Viaggimarilore

I viaggi di Marina e Lorenzo

Archivi Mensili: aprile 2012

5 ore di cammino tra boschi e chiesette: esplorando l’entroterra di Imperia

27 aprile 2012, inizia ad arrivare il caldo che da giorni ci viene annunciato. Una splendida giornata di sole é quella che ci accompagna nella nostra esplorazione odierna.
Abbiamo propositi bellicosi: abbiamo studiato sul libro “Passeggiate a Ponente” un percorso di 5 ore nell’entroterra di Imperia che partendo dal paesino di Lucinasco, a 499 m s.l.m., si inoltra nel bosco, sale sulla cima del M.te Acquarone, da cui lo sguardo spazia a 360^ dalle montagne ancora innevate fino al mare antistante Imperia, per ridiscendere a Lucinasco lungo il sentiero della transumanza, la cd Via Marenca.
Ci armiamo dell’indispensabile: focaccia per pranzo, tanta acqua, macchina fotografica e vari ed altri eventuali dipositivi, ci mettiamo in macchina e guidiamo alla volta di Lucinasco, imboccando da Imperia la Via Nazionale che arriva fino a Torino e prendendo la deviazione per Lucinasco. Questa é una via che comincia a salire costeggiando oliveti disposti sulle fasce, i tipici terrazzamenti liguri. Giunti a Lucinasco ci rechiamo presso la chiesa di S. Stefano, che domina un bel laghetto incorniciato da salici piangenti: un angolo fiabesco nel Ponente Ligure. Il laghetto é un’oasi di pace e tranquillità, un luogo davvero romantico, ed é il punto di partenza, e di arrivo, del nostro itinerario odierno.
La chiesa di Santo Stefano, costruita già in epoca medievale, é stata pesantemente ristrutturata in epoca barocca, quando crollò parzialmente a causa di un fulmine.
Iniziamo da qui il percorso. Prima tappa é la chiesa di Santa Maria Maddalena, persa nella boscaglia. Da Santo Stefano si intraprende il percorso lungo la strada asfaltata che attraversa il bosco, bosco dove però si individua la mano dell’uomo nella sistemazione di alcuni muretti a secco di contenimento e di altre strutture in pietra. Via via che proseguiamo iniziamo a distinguere dapprima in lontananza, poi sempre più vicino, lo scampanellìo di animali al pascolo, impossibile capire se capre, pecore o mucche. Del resto siamo in zone di pascolo, vicini alla via della transumanza, questa presenza perciò non deve stupire. La strada prosegue asfaltata fino alla chiesa di Santa Maria Maddalena. Qui inizierà il percorso su sentiero CAI all’interno.

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Santa Maria Maddalena é una chiesetta tardomedievale (la costruzione termina a metà del ’400), dall’architettura semplice ed essenziale, in pietra ben squadrata e i caratteristici archetti a sottolineare l’inclinazione del tetto. Poche essenziali decorazioni, due rilievi di cui uno sopra il portale, l’altro a lato, e il rosone circolare nel bel mezzo della facciata. Dalla chiesa la vista panoramica spazia sul paese di Lucinasco, ormai lontano in linea d’aria, e dietro di esso i vedono le Alpi innevate: qui sembra già estate, con questo sole caldo, e lassù c’è ancora la neve! Ma in Liguria una situazione del genere non deve stupire più di tanto…
Il paesaggio dunque é molto bello, la chiesa è in un’oasi di pace ed è qui che ci fermiamo per il pranzo, qui in questa piccola radura ai confini del bosco.

