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AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 12/10/11

Uluru, immersi nel “Tempo del sogno”

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scopriva l’America. Il 12 ottobre 2011 Marina e Lorenzo scoprono Uluru. Forse non è la stessa cosa, ma vedere dall’alto dell’aereo il monolito che si staglia in mezzo al deserto piatto per centinaia i km fa un certo effetto. Siamo partiti stamani da Adelaide per Alice Springs; qui  abbiamo preso un altro volo per Ayers Rock. Intanto l’aereo si popola di facce già viste, sposini italiani incrociati qua e là negli scorsi giorni. Arrivati all’aeroporto prendiamo a noleggio alla Herz una bella e immensa Toyota Prado, una 4ruote motrici più grande del Rav4, che ci regalerà grandi soddisfazioni quando attraverseremo il deserto in macchina. Prima tappa l’Ayers Rock Resort, dove alloggiano tutti i turisti che visitano Uluru. Poi facciamo rotta per il monolito più famoso del mondo.

Per entrare nel parco nazionale di Uluru – Kata Tjuta ci vuole un biglietto/permesso di 25 aud a persona, valido 3 giorni. Lo acquistiamo e andiamo. Un salto veramente (troppo) veloce al centro culturale di Uluru, che si trova nella terra di cui sono proprietari tradizionali gli Aborigeni Anangu, e che è sacro a loro, quindi arriviamo in prossimità dell’immenso monolito e ci mettiamo su un cammino. Si tratta del Mala Walk, Un percorso ai piedi di Uluru che ne costeggia un tratto e che, oltre a offrire scorci spettacolari nel verde, nel rosso della roccia e nell’azzurro del cielo alle 4 pomeriggio, racconta anche una storia: un mito degli aborigeni Anangu che ha per protagonisti i Mala, piccoli wallabies dal pelo grigio che nel racconto sono però mezzi umani. Il mito narra che i Mala giunsero a Uluru da molto lontano; qui si accamparono nelle grotte che la roccia offriva, e qui iniziarono la loro cerimonia sacra, che non poteva essere interrotta per nessun motivo. Durante la cerimonia arrivano due emissari del “popolo dei semi di Mulga” che invitano i Mala a partecipare ad un’altra cerimonia, ma i Mala rifiutano. Gli anziani del Popolo dei semi di Mulga si offendono e per vendicare il rifiuto invocano il mostro Kurpany, un grande cane selvatico nero. Lunpa, un uccello-donna martin pescatore, visto il pericolo avvisa i Mala che però non l’ascoltano, intenti come sono alla loro cerimonia. Il mostro Kurpany fa strage dei Mala e insegue i sopravvissuti perché non tornino più a Uluru. Lungo il Mala Walk si possono immaginare i luoghi della cerimonia, gli anfratti, le grotte, una delle quali con disegni in ocra, la sorgente al fondo del cammino. Si passa anche davanti ad un tratto di roccia sacro alle donne Anangu: su di esso è inciso come in un libro, il sapere, ma solo lì può essere letto, non può essere riprodotto fotograficamente. È un luogo sacro, e come tale va rispettato. Il Mala Walk è breve ma intenso; la vegetazione, pur essendo nel deserto, è abbastanza lussureggiante, merito forse della vicinanza della fonte, il Kantju Gore, che è a termine percorso.

uluru

L'inconfondibile silhouette di Uluru, nel deserto rosso australiano

Iniziamo poi il Base Walk, il percorso a piedi intorno a Uluru, il primo tratto del quale è sacro agli uomini Anangu. Effettivamente non è difficile capire perché Uluru sia sacro: un monolito immenso, nel bel mezzo del piatto deserto come oggi richiama migliaia di turisti per la sua attrattiva di meraviglia naturale, così a suo tempo affascinò il popolo aborigeno che viveva qui e che faceva risalire al “tempo del sogno”, al Dreamtime, la nascita e la creazione, il canto di tutte le cose. Non completiamo il giro intorno a Uluru, ne percorriamo solo una frazione, perché nel frattempo si sta avvicinando il tramonto. Oltre al fatto che non è piacevole rimanere qui fuori quando fa buio, c’è un’attrazione che, pare, non bisogna perdere: la vista del tramonto su Uluru. Andiamo dunque al punto panoramico, dove è già schierata una fila di macchine piuttosto lunghetta. Il sole cala, si spegne la luce rossa su Uluru. Tutto sommato non è un granché ‘sta visione, per noi che abbiamo camminato ai suoi piedi a metà pomeriggio. Ma per molti, per tutti coloro che vengono con tou organizzati, questa è l’unica occasione, insieme all’alba, concessa per vedere Uluru. Vabbé, vediamo se con l’alba andrà meglio.

