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#sedicogelato: la mia giornata al Firenze Gelato Festival

Premessa: è la prima volta che il blog di Viaggimarilore viene invitato a fare da blogger ad un evento. Di questo sono molto felice, sia perché ho potuto conoscere altre blogger, in particolare foodblogger, sia perché ho potuto vedere dall’interno come funzionano eventi di questo tipo e sia perché non capita tutti i giorni di incontrare il megadirettoregalattico di un’azienda italiana, la Sammontana, che scende in mezzo ai giovani e ci mette la faccia.

il team blogger di #sedicogelato - Firenze 18 maggio 2013

il team blogger di #sedicogelato – Firenze 18 maggio 2013

Ma andiamo con ordine e raccontiamo per bene cosa è successo sabato 18 maggio 2013, a Firenze, durante il Festival del Gelato 2013.

Come ogni anno, la Sammontana, la notissima azienda produttrice di gelati che ha sede ad Empoli, quindi non così lontano da Firenze, ha un suo stand in Piazza della Repubblica, piazza centralissima della città, che se già durante l’anno è sempre brulicante di gente, in occasioni come il Festival del Gelato si riempie in maniera incredibile!

Noi blogger chiamate dalla Sammontana a raccontare l’evento avevamo una missione: andare in giro per Firenze, tra uno stand di gelati e l’altro, a caccia di storie. #sedicogelato era l’ashtag di riferimento, la parola d’ordine, attraverso la quale raccontare storie di ordinaria golosità, ordinario gelato, ordinaria follia! Attraverso tweet e fotografie, un maxischermo in piazza della Repubblica trasmetteva tutti questi istanti di bontà.

Su instagram ho pubblicato le foto del Villaggio Sammontana

Su instagram ho pubblicato le foto del Villaggio Sammontana

Il Villaggio Sammontana è stato dunque la nostra base di partenza, ma poi ciascun blogger ha preso la sua strada e girando di via in via, di piazza in piazza, è andato a consumare la sua Gelato Card per 5 assaggi di gelato più un Cocktail Gelato: un’esperienza in effetti decisamente titanica!

#Sedicogelato, allora, vi racconto la mia giornata al Firenze Gelato Festival!

Innanzitutto al Villaggio Sammontana c’era, ovviamente, la prima possibilità di mangiare il gelato. Il gusto dell’anno, creato apposta e in edizione limitata, era un ottimo “cantuccio”, in onore dei cantuccini col vinsanto, i biscotti più noti della Toscana al di fuori della regione. Era possibile utilizzare già qui uno dei tagliandi per assaggio gelato, oppure si poteva pagare 2 euro per una coppetta, contribuendo a “Un gelato di solidarietà”: tutto il ricavato della Sammontana, infatti, andrà in beneficenza alla Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Così ho fatto io: non ho usato uno dei tagliandini della Gelato Card, volendo fare un gesto doveroso di solidarietà. E poi in questo modo ho risparmiato un assaggio!  :-)

Da piazza della Repubblica mi sono spostata in piazza Santa Maria Novella, piazza in cui ultimamente passo sempre volentieri, perché è così bella, per me, con le sue aiuole verdi nel mezzo… fa a gara con piazza Santa Croce per bellezza, a mio parere… ma questa è un’altra storia… In piazza Santa Maria Novella c’era il cuore del Festival del Gelato: tutti gli stand delle varie gelaterie provenienti da tutta Italia, e oltre, che proponevano ciascuna il suo gusto più buono/particolare/profumato/bizzarro. Scelta ardua, quindi, perché solo 5 assaggi sono troppo pochi se si vuole sperimentare il più possibile (per fortuna ci sono le ricariche…)!

La piazza di Santa Maria Novella ha fatto da sfondo al Firenze Gelato Festival

La piazza di Santa Maria Novella ha fatto da sfondo al Firenze Gelato Festival

Cosa abbiamo assaggiato noi?

Crema di miele con zenzero e limone: di Claudio D. Guerreiro (Delizia, Tavira, Algarve, Portogallo), miele allo zenzero su  un gelato al timo e limone. Molto profumato e delicato.

Roma 2013: di Simone Deodati (New Moon Gelateria, Narni Scalo), gelato alla noce con cannella, variegato arancia e cioccolato. Tutto ciò che potrei volere da un gelato, e infatti il mio preferito!

Sere d’Estate: di Orlando Volpini (Piccadilly Mare, Senigallia), mascarpone variegato al cioccolato e pere.

Crema agrumi Val Tindari: di Toni Cafarelli (Il re del Gelato, Firenze), una crema all’arancia arricchita con scaglie di cioccolato.

Ma, voi direte, manca un assaggio! E infatti sì, perché come ultimo assaggio di gelato mi sono riservata una coppetta in piazza Strozzi, dove era allestito lo stand del Japan Village. Gelato al tè verde e riso è stata la mia ultima coppetta di sabato. Una piccola curiosità che dovevo togliermi…

I miei 2 assaggi preferiti: Roma 2013 e té verde

I miei 2 assaggi preferiti: Roma 2013 e té verde

E infine, proprio per sfruttare fino in fondo la Gelato Card ho preso (ma questo lunedì, ultimo giorno utile), il Cocktail Gelato Mohito. Così posso dire di essermi levata ogni soddisfazione!

