Roma caput mundi: un week-end archeologico/culturale nella città eterna – Domenica archeologica

Lasciamo la camera e decidiamo di andare in centro a piedi, ben sicuri delle nostre gambe e delle spalle che dovranno reggere lo zaino per tutto il giorno. Vorremmo fare colazione in giro, ma Castroni, bar di cui conosco la fama e che si trova in via Ottaviano, la domenica mattina è chiuso e non troviamo nulla alla sua altezza che ci soddisfi. Passiamo da piazza S.Pietro, che di mattina non è così emozionante come di notte. In più sono le 10.00 e via della Conciliazione comincia a riempirsi di pellegrini/turisti. Leviamo il disturbo, passiamo il Tevere e ci avventuriamo in Corso Vittorio Emanuele. Una leggera deviazione per piazza Navona ci porta davanti a S. Ivo alla Sapienza, superba chiesa barocca realizzata dal Borromini, famosa e importante per la sua particolarissima pianta, che ricorda quella di una stella. Oggi l’intero complesso ospita l’Archivio di Stato, mentre inizialmente ospitava l’università. Risaliamo ancora Corso Vittorio Emanuele fino a Piazza Venezia e da qui entriamo a Palazzo Valentini, sede della Regione Lazio e del museo delle domus romane. Qui infatti pochi anni fa alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce delle case romane imperiali piuttosto ricche, con bei pavimenti a mosaico. La scoperta è stata musealizzata sotto la supervisione di Piero Angela, e per questo motivo mi incuriosiva. Ma ahimé, oggi, domenica, pare che tutti vogliano visitare queste domus, così non troviamo posto. Pazienza! Ci consoliamo nel vicino negozio di giocattoli, LittleBigTown, il più grande d’Europa, si dice. Poi giunge il momento di affrontare la visita dei Fori Imperiali.

foro di nerva

Un dettaglio delle cosiddette “Colonnacce” del foro di Nerva

Guida Archeologica di Roma alla mano (di F. Coarelli, Guida Archeologica Laterza), accompagno Lorenzo lungo Via dei Fori Imperiali, la grande arteria che Mussolini fece realizzare da piazza Venezia fino al Colosseo, per rivivere cronologicamente la successione dei fori costruiti dai vari imperatori che fecero grande l’Impero. Il percorso cronologico non coincide con quello geografico. Nonostante ciò è proprio così che facciamo: cominciamo dal foro di Cesare, il primo che fu realizzato, completato nel 46 a.C., poi attraversiamo la strada e ci affacciamo sul foro di Augusto, il cui tempio, fulcro di tutto il complesso, fu ultimato nel 2 a.C.; attraversiamo nuovamente la strada, dove rimane ben poco del Templum Pacis di Vespasiano, realizzato per restituire alla città un’area pubblica laddove Nerone aveva costruito la sua Domus Aurea all’indomani dell’incendio di Roma. E ancora, riattraversiamo daccapo, perché all’incrocio tra via dei Fori Imperiali e via Cavour si vede ancora una parte dell’elevato del foro di Nerva, una piazza stretta che doveva collegare il foro di Augusto col Tempum Pacis e rendere il tutto un insieme unitario. Infine risaliamo verso Piazza Venezia, perché è in quest’area che Apollodoro di Damasco, architetto, realizzò il foro di Traiano con la sua famosa Colonna Traiana e, sul pendio del colle adiacente, i Mercati Traianei. Il complesso dei Mercati di Traiano è stato recentemente musealizzato ed ospita il Museo dei Fori Imperiali, in cui si può capire la successione cronologica dei fori, ma una visita come la nostra, guida alla mano, cronologica e non geografica, è forse il modo migliore per rendersi conto delle trasformazioni che subì l’area pubblica, più importante della città, in soli 150 anni. Dopo Traiano infatti, nessun imperatore intervenne più urbanisticamente in modo così radicale sulla città.

mercati di traiano

Roma, Foro di Traiano: un centurione spilla quattrini ai turisti in cambio di una foto. Sullo sfondo i Mercati di Traiano

Terminata questa abbuffata di archeologia, cerchiamo un posto per pranzare nei dintorni del Colosseo. Ci fermiamo in via dei Santi Quattro a La Pace del Cervello, ristorantino decisamente troppo turistico sia per i prezzi che per l’offerta (del resto siamo troppo vicini al Colosseo per poter pretendere qualcosa di più onesto), ma i bucatini all’amatriciana che propone sono decisamente gustosi e ci rimettono in sesto.

Il primo pomeriggio prevede, deciso al momento, una visita all’interno del Colosseo, approfittando anche della Settimana della Cultura, per cui l’ingresso è gratuito (il Colosseo è statale, e il suo biglietto vale anche per il Palatino e per il Foro romano). Trovarsi all’interno del Colosseo fa sempre un certo effetto, sia per la storia che trasuda da ogni mattoncino dei muri, sia per la struttura in sé che è impressionante  per la sua grandezza e imponenza. La vista che si gode poi sull’arco di Costantino è molto molto bella. Se il colosseo fu costruito dall’imperatore Tito per riappropriarsi di una parte di Roma che era stata impunemente inglobata dalle manie di grandezza della Domus Aurea di Nerone, l’arco di Costantino è invece un vero rebus storico. Ancora gli studiosi non sono d’accordo su chi l’abbia costruito e su quale sia il messaggio che il suo apparato scultoreo vuole trasmettere. L’arco viene costruito all’indomani della battaglia del Ponte Milvio, combattuta nel 312 d.C. tra Massenzio e Costantino e vinta da quest’ultimo in quanto aveva sognato il dio dei Cristiani che gli aveva imposto di mettere sulle insegne il simbolo di Cristo per vincere. La vittoria arriva, e Costantino nel 313 stabilisce che il Cristianesimo diventi religione di stato. Per celebrare la vittoria viene eretto un arco di trionfo sulla via trionfale, accanto al Colosseo da una parte e all’accesso al Foro Romano dall’altra. Per l’apparato decorativo sono scelte opere provenienti da monumenti degli imperatori Traiano, Adriano e Marco Aurelio, oltre ad un fregio fatto per l’occasione, che narra le vicende della battaglia del Ponte Milvio, in cui però non compare nessun cenno all’intervento del dio dei cristiani. Come dicevo, gli archeologi non sono d’accordo tra loro riguardo le vicende dell’arco: un vero e proprio partito sostiene che esso sia addirittura precedente, costruito sotto Adriano, e riutilizzato in epoca costantiniana. Una cosa è certa: l’arco di Costantino è senza dubbio uno dei monumenti di Roma più belli e meglio conservati. Quella cancellata grigia che lo isola dal contatto con la folla dei turisti se da un lato lo protegge, dall’altro non permette di goderne da più vicino tutti i dettagli, ed è un peccato.

Colosseo

L’interno del Colosseo

4 thoughts on “Roma caput mundi: un week-end archeologico/culturale nella città eterna – Domenica archeologica

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