uluru at the sunset

Tramonto su Uluru

A cena al resort partecipiamo al BBQ collettivo: scegli la carne che vuoi (e noi optiamo per un combo canguro-coccodrillo-emù) e te la cucini da solo sulla griglia. Divertente e, soprattutto, fa molto avventura! Poi a letto presto: domani mattina, all’alba dovremo essere al cospetto di Uluru. E l’alba è alle 6.15!

AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 16/10/11

Esploratori nella foresta tropicale

Stamattina il tempo non è proprio bello come ieri. Peccato, perché ci aspetta la regina delle escursioni, quella nel Kakadu National Park. Famoso principalmente per i suoi abitanti più pericolosi, i coccodrilli, il Kakadu è molto di più: è un luogo in cui natura e cultura aborigena si sono fusi, in cui, nell’immensità della natura, l’uomo da 50mila anni conduce comunque la sua vita, lasciando testimonianza di sé nelle pitture rupestri che caratterizzano alcune aree di questa grande distesa tropicale. Il percorso in autobus per arrivare all’ingresso del parco è molto lungo, attraversa un’ampia zona poco abitata e di foresta, dove il gioco diventa individuare i wallabies che attraversano la strada e i termitai più imponenti (e alcuni sono davvero enormi, raggiungono anche i 2 m). Quando arriviamo all’ingresso del Kakadu National Park scopriamo che siamo appena a metà del tragitto per arrivare alle sedi delle nostre escursioni. Intanto la foresta si infittisce, i wallabies scompaiono e si raggruppano minacciose nuvole nere all’orizzonte. L’anno al Kakadu è scandito in 6 stagioni. Ottobre rientra nella stagione pre-monsonica e per darci una dimostrazione pratica di che cosa si tratta inizia a piovere forte poco prima della nostra prima tappa. E noi, confidando nel clima tropicale e in una giornata bella come quella di ieri, non abbiamo portato niente per coprirci! Ma il tempo ci grazia e pioviggina appena quando finalmente tocchiamo terra per recarci a vedere le pitture rupestri di Nourlangie.

pitture rupestri kakadu

Le pitture rupestri al Kakadu National Park

Gli uomini occupano queste terre da 50mila anni. Una serie di miti del popolo aborigeno proprietario tradizionale di quest’area racconta del Tempo del Sogno, di quando il popolo degli antenati, i Mimi occuparono queste terre e inventando l’arte, bim, e di ancora prima, quando l’uomo-luce, personificazione del fulmine, risalendo il fiume, creò tutte le cose andando a stabilirsi in quest’area dove poi furono realizzate le pitture rupestri. Il sito è nella foresta, a ridosso di un monte presso il quale gli aborigeni vivevano, bivaccavano, e dipingevano. Così, nei ripari sottoroccia, essi rappresentavano animali, danze di uomini e donne, l’uomo-luce, spesso in un sovrapporsi di pitture realizzate in tempi differenti. Dipingevano per arte per davvero, non per scopi religiosi o per altro, ci assicura la guida, ma per puro passatempo. C’è la raffigurazione del canguro (che però forse è un falso, visto che qui non ce ne sono), c’è il Serpente Arcobaleno, figura mitologica creatrice, c’è l’uomo-luce, c’è la danza, c’è una serie di figure e disegni in ocra, in giallo, in rosso e in bianco. Finalmente un segno archeologico qui in Australia, anche se datare queste pitture è un’impresa. Gli scavi condotti dagli archeologi australiani hanno fornito dati sugli stanziamenti nei ripari sottoroccia. Ben altra cosa, però, è datare sulla base dello stile, documenti di questo tipo, considerando poi che a disegno si sovrappone disegno, per millenni. Questo è un luogo che trasuda storia, trasuda identità, trasuda il profondo legame originario tra uomo e natura.