Oltre a mangiare gelato a più non posso, durante la giornata, e in generale durante l’intero festival, dal venerdì 17 a lunedì 20 maggio, erano organizzati eventi speciali, come il Gelato Show Cooking con nientemeno che Gianfranco Vissani special guest, i corsi di gelati “Gelatiere per un giorno” e, clou della serata di sabato, al Villaggio Sammontana, la proiezione del cortometraggio “Sammontana, la storia di un sorriso”, realizzato da Virgilio Villoresi per celebrare i quasi 70 anni di attività dell’azienda, che nacque – ci raccontava Leonardo Bagnoli, oggi a capo della Sammontana – come tranquilla gelateria, nel momento in cui il nonno Sammontana si stufò di fare il casellante al passaggio a livello della ferrovia. Chi l’avrebbe mai detto: è incredibile come certe scelte influenzino il correre del destino e del futuro…

Il Festival del Gelato 2013 a Firenze si è concluso. L’appuntamento è per l’anno prossimo, stessa città, stesso Villaggio Sammontana, ma nuove storie da raccontare. A proposito, io ho raccontato la mia, ma #sedicogelato, voi cosa dite?

Domenica pomeriggio al Museo Stibbert

Frederick Stibbert era un tipo strano. Era ricco, molto ricco. Per cui non diremo che era un tipo strano, ma piuttosto che era un tipo eccentrico. Sì, era un tipo eccentrico, Frederick Stibbert. Innanzitutto era un po’ troppo legato, morbosamente, direi, alla madre, e poi era un collezionista esagerato, anzi, maniaco! In particolare le armi e le armature lo interessavano, che fossero europee, islamiche, indiane, turche o giapponesi, medievali o rinascimentali, lui le doveva possedere tutte; che fossero elmi, corazze, spade, scudi, scimitarre, fucili e finimenti dei cavalli, nella sua collezione doveva rientrare tutto quanto! La sua vita si svolge tra il 1838, anno della sua nascita a Firenze, al 1906, quando muore non prima di aver donato alla città la sua casa convertita in un museo che ospitava la sua collezione: Frederick aveva speso una vita a metterla insieme, non poteva certo permettere che potesse essere smembrata dopo la sua dipartita!
La casa-museo Stibbert sorge all’interno di un parco ad ingresso libero nel quale i Fiorentini passano i loro pomeriggi, chi con i figlioli, chi con il cane, chi semplicemente in compagnia di un buon libro. Per chi vuole visitare il museo, la visita, di un’ora, accompagnata, costa 8 euro e catapulta nel mondo magico di quest’uomo probabilmente mai diventato adulto del tutto. Se i bambini amano giocare coi soldatini, infatti, lui poteva giocare con i modelli a grandezza naturale: tra i cavalieri a cavallo dell’armeria europea e quelli dell’armeria islamica, aveva l’imbarazzo della scelta!

Museo Stibbert

Entrare nel mondo di Stibbert equivale a immergersi in un universo fantastico, dove ogni sala racconta di un’epoca , di un’area geografica popolata da valorosi e immortali soldati, cavalieri di un esercito fantastico e prezioso che fa impazzire i bambini. Ma andiamo con ordine. Nella prima sala, la quadreria, più che le armature attira la grande quantità di dipinti appesi alle pareti, tra cui, a saper guardare, si cela un dipinto di Peter Brueghel il Giovane… Andando avanti, è molto suggestiva l’armeria islamica, che nelle pareti si rifà agli interni della Alhambra di Granada, e che ospita armature e abiti turchi, persiani e indiani. Il nostro Stibbert era un gran viaggiatore, e dai suoi viaggi in giro per il mondo riportava sempre qualcosa per la sua collezione. C’è chi colleziona biglietti da visita (come la sottoscritta) e chi colleziona armature. Ognuno ha lo spazio che si merita, del resto…

Divertenti sono i paramenti per gli elefanti, direttamente dall’India, ma la sala più bella in assoluto, più suggestiva sia per il corteo di cavalieri che sfila, sia per l’ambientazione in una sala medievale, è la sala della cavalleria dell’armeria europea. Qui i bambini, che hanno già avuto modo di indossare qualche elmo, si divertiranno come matti a guardare i cavalli bardati, le vetrine piene di elmi, di spade, di scudi, le armature pesantissime eppure riccamente decorate  come fossero opere d’arte… Anche gli adulti rimangono affascinati. Forse un po’ sopraffatti, ma affascinati.