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Quando ripartiamo, il gioco si fa duro: inizia infatti il tratto di salita per giungere in cima al M.te Acquarone. La salita non è particolarmente ripida, ma é lunga e dissestata, ovviamente; scopriamo che quello scampanellìo che sentivamo e che non ha mai smesso di accompagnarci è prodotto da un gregge di capre: e chi altro potrebbe passare per queste erte e nel fitto della boscaglia? Intanto il percorso ci porta sul crinale così che noi possiamo intravvedere, tra gli alberi, il mare, che é molto, molto lontano da qui!
Man mano che ci si avvicina alla vetta, quasi 800 m s.l.m., il bosco si dirada, lasciando il posto a prati in cui individuiamo il recente passaggio di mucche al pascolo (e da cosa lo capiamo? Beh, provate a indovinare?). Poco distante, sorge la piccola cappelletta del SS Nome di Maria, una cappelletta di valico in questo punto lungo il passaggio della via Marenca della transumanza dove un tempo sorgeva il castello Acquarone (di cui ora restano quasi invisibili tracce). La cappeletta è piccola e molto semplice: una casupola, con una sorta di portico antistante per il ricovero del pastore ed eventualmente anche degli animali in caso di temporale, tutta bianca con due meridiane, una per lato, per indicare l’ora del giorno ai pastori. É molto suggestiva nel suo isolamento, anche se accanto oggi le passa la strada asfaltata (ma tranquilli, non passa anima viva). Lungo il versante, in discesa, individuiamo le mucche al pascolo.

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Decidiamo di intraprendere la via marenca vera e propria, il percorso della transumanza che dal mare porta ai pascoi del Piemonte e viceversa durante gli spostamenti annuali delle mandrie. Il percorso é decisamente quello giusto, anche se ora è segnalato da un palino rosso scolorito e non più dal biancorosso CAI: stiamo calcando un sentierino per il quale sono passate davvero di recente le mucche: la terra è smossa, i segni degli zoccoli sono evidenti. Il sentiero si insinua ad un certo punto in una galleria naturale di rovi, talmente intricata che non filtra il sole. Il terreno è fangoso, le mucche che sono passate da qui hanno contribuito a impantanare il tutto, così quando proviamo a passare ci impantaniamo fino al ginocchio (e non è solo fango quello che ci si presenta davanti). La galleria nei rovi è lunga qualche decina di metri, troppo per noi, che decidiamo allora di tornare sui nostri passi e di fare un percorso alternativo, anche se meno avventuroso, per tornare a Lucinasco. Torniamo dunque alla strada asfaltata che passa accanto alla cappelleta del M.te Acquarone e la discendiamo. Ci imbattiamo lungo il percorso in una casella, una tipica costruzione rurale ligure, in pietra a secco: si tratta di una piccola costruzione, a pianta circolare o quadrata, con una piccola porticina e tutta interamente in pietra, tetto compreso. Molte di queste caselle sparse nei monti liguri, in mezzo ai boschi, ai pascoli o, a quota più bassa, nelle fasce coltivate a oliveti, oggi sono parzialmente crollate, e pochissime sono ancora utilizzate come ricovero per attrezzi o riparo per animali. La tradizione delle caselle risale ad epoca forse addirittura preromana in quest’area, dove le tribù dei Liguri praticavano la pastorizia prima dell’arrivo dei Romani nel II-I secolo a.C. La tradizione poi è rimasta e oggi è riconosciuta come documento della vita rurale in Liguria, tanto che in questa zona le caselle sono segnalate da apposita segnaletica.
Il percorso lungo la strada asfaltata entra di nuovo nel bosco e ridiscende fino alla chiesa di S. Stefano e al laghetto di Lucinasco, che è il nostro punto di arrivo. Qui ci riposiamo un attimo, ci godiamo il sole che ora, alle 17, si sta facendo tiepido, su una delle romantiche panchine sotto i salici che circondano il laghetto, quindi montiamo in macchina e torniamo verso Imperia, verso il mare, in città.

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É esplosa la festa dei fiori a Firenze