Never smile at a crocodile!

Dopo pranzo è la volta della tanto turistica quanto spettacolare crociera sul billabong delle Yellow Waters. Qui di nuovo la natura trionfa: tra coccodrilli, uccelli di ogni forma e dimensione, prati acquatici di ninfee in fiore e vegetazione lussureggiante c’è di che restare a bocca aperta. Il Kakadu è abitato da due tipi di coccodrilli: i temibili coccodrilli estuarini e i più piccoli freshwater. Sono questi che vivono, e che vediamo pigri e indolenti, nelle Yellow Waters. Vedere per la prima volta nella vita un coccodrillo libero in natura a poca distanza da te, che quando si immerge mette in mostra il suo dorso degno di un drago delle favole, fa un certo effetto. Ma, e non me ne voglia male il coccodrillo,m non è l’unica cosa per cui vale la pena fare questa gita in battello. Sono gli uccelli la vera meraviglia di questo posto: uccelli palustri, anatre siberiane in trasferta, rapaci e kokaburra sono i veri protagonisti del tour. Assistiamo al tentativo di un grosso uccello acquatico di mangiare, con scarso risultato, un gran pesce gatto che aveva arpionato col suo becco lungo e appuntito, ci divertiamo ad osservare un piccolo trampoliere che con eleganza cammina sulle foglie di ninfea, vediamo rapaci di vedetta sull’alto di rami spogli. Brava la guida, molto teatrale, che ci appassiona a quello che stiamo vedendo, che ci racconta che durante la stagione delle piogge prossima ventura, il livello dell’acqua salirà così tanto da allagare tutta l’area nel raggio di km, e che è possibile vederne i segni sui tronchi più alti degli alberi, cui restano appese alghe ed erbe palustri trasportate dalla corrente. Impressionante. Questo è un fenomeno naturale contro cui l’uomo non può, e non deve, fare nulla: è la natura che fa il suo corso, noi siamo solo spettatori.

il billabong nel Kakadu National Park

La vegetazione del billabong nel Kakadu National Park

Il tempo atmosferico ci ha graziato, per cui la gita sul billabong è stata particolarmente ben riuscita. Concludiamo la nostra escursione al Kakadu con una visita al Cultural Centre di Warradjan: consiste in una sorta di museo/esposizione permanente sulla cultura aborigena: i contenuti sono a metà strada tra l’archeologia, l’etnologia o l’antropologia e la storia recente. A seguire il percorso espositivo si fa conoscenza con la cultura aborigena di questi territori, che di questi territori conosce i segreti e le stagioni, le risorse, convive con i coccodrilli e anzi li caccia, sa ripararsi dalle piogge e sa sopravvivere alla stagione secca. È un sapere vecchio di millenni che ha rischiato di perdersi con l’arrivo dei Bianchi. E che ora, un po’ per trasmissione della conoscenza, un po’ per tentativo di riacquisire un’identità quasi perduta, gli aborigeni per primi vogliono recuperare.

coccodrilli kakadu national park

Un coccodrillo in un billabong al Kakadu National Park

Il viaggio del ritorno è lungo e disturbato dalla pioggia. Arriviamo a Darwin che è ormnai troppo tardi per andare ai famosi mercatini che si svolgono qui ogni domenica, i Mindil Markets. Non ci resta che tornare a mangiare sul molo del porto, alla Safood Court che ieri sera ci ha deliziato. E concludiamo così, ad un tavolino sul molo, con un piatto orientale a base di barramundi (un caso di contaminazione culinaria particolarmente interessante) e una birra Pale Ale australiana, guardando i grossi pescioni che nuotano in queste acque, la nostra permanenza a Darwin. Domani si va a Cairns.