Museo stibbert

Museo stibbert

Dopo queste, che sono le sale del museo vero e proprio, si entra nell’abitazione privata di Frederick Stibbert, della sua amata madre e delle sue sorelle Erminia e Sofronia (non ridete, per favore!). Una serie di sale, piccine, più grandi, sontuose, come la sala da ballo, intime, come la camera da letto di mamma e quella di Frederick (rigorosamente accanto), infine la collezione di porcellane (di Doccia, di Capodimonte, di Meissen) che completano il percorso, ci danno un’idea del lusso in cui quest’uomo viveva a Firenze alla fine del XIX secolo, quando l’Italia aveva da poco raggiunto la sua Unità politica e Firenze, dopo pochi anni da capitale, era tornata ad essere una città importante, soprattutto dal punto di vista culturale.

museo stibbert. La sala da ballo

museo Stibbert. La sala da ballo

La passeggiata nel parco è una tranquilla e rilassante camminata nel verde di alberi frondosi e di aiuole dove timide margherite in fiore biancheggiano in questa primavera finalmente sbocciata. Centro del parco è il laghetto dominato da un tempietto egittizzante che sembra arrivato lì per caso… ma che poi non è così strano, se pensiamo al nostro padrone di casa..

il tempietto egizio nel parco Stibbert

il tempietto egizio nel parco Stibbert

L’Anello della Calvana: camminare nella natura a pochi km da Prato e Firenze

Calvana

Approfittando del primo sabato di sole, nonostante non sia ancora iniziata la primavera sul calendario, io e Lorenzo avevamo troppa voglia di sgranchirci le gambe per restare a casa a guardare le qualificazioni del GP d’Australia. Così, preparati i panini, studiato il percorso, ovviamente, armati di pile, giacca a vento e scarpe da trekking, siamo partiti di prima mattina alla volta di Prato, per raggiungere il piccolo borgo di Filettole. Continuiamo così la nostra esplorazione dei dintorni di Firenze.

Sarà che il nome mi ricorda per assonanza Frittole, ma pensare che siamo a pochi km dal distretto industriale più importante della Toscana mi ha fatto pensare che qui, in collina, circondati dalla natura sotto forma di bosco, c’è davvero la porta verso un altro mondo. Benigni e Troisi si erano ritrovati catapultati nel Rinascimento, noi, molto più semplicemente, ci siamo immersi nel bosco e nella vegetazione più fitta.

Il percorso che abbiamo scelto corrisponde all’Anello della Calvana: nella prima parte calca il sentiero 40, arrivando fino alle case abbandonate di Valibona; poi, col sentiero 20 sale fino al M.te Cantagrilli, quindi percorre la cresta montuosa fino alla Retaia e infine, prendendo il sentiero 26 ridiscende a Frittole, pardon, Filettole. Sembra veloce ma non è, e noi abbiamo impiegato molto più tempo, vuoi perché fuori allenamento, vuoi per le soste panoramiche, vuoi per il pranzo, vuoi per l’incontro con i cavalli, delle 4.30 ore circa previste dalla nostra guida tascabile, Sentieri di Firenze, di Stefano Ardito.

Il sentiero CAI 40 dopo un primo tratto tra le case di Filettole, passa davanti a Villa Gherardi, quindi continua, costeggiando oliveti e fattorie lungo il versante della montagna che dà sulla valle del Bisenzio, il fiume che scende verso Prato.

oliveti all'inizio del percorso a piedi della Calvana

oliveti all’inizio del percorso a piedi della Calvana

Poi ci si inoltra nel bosco. Un lungo percorso in lieve pendenza che si avverte a malapena si spinge nella boscaglia, costeggia ad un certo punto lo scorrere di un piccolo torrente, ricalca in un tratto un selciato antico, medievale addirittura, fino a sbucare, dopo 2 ore e più di cammino, in una radura che segnala l’uscita dal bosco, l’approssimarsi delle case abbandonate di Valibona e il cambio di percorso verso la vetta del Monte Cantagrilli, in un paesaggio completamente diverso.

il sentiero ricalca un selciato medievale in alcuni tratti ancora conservato

il sentiero ricalca un selciato medievale in alcuni tratti ancora conservato

La cosa più bella di percorrere un tratto di bosco del genere in questo momento dell’anno, agli inizi della primavera, è proprio cogliere i segni della nuova stagione in arrivo, attraverso l’apparire sul terreno dei timidi fiorellini primaverili: gli anemoni alle quote più basse, poi le violette, le orchidee selvatiche e addirittura le primule! Fiorellini che con la loro sola presenza ingentiliscono un territorio che sta uscendo dall’inverno, ben evidente nel muschio di un bel verde acceso che copre ogni cosa, tronchi d’albero caduti e alberi vivi, pietre di muri a secco e rocce, fin nell’alveo del piccolo torrente, che infatti scorre in un letto tutto verde!

Il Rio Buti che costeggia il percorso. O viceversa...

Il Rio Buti che costeggia il percorso. O viceversa…

L’uscita sulla radura conduce immediatamente all’incrocio con gli altri sentieri che passano da queste parti. Noi proseguiamo per un piccolo tratto, fino a raggiungere le case abbandonate di Valibona, che furono uno dei teatri della Resistenza su queste montagne: un monumento realizzato nel bosco di conifere che circonda le case ci racconta della battaglia che qui si svolse il 3 gennaio 1944 tra partigiani  e fascisti.

Si tratta di poco più di un edificio in pietra e mattoni, ormai privo del tetto, crollato, e del quale rimangono soltanto le travi di sostegno; le finestre non hanno più i vetri, è vietato inoltrarsi all’interno delle abitazioni per via del pericolo di crolli, cosa che non fatico a credere, data la situazione di estremo abbandono e rovina, direi quasi degrado delle murature.