Rose, gerani, girasoli, gerbere. E ancora agrumi, bouganville, aceri, piante grasse, piante aromatiche e piantine da orto: da oggi, 25 aprile, fino al 1^ maggio 2012 il Giardino dell’Orticoltura di Firenze si colora e si profuma dei colori e dei profumi di fiori e piante. La Mostra Mercato dei fiori e delle piante richiama ogni anno vivaisti da tutta la Toscana (anche nomi eccellenti, come Rose Barni), e una folla di fiorentini e non solo che approfittano dell’occasione per rifarsi il balcone, per rinvivire l’orto o il giardino e sì, anche per rifarsi gli occhi di fronte a cotanta bellezza floreale. Passeggiare nel Giardino dell’Orticoltura é di per sé piacevole: dominata dalla sua splendida serra liberty é un’oasi di pace appena fuori dal centro storico di Firenze. Mai cornice fu più azzeccata per una fiera floreale di questo tipo dunque…
Noi siamo stati stamani, poco dopo l’orario di apertura, ma era già tantissima la gente che passeggiava, ammirava, acquistava le belle piantine in esposizione.
Se volete vedere alcune foto della manifestazione cercate viaggimarilore su twitter e su instagram: pubblicherò le foto nel corso della giornata…

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Buon compleanno Viaggimarilore!

Viaggimarilore.wordpress compie un anno di attività. Questo blog, che nasce dalle ceneri di un più vecchio e ormai defunto Viaggimarilore su un’altra piattaforma blog, compie ad aprile il suo primo anno di vita (e 263 post).

buon compleanno blog

Di soddisfazioni ce ne siamo tolte, in quest’anno. Soddisfazioni che si vanno a sommare a quelle che ci siamo tolte negli anni passati, e di cui abbiamo riportato i tratti salienti su queste pagine (il paziente reperimento dei vecchi post non ha ancora avuto termine, perché erano veramente tanti…)

L’evento più eclatante di questo primo anno di Viaggimarilore è stato senz’altro il viaggio di nozze in Australia. 22 post, uno per ogni giorno di viaggio, corredati da immagini realizzate da noi e il racconto dettagliato del nostro itinerario, completo di impressioni, consigli, aneddoti e informazioni pratiche.

Segue il week-end a Dubai, di febbraio 2012. Un diario dettagliato di una due-giorni nella terra più contraddittoria del Medioriente, dove estrema modernità unita a lusso e tradizione si fondono e confondono incredibilmente.

Anche il week-end a Roma, col quale abbiamo aperto il blog (sono i primissimi post di aprile 2011!) è stato un modo interessante di approcciarsi alla Città Eterna: tra una lunga visita ai Musei Vaticani, un percorso cronologico per districarsi tra le rovine dei Fori Imperiali, il Colosseo e la bella Basilica di San Clemente abbiamo creato un percorso che può essere utile a chi intende visitare Roma Capitale per la prima volta.

E, sempre in Italia, stiamo approfondendo la conoscenza della Toscana, attraverso itinerari magari insoliti, magari più escursionistici che culturali, in qualche caso distanti dai soliti percorsi, slow per usare un termine che va di moda ora per le mete lontane dai soliti schemi. Il nostro territorio è una fonte continua di ispirazione per approfondire, conoscere, esplorare…ed è proprio questo che ci piace fare.

Viaggimarilore è poi approdato su Twitter (@viaggimarilore), dove ha cominciato a creare una rete di contatti e a pubblicizzare i post. Un modo in più per farci conoscere! 

L’evento più interessante e formativo è stato, proprio a seguito del nostro ingresso su Twitter, la partecipazione al Travel Blogger Elevator. Qui, davanti ad una sala gremita di blogger di viaggi esperti e curiosi abbiamo presentato il nostro blog, che altro non è se non il racconto dei viaggi miei e di Lorenzo, nell’ottica sia di poterli ricordare noi che di poter essere d’aiuto ad altri. Internet è condivisione, il web 2.0 è condivisione. Condividere esperienze e conoscenza è lo scopo del nostro blog.

Grazie a voi, lettori che ci seguite nelle nostre peregrinazioni, grazie a voi lettori che capitate per caso su queste pagine e vi soffermate, grazie a voi, follower su twitter per la vostra fiducia nel nostro lavoro e impegno. Questo compleanno è un bel compleanno, il regalo più grande per il nostro blog è quello di poter continuare a viaggiare…

Pasquetta nei dintorni di Firenze

Come avevo annunciato, io e Lorenzo abbiamo dedicato Pasquetta 2012 ad un’attività che ultimamente ci sta piuttosto a cuore: approfondire la conoscenza dei dintorni di Firenze. Il capoluogo toscano, cuore della cultura e dell’arte italiana, sorge in una conca al limitare dell’Appennino, le cui propaggini da queste parti, il Monte Morello, regalano un paesaggio dolce, vario, dove natura e cultura si fondono amabilmente, e da cui spesso con lo sguardo si può vagare su Firenze, a cercare la Cupola del Brunelleschi e la cupola, più piccola ma ugualmente riconoscibile, di San Lorenzo.

