pittorica cinquecentesca. Il genio di Michelangelo e le capacità sue e di chi collaborò con lui sono oggetto di ammirazione da secoli ormai. La visione è di quelle che lasciano senza fiato, ed è la degna conclusione dell’intera visita ai Musei. Naturalmente, vale da sola la pena di un viaggio a Roma apposta per poterla vedere. Un capolavoro che tutto il mondo ci invidia, come si può vedere dalla folla gremita, multietnica e multilingue (e multidannosa per la conservazione stessa dell’opera, temo) che ammira gli affreschi. Il percorso del Museo, in questo crescendo di emozioni che piano piano eleva lo spirito fino alla massima espressione dell’arte, qui trova la sua conclusione. Lungo il percorso di uscita, che attraversa ulteriori gallerie dei Palazzi Vaticani, gli occhi sono ancora pieni dei colori della Cappella Sistina. Tutti noi ne conosciamo a memoria il soggetto, ne abbiamo visto migliaia di volte la riproduzione. Ma non è la stessa cosa che vederla dal vivo.

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