Le case abbandonate di Valibona

Le case abbandonate di Valibona

Spira un vento gelido poco simpatico. Tuttavia, poiché non sappiamo cosa ci riserverà il percorso da qui in avanti, decidiamo di fare sosta per il pranzo. Ma male ce ne incoglie: perché una nuvola particolarmente antipatica va ad oscurare il sole che fino a quel momento aveva fatto capolino e ci fa congelare le povere mani che reggono i panini. Nonostante le energie impiegate fino a questo momento, il freddo mi fa passare persino la fame!

Ripartiamo, lasciamo Valibona e torniamo all’incrocio con gli altri sentieri. Qui imbocchiamo il 20, che fin da subito sale attraverso i prati pieni di crochi, il primo fiore che sboccia dopo l’inverno, diretti alla vetta del M.te Cantagrilli. Ora, seguire un percorso CAI in un prato o in una radura è cosa ben diversa da seguirlo nel bosco: nel bosco si cammina su un sentiero e quello soltanto, non c’è modo di perderlo, perché è l’unico passaggio aperto nel fitto della boscaglia. Ma in una radura tutto è aperto: l’occhio può spaziare su un orizzonte molto ampio, e l’area camminabile è molto estesa, cosicché diventa importante saper riconoscere qui meglio che altrove i segnavia bianchi e rossi del CAI, anche a lunga distanza, ma anche le tracce sul terreno che indicano il tracciato. Da bravi cittadini che diventano Giovani Marmotte per un giorno, abbiamo imparato a riconoscere le tracce utili per scegliere, in caso di dubbio sulla direzione da seguire, il tracciato giusto. Innanzitutto i segnali CAI, che ovviamente sono piazzati non su tutte le rocce o alberi, ma ad una certa distanza l’uno dall’altro, riuscendo così a darci un’indicazione della direzione da seguire. Per un’operazione del genere ci vogliono però occhi buoni che sappiano vedere parecchio lontano, e che le condizioni del terreno lo consentano. Nel caso di oggi, quando i segnali CAI non erano sufficienti (in realtà il sentiero 20 è ben segnalato) abbiamo guardato al fatto che il sentiero doveva già essere stato battuto da altri piedi, quindi trovare la traccia nell’assenza di erba e, nel fango, nelle impronte di mountain bike, di scarpe da trekking appartenenti ad altri camminatori che ci avevano preceduto e, non ultimi, agli zoccoli di cavalli (molto più indicativi, questi, dei loro escrementi, sparsi ovunque su questi prati). Sì, perché da queste parti i cavalli pascolano allo stato brado, il che rende particolarmente interessante la prospettiva di un incontro con qualche esemplare. Mentre saliamo al Monte Cantagrilli li vediamo in una radura in lontananza. Ma i nostri piedi oggi non ci porteranno da quella parte.

Il Monte Morello e l'A1 verso Bologna dal M.te Cantagrilli

Il Monte Morello e l’A1 verso Bologna dal M.te Cantagrilli

Purtroppo non siamo nella stagione giusta per appurare il perché del nome del monte Cantagrilli. Ma la vista da quassù, a 818m slm, spazia su tutta la valle che separa la Calvana, su cui siamo noi, dal Monte Morello, che giganteggia di fronte al nostro sguardo; in fondo alla valle scorre l’autostrada che va verso Bologna, mentre laggiù, immersa nella foschia, c’è Firenze, della quale si indovina a malapena il Duomo. Abbiamo cambiato versante rispetto a stamani: quando siamo partiti il nostro percorso gravitava sulla valle del Bisenzio, mentre ora guardiamo Firenze e, più vicina, la piana di Sesto. E la cosa più incredibile è che vicino a città grandi, moderne e industrializzate come sono il distretto Firenze-Sesto-Prato si possano trovare ancora tratti di natura pressoché incontaminata! Sulla vetta del monte, come nella migliore tradizione, è stata posta un’alta croce rivolta proprio verso il Monte Morello. E sembra che chiacchierino tra loro, le due montagne, Morello e la Calvana, estreme propaggini dell’Appennino ToscoEmiliano alle cui pendici sorge Firenze e la sua conurbazione.

Proseguiamo da qui, seguendo indicazioni bianche e rosse, tracce di mountain bike e zoccoli di cavalli, verso l’altra vetta del percorso, la Retaia. Ora stiamo camminando sulla cresta della montagna, per cui il nostro sguardo vede a destra Prato e a sinistra Firenze. Da quassù il panorama è pressoché a 360° sul territorio circostante. Meraviglioso.

Anche sulla Retaia c’è una croce a segnalare la vetta. Da qui lo sguardo sull’immensa valle ai piedi della Calvana spazia ancora meglio. D’ora in avanti il percorso è in discesa. E finalmente, del tutto improvvisamente, anche se ci avevamo sperato fortemente, ci ritroviamo davanti a due cavalli, madre e puledro, e un mulo molto socievole, che si avvicina e si lascia toccare. Il puledro e la giumenta invece, per quanto assolutamente non infastiditi dalla presenza umana, non sono altrettanto socievoli. Il nostro incontro con gli abitanti del luogo può dirsi realizzato! E così continuiamo la discesa. Che si rivela notevolmente lunga.