Negli scorsi giorni avevamo già fatto un giro di ricognizione alle pendici di Monte Morello, passando da Serpiolle, Cercina, oppure dall’altra parte, dal lato di Sesto Fiorentino, andando verso Santa Maria a Morello e salendo fino all’abbandonato Borgo di Morello.

Oggi abbiamo cominciato con un lauto pranzo al ristorante “I Ricchi” di Cercina: alla buona cucina abbina una vista da urlo sulle colline, vista che spazia fin quasi a Fiesole, e che incontra uliveti, prati, casolari, e ancora colline, a perdita d’occhio.

Andiamo poi a Cercina, della cui bella chiesina dedicata a Sant’Andrea ci siamo già innamorati nella nostra precedente escursione. Ne approfittiamo, oggi, per fare una breve passeggiata nei dintorni, per vedere da altri punti di vista la bella e antica chiesa, e ci inoltriamo lungo un sentiero sul quale incrociamo un piccolo gregge di pecore e capre e, più in là, una vera e propria fattoria, credo, con mucche, cavalli, galline… è bello poter vedere che esistono ancora, a pochi passi da casa, luoghi di questo tipo.

Cercina

Quando abbandoniamo Cercina, scendiamo lungo via delle Masse, la via che, inoltrandosi tra campi, oliveti, casolari che in questo periodo mostrano superbi pergolati viola di glicine, torna verso Firenze. E qui, è ormai pieno pomeriggio, dedichiamo le restanti ore di sole alla visita dei giardini delle ville medicee aperte in occasione di Pasquetta, di Castello e della Petraia.

Entrambe le ville, insieme a Villa Corsini, sorgono in una bella posizione, poco elevata rispetto alla città, distante quel tanto che basta per consentire alle nobili famiglie che di generazione in generazione si avvicendarono nella proprietà, a godersi l’ozio e il riposo lontano dal clamore del centro urbano. Veri paradisi in terra, palazzi d’arte all’interno e con splendidi giardini all’esterno, sono tutt’ora un tesoro nascosto e poco noto rispetto all’immenso patrimonio culturale di Firenze. A maggior ragione vale la pena di visitarle.

Villa della Petraia Firenze

Villa della Petraia, Firenze

La villa Reale di Castello è la sede dell’Accademia della Crusca. La costruzione della villa risale al ’500, e fu da subito corredata di un ampio giardino a terrazze al cui centro campeggia una bella fontana decorata dalla scultura in bronzo di Niccolò Ammannati raffigurante Ercole e Anteo. Il giardino, che Vasari definì come il più ricco, il più magnifico e il più ornato giardino dell’opera, aveva anche un bellissimo ninfeo, la Grotta degli Animali, realizzata dal Giambologna e dalla sua scuola, con le pareti e il soffitto decorato a mosaico di conchiglie e con gruppi animali di ogni specie. Nel parco retrostante una fontana è decorata con una statua in bronzo realizzata da Bartolomeo Ammannati e raffigurante un vecchio rabbrividente, personificazione di Gennaio. Vedere il giardino in una giornata di sole come questa è uno spettacolo che fa bene agli occhi, anche perché sono molti i fiori che stanno sbocciando in questa stagione. La primavera è arrivata anche qui.

villa di castello firenze

Il giardino della Villa di Castello, Firenze

La villa della Petraia è poco distante. Esisteva già come edificio fortificato quando fu trasformata in villa di piacere a fine ’500. Anch’essa ha un bel giardino a terrazze con fontana e splendida vista su Duomo di Firenze e Campanile di Giotto, ma più che per l’esterno, ricco di aiuole fiorite a tulipani, merita visitare la villa per vedere gli interni, le stanze affrescate e arredate, nelle quali ben si legge lo scorrere del tempo e il passaggio di proprietà dai Medici ai Lorena e poi, a fine ’800, ai Savoia, Vittorio Emanuele II e consorte.

villa della petraia firenze

Villa della Petraia, Firenze

Si conclude qui, sulla terrazza della villa della Petraia, con la vista su Firenze, nella luce calda di questo tardo pomeriggio di primavera, la nostra Pasquetta 2012.