calvana

Imboccato il sentiero 26 (e non nego che per trovarlo abbiamo fatto un po’ di fatica), il percorso si inoltra di nuovo nel fitto della boscaglia e comincia a scendere inesorabilmente. Si passa davanti al Chiesino di Cavagliano, una piccola cappella dedicata alla Madonna appena discosta dalla via di Cavagliano, piccolissimo borgo poco distante che si raggiunge con un percorso che parte da Travalle (e che probabilmente affronteremo, prima o poi), e poi giù, sempre più giù, attraversando la via larga del sentiero 24 e ributtandosi nel fitto della boscaglia fino a che le campane della chiesa di Filettole non ci avvertono che siamo quasi arrivati. E solo ora ci accorgiamo della fatica di tutta la giornata, delle gambe doloranti e dei piedi che non sentiamo più (io con le scarpe da trekking nuove, poi!). Il sole sta calando, è l’ora giusta per tornare a casa. E infatti rimontiamo in macchina. Lasciamo il borgo di Filettole, la porta verso la natura, e ci ributtiamo nel traffico cittadino che, volenti o nolenti, è il nostro ambiente naturale.

Travalle, la campagna dove meno te l’aspetti

Il bel week-end di sole che si è appena concluso, primo anticipo di primavera, ha spinto molti a mettere il naso fuori di casa e a fare qualche bella gita fuoriporta più+ o meno lunga. Noi abbiamo pensato di riprendere una consuetudine che avevamo avviato l’anno scorso, ovvero andare alla scoperta dei dintorni di Firenze: fuori dalla città, e dalle vicine Sesto Fiorentino, Calenzano, Prato, si stendono le colline, i campi coltivati, si innalza il Monte Morello e il monte della Calvana, c’è tutto un mondo di piccoli borghi incantati e semisconosciuti, ma molto molto piacevoli.

Travalle

Travalle

Per questa domenica pomeriggio abbiamo scelto la piccola contrada di Travalle, sopra Calenzano. Una zona ricca di prati, di oliveti e di casolari isolati che si arrampicano sulle pendici del monte della Calvana. Una serie di strade sterrate tra i campi, i casali e gli oliveti consente di fare lunghe passeggiate e infatti oggi troviamo un sacco di gente, di famiglie con bambini, di coppie col cane, di gruppi di persone che semplicemente fanno un giro. E’ tutta gente che abita nella zona e che viene qui a passare il pomeriggio. Poi ci siamo noi, che siamo venuti a esplorare questo angolo di paradiso a due passi da Firenze.

Un gregge di capre a Travalle

Un gregge di capre a Travalle

Innanzitutto, appena arrivati, ci imbattiamo in un gregge di capre che placidamente bruca l’erba, accompagnato da un bel cane da pastore che si distrae con i cani al guinzaglio della gente che passeggia: ma niente paura, perché le capre sanno esattamente dove fermarsi e poi il cane da pastore sta comunque attento a richiamarne l’attenzione al momento opportuno.

Travalle

 La passeggiata è lunga, costeggia olivi e prati, passa davanti alla  villa di Travalle, una tenuta di proprietà della famiglia Strozzi che fece costruire un grandioso complesso a vocazione agricola – di cui rimane funzionante la fattoria, mentre la villa è visitabile su prenotazione telefonica - nel XVII secolo. Da fuori non si percepisce esattamente l’architettura, che è racchiusa da alte mura, ma certo merita il giardino all’Italiana… chissà che prima o poi non torneremo per visitarlo!

Segni delle attività agricole a due passi dalla città: questa è Travalle

Segni delle attività agricole a due passi dalla città: questa è Travalle

La zona è nota ai fotografi, agli appassionati di fotografia e vede spesso gruppi amatoriali di fotografi che vengono qui per fare “pratica”: il luogo in effetti è magico, piacevole, esprime pace e bellezza, ha tutto quello che un fotografo, soprattutto un fotografo di paesaggi, può desiderare…

Travalle

La passeggiata continua verso le colline, dove si trovano un paio di casolari immersi negli olivi. Da quassù la vista spazia su ampie distese coltivate. Sembra incredibile che a pochi km da qui ci sia la città, anzi la zona industriale gravitante su Firenze. E allora godiamoci questo inedito angolo di paradiso finché tramonta il sole.

A novembre Firenze fa rima con cultura

Si sta preparando un inizio di novembre all’insegna della cultura a Firenze. Più che autunno, in realtà si potrebbe parlare di una primavera culturale! Due gli eventi in calendario, che si svolgono in contemporanea, anche perché intimamente collegati tra loro: Florens 2012 e il Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze. Lo sfondo è la città, i suoi monumenti e le iniziative collaterali, o le mostre già in corso, che completano un quadro finalmente vivo e vitale di questo frangente della vita culturale fiorentina.

firenze

Florens 2012 si svolgerà dal 3 all’11 novembre. È una manifestazione culturale ad ampio spettro che va a ricomprendere un po’ tutti i campi della cultura, dalle installazioni di arte contemporanea al cinema, a eventi, convegni, tavole rotonde e conferenze su argomenti quali il paesaggio, l’ecologia, i musei, la comunicazione della cultura, le smart cities…

La città stessa si trasformerà in occasione dell’evento, grazie alle installazioni in Piazza Santa Croce e in Piazza del Duomo. In Santa Croce Mimmo Paladino allestirà una serie di blocchi di marmo molto grandi scolpiti con simboli arcaici e disposti a forma di grande croce. La croce è il tema di una mostra all’interno del Battistero di San Giovanni, mostra che consentirà di vedere insieme crocifissi scolpiti da grandi artisti del Rinascimento, come Donatello, Brunelleschi e Michelangelo. La croce è poi richiamata dall’installazione che riempirà Piazza del Duomo di olivi, alberi che ricordano l’episodio evangelico dell’Orto del Getsemani, che precede la crocifissione di Gesù, e dunque simbolicamente legati alla mostra all’interno del Battistero, e che vogliono richiamare anche l’attenzione sul paesaggio toscano, in particolare sul paesaggio a oliveti: pluralità di significati per un’installazione che sarà sicuramente di alto impatto visivo.

firenze

Il tema di Florens 2012 è Cultura, qualità della vita: riflettere sul valore aggiunto che dà la cultura, cultura che è risorsa e investimento. La cultura migliora la qualità della vita, questo il messaggio che si vuole trasmettere.

Durante la settimana di Florens si alterneranno nella Sala dei Cinquecento, dei Dugento e in altre sedi prestigiose di Firenze i grandi nomi della cultura che parleranno dei temi caldi del momento: da Mimmo Paladino ad Andrea Carandini a Gustavo Zagrebelsky, ad Alberto Asor Rosa, si parlerà di arte e spazio pubblico, difesa del territorio e paesaggio, significato profondo della cultura, musei, ecologia, politica ed economia. Per partecipare come uditori è necessario registrarsi sul sito www.fondazioneflorens.it. Inutile dire che la cultura è di tutti, pertanto tutti questi eventi sono gratuiti.

florens 2012

In contemporanea si svolgerà il Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, dall’8 al 10 novembre, negli spazi della Fortezza da Basso: si tratta di una grande vetrina per gli operatori del settore, ma con un occhio puntato sul grande pubblico, che potrà visitare gli stand e prendere parte agli eventi, conferenze, incontri tecnici e workshop in programma per la tre-giorni. In questo caso, però, l’ingresso è a pagamento: 10 euro intero e 5 ridotto.

salone arte restauro firenze 2012

Da corredo a questi grandi eventi rimangono, naturalmente, le grandi iniziative che si stanno svolgendo in questo momento a Firenze; una per tutte: a Palazzo Strozzi la mostra “Anni ’30, Arti in Italia oltre il fascismo”, che racconta quanto feconda ed eclettica fosse l’espressione artistica e del design italiano nel decennio più controverso della storia politica d’Italia.

Fonte: Does culture generate qualità of life?, by Alexandra Korey, The Fiorentine, 11 Oct 2012

Exporurale a Firenze: la campagna va in città

Non c’é location più adatta per Exporurale del Parco delle Cascine a Firenze, sia per il posto in sé, un grande parco con prati molto estesi, sia per il nome, Cascine, che richiama immediatamente alla mente l’ambiente agricolo e pastorale. Nei pressi delle Cascine poi vi é la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze e due ippodromi. Il parco é dunque il luogo ideale dove svolgere una manifestazione in cui la gente di città può immergersi nella vita e nei valori della campagna, dell’agricoltura e dell’allevamento.
Mentre scrivo, Exporurale 2012 si sta concludendo. Io e Lorenzo l’abbiamo visitata oggi, giorno conclusivo (ha aperto giovedì 20), in un pomeriggio decisamente caldo per essere settembre. Insieme a noi una folla infinita di gente, famiglie con bambini innanzitutto, tutti attirati dalla possibilità di passare all’aperto un pomeriggio domenicale passeggiando tra mucche, cavalli, asini e galline.

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La regina della Maremma
Ma non solo: un ricco apparato di stand della CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, delle Donne in Campo, e di numerose aziende agricole toscane fa da corredo alla manifestazione: prodotti agricoli, miele, formaggi, salumi, vino e olio, tutto a filiera corta e biogico.
Nei due prati si svolge il grosso di questa fiera: abbiamo il concorso canino, ormai appuntamento fisso da qualche anno, quindi abbiamo il latte Mukky, di Firenze, che offre bicchieri di latte fresco gratuitamente a tutti; e a proposito di gratis, uno stand prepara sul momento e offre a tutti la schiacciata tipica di Firenze: merenda gratuita per tutti assicurata!
Ma sono gli animali da allevamento i veri protagonisti, i bovini innanzitutto: e le vere regine della manifestazione sono le vacche maremmane, con le loro grandi corna che conferiscono loro un’aria fiera e severa. Tra i cavalli fa tanta simpatia il piccolo pony che se ne sta con la mamma a pascolare attirando l’attenzione dei bambini. C’é poi lo stand dell’Associazione Colombofila che ci fa vedere quante varietà di piccioni esistono e possono essere allevate; idem per le galline (ce n’é una lanosissima che sembra quasi un barboncino!).

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La manifestazione ha avuto un grande successo: fiumane di gente si riversavano alle Cascine questo pomeriggio, nonostante di domenica circolino pochi autobus e in generale vi siano pochi parcheggi. É bello che manifestazioni di questo tipo richiamino tanto pubblico, e che soprattutto questo pubblico sia fatto di bambini: una buona educazione e consapevolezza delle risorse del territorio passa anche e soprattutto da eventi di questa portata.
All’anno prossimo, con Exporurale 2013!

I colori del sole in Val d’Orcia

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Viaggimarilore é tornato in Val d’Orcia, a un paio di mesi dal tour fotografico che avevamo fatto da queste parti in mezzo a campi di grano che aspettava di maturare. Oggi il grano é maturo, anzi é già stato in gran parte mietuto. I campi, che a maggio erano ancora distese verdi che ondeggiavano nel vento, oggi sono gialli, del colore del sole, del colore dell’estate. Lorenzo, il fotografo di Viaggimarilore (su flickr i suoi scatti) ha immortalato proprio il giallo dei campi contro l’azzurro del cielo, i colori dell’estate. Noterete che le location sono le stesse di maggio: il bello é proprio questo, vedere come muta il paesaggio di stagione in stagione, scandito dai lavori agricoli.

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Viva Firenze!

Riflettevo ieri sul fatto che persino Madonna, venuta in concerto a Firenze, ha visitato gli Uffizi, l’istituzione culturale della città forse più importante, di certo la più nota del mondo. Riflettevo in particolare sul fatto che Firenze e Uffizi sono un binomio indissolubile, agli occhi del turista, si tratti del turismo di massa che di un turismo di stampo più culturale.

Certo, chi viene a Firenze non può non visitare gli Uffizi, non foss’altro che per dire che c’è stato (un po’ come quando a Parigi si deve andare al Louvre per forza!), ma Firenze non è solo Uffizi! Non è neanche solo Accademia, Duomo e Campanile di Giotto, Palazzo Pitti e Palazzo Vecchio, Ponte Vecchio e Piazzale Michelangelo. Me ne rendo conto ogni giorno che passa, Firenze ha un’offerta culturale esagerata, varia, infinita. Bisognerebbe essere un turista perpetuo, per poter riuscire a conoscere completamente questa città. Che ha una storia stratificata, una produzione artistica incredibile, un artigianato unico e delle peculiarità tutte sue particolari.

Viva Firenze!

Un esempio per tutti: l’anno scorso, in occasione del Festival dell’Europa, ho avuto la possibilità di entrare in una dimora storica di cui mai più avrei immaginato l’esistenza: Casa Guidi, la residenza italiana della poetessa Elizabeth Barrett Browning, che stabilì la sua dimora in una Firenze in cui si agitavano gli animi degli attivisti risorgimentali: pagine di storia sono passate su quelle poltrone e io ne ignoravo l’esistenza! Ma questo è solo un caso delle potenzialità culturali nascoste di questa città, dei suoi tesori che non aspettano altro che di essere svelati. Certo non tutto può essere promosso e valorizzato allo stesso modo, la promozione del patrimonio culturale è innanzitutto un discorso politico ed economico, e solo in seconda battuta veramente culturale. Ma proprio per questo, poiché è impossibile alle istituzioni politicamente preposte valorizzare tutto, a dare a tutto la stessa visibilità, è dal basso, da noi e non solo, ma da chi si occupa di turismo nel quotidiano che deve partire la proposta culturale. Fare del turismo di Firenze un turismo di qualità, culturale, certo, perché tutto è cultura, ma soprattutto di valore, e di valori.

Ho scoperto, grazie alla notizia di un blogcontest, dell’esistenza di Vivafirenze.it, portale di prenotazione alberghiera che persegue gli intendimenti dell’associazione No profit Life Beyond Tourism ® volta ad un turismo dei valori, non solo dei servizi e dei consumi, per favorire il dialogo interculturale e la conoscenza dell’identità dei luoghi. Il messaggio in pratica è questo: gli alberghi a Firenze non ospitano semplicemente, non forniscono solo la camera per dormire o la colazione continentale, ma sono parti di un sistema più ampio, di sviluppo della promozione culturale. Ma come avviene ciò, mi sono chiesta? Mi sono documentata, e ve lo riporto, perché l’idea è senz’altro buona e meritevole di attenzione: in quanto portale di prenotazione alberghiera, Vivafirenze.it ha degli accordi con gli hotel affiliati, per cui le commissioni sulle prenotazioni sono reinvesitite sul territorio per la preservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale fiorentino. Tutto parte, comunque, da Life Beyond Tourism e dal suo manifesto, vera dichiarazione di intenti che riconosce all’operatore turistico un ruolo attivo nel favorire “la conoscenza dello spirito del luogo e il dialogo interculturale” e che vede nel turista un altrettanto attivo ruolo come “potenziale seminatore di conoscenza e di dialogo interculturale“. Il Manifesto è molto bello e significativo: non è questo lo spazio adatto per riportarlo e per commentarlo, ma non dubito che gli dedicherò un post quanto prima, perché si merita la massima diffusione!

vivafirenze.it

Dunque, in conclusione, l’hotel come luogo privilegiato da cui ha inizio l’offerta culturale, sia direttamente che indirettamente. E’ una logica che mi piace, una logica nuova, una logica che non poteva che nascere qui, nella culla del Rinascimento. Viva Firenze!

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Torna a Firenze il Festival del Viaggio

Dal 5 al 9 giugno 2012 Firenze ospita il Festival del Viaggio, un appuntamento che ormai da 3 anni si svolge nel capoluogo toscano, dedicato a itinerari, personaggi, modi di intendere il viaggio non come fenomeno turistico, ma come sentimento, come filosofia di vita. L’attenzione all’altro, al diverso, al nascosto e al poco noto; l’attenzione al personale modo di intendere il viaggio e gli incontri fanno di questo festival tutt’altro che una manifestazione turistica o solo per turisti.

festival del viaggio 2012

Non sto a riportare il ricco e denso programma che trovate qui e che potete scaricare anche in formato pdf. Mi piace però soffermarmi sulla filosofia che anima questo festival e che queste parole riflettono bene: “una visione del viaggio come voglia di abbandonare la strada conosciuta per dedicarsi totalmente al cammino, al percorso e non alla meta, e come introspezione umana“. Il viaggio come viaggio per conoscere, attraverso l’altro, qualcosa in più di se stessi.

Gli eventi in programma non hanno un filo conduttore, se pur qualcosa si può individuare nei due focus sulla via Francigena e sulla via Romea a Firenze: itinerari di ieri che tornano ad essere vivi itinerari di oggi, come offerta turistico-culturale ma anche come riscoperta delle nostre radici. Una mostra sul popolo Ainu dell’isola di Hokkaido è l’omaggio che Firenze vuole rendere a Fosco Maraini nel centenario della sua nascita, attraverso le foto che lui stesso scattò presso questa straordinaria popolazione ormai quasi scomparsa, e che rimangono perciò quasi l’unica testimonianza antropologica di una cultura all’epoca ancora non modificata nei suoi tratti essenziali. Fosco Maraini è del resto personaggio importantissimo, ispiratore direi, per la filosofia del viaggio che ammanta il Festival. L’omaggio, che tutti gli anni gli viene reso (ricordo nel 2010, nel corso del Festival del Viaggio, fu invitata addirittura la moglie di Fosco Maraini) è altamente significativo.

florence rainbow

Il Festival del Viaggio è sostenuto e gestito dalla Società Italiana dei Viaggiatori, della quale mi piacerebbe approfondire la conoscenza (e non è detto che non lo farò): un’associazione senza fini di lucro che svolge attività di informazione, approfondimento, cultura sui temi del viaggiare. Viaggiare che, di nuovo, non è fare turismo, ma creare occasione di conoscenza, di incontro, di riflessione sul mondo in cui viviamo.

Il Giardino delle rose a Firenze

Firenze non delude mai: ogni volta é in grado di offrire nuovi spunti non solo per i turisti, ma anche per gli abitanti. Il Giardino delle rose é uno di questi spunti. La primavera inoltrata, maggio per la precisione, é il momento migliore per visitarlo: in un tardo pomeriggio come quello di oggi, con il cielo azzurro e il sole caldo, non c’é anzi modo migliore di spendere il proprio tempo oziando e passeggiando, rilassandosi, riposando il corpo e la mente, distraendosi per un po’ dalle preoccupazioni quotidiane, lavorative innanzitutto.
Il Giardino delle rose é un giardino terrazzato piuttosto grande, ai piedi di Piazzale Michelangelo. Ai piedi di uno tra i luoghi più noti di Firenze trova posto uno dei meno conosciuti.

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Nel giardino trovano posto, accanto alle aiuole e ai pergolati di rose – ognuna diversa dall’altra per colore, dimensione, varietà, profumo – alcune statue e sculture dell’artista Folon. Due in particolare, delle tante che decorano il giardino, attirano l’attenzione dei frequentatori: l’una é un uomo su una panchina che legge un libro, e tutti fanno a gara a sedersi accanto a lui per una foto ricordo; l’altro, che si intitola significativamente “Partir” é lo scheletro di una grande valigia dentro la quale sta una nave in alto mare. La valigia a sua volta é una cornice, attraverso la quale vedere scenograficamente Firenze, con l’inconfondibile sagoma di Palazzo Vecchio.

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Dal giardino stesso si gode sullo sfondo il panorama dello akyline rinascimentale di Palazzo Vecchio. Del resto siamo proprio sotto il Piazzale Michelangelo, e il panorama qui non si discosta molto, anzi é arricchito dai colori accesi delle rose sbocciate.

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Ma non finisce qui, perché la parte bassa del giardino ospita a sua volta un altro giardino: é il Giardino Giappponese, donato dalla città di Kyoto a Firenze: un ruscello, un sentiero con grosse pietre, una panchina coperta e qualche allestimento tipico dei giardini giapponesi. Il giardino giapponese é una bella sorpresa, l’acqua che scorre nel ruscello riesce a dare l’illusione di trovarsi in un mondo a parte, dove il frastuono della città é lontano, quasi inesistente, a malapena, forse, percepibile (ma poi, perché volerlo percepire per forza?).

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Il Giardino delle rose é un’oasi di pace in città, e pur se in posizione defilata, è comunque vicinissima al Piazzale Michelangelo; se passate da queste parti verso maggio, la stagione delle rose, per fare qualche foto panoramica sulla città, affacciatevi anche qui dentro: ne vale davvero la pena.

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