VACANZE DI PASQUA IN TOSCANA

Le vacanze di Pasqua si stanno avvicinando. Sempre troppo brevi, qualcuno dirà, ma bisogna riconoscere che anche se si hanno pochissimi giorni a disposizione si può approfittare per uscire di casa e andare a zonzo alla scoperta di luoghi poco conosciuti. Del resto, “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, e aggiungo io “dove vuoi”.

Vi proponiamo il tour pasquale in Toscana che io e Lorenzo abbiamo fatto a cavallo di Pasqua 2010. Ci siamo concessi una tre-giorni totalmente toscana, un po’ rovinata dal maltempo che soprattutto domenica e in parte lunedì ci disturbò un pochino.

Questo il programma:

Nei post che seguono, giorno per giorno ci sarà il resoconto, secondo il consueto stile di Viaggimarilore!

VACANZE DI PASQUA IN TOSCANA – 1: IL MEDIO VALDARNO, TRA STORIA E CULTURA. 1° parte: San Miniato

Iniziamo il nostro itinerario pasquale con un tempo variabile che non ci rassicura particolarmente; tuttavia non ci facciamo intimorire. L’itinerario di oggi si snoda lungo l’Arno ad Ovest di Firenze, nei borghi ricchi di storia che circondano Empoli.

Cominciamo, per l’appunto da San Miniato.

San Miniato è una rocca abbarbicata su un monte dalla cui sommità la vista spazia per km e km nel territorio circostante. Nelle giornate particolarmente terse (non oggi, quindi) dalla Rocca Federiciana si riesce a vedere addirittura il mare. La Rocca Federiciana è il simbolo della città. Fu fatta erigere da Federico II di Svevia quale simbolo del potere imperiale in quel secolo che fu il 1200, particolarmente interessato dalle lotte tra i Comuni che volevano indipendenza e il potere imperiale che tendeva invece a controllare il più pesantemente possibile i territori sottomessi.

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il duomo di San Miniato

San Miniato ha visto passare sul suo territorio una serie infinita di personaggi storici importantissimi. E quelli che non sono storicamente accertati, narra la leggenda che siano ugualmente passati di qui. Il primo è proprio Federico II, al quale va il merito di aver voluto fortificare questo che altrimenti era solo un piccolo borgo longobardo, di munirlo di una rocca – che fu poi prigione per Pier delle Vigne – e di un duomo la cui facciata in mattoni egli fece decorare con ciotole in ceramica islamica, sistemate a formare le costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore. Il duomo e la Rocca federiciana si trovano nella zona più alta del borgo, e nel medioevo erano cinti dalle mura, su cui nel tempo si sono addossati altri edifici, come l’Arcivescovado. Scendendo dalla Rocca ci si imbatte nella Chiesa del Crocifisso. Si tratta di una chiesa a pianta centrale, molto barocca, che contiene all’interno le spoglie di un leggendario Crocifisso e che fu costruita per ringraziare il Cielo per aver fatto sì che San Miniato fosse appena toccata dalla famosa Peste del Seicento.

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San Miniato, Piazza del Seminario

Scendendo di quota si arriva alla piazza del Seminario, dalla forma molto particolare perché di fatto il palazzo del seminario che qui si affaccia ricalca la cinta di mura più esterna. A scendere da qui si esce da una delle porte di accesso al borgo fortificato e si giunge dopo poco nei pressi del Convento di San Domenico, nelle Logge dove oggi hanno sede alcuni uffici comunali e la Biblioteca civica, ma che un tempo era un fiorente monastero con annessa chiesa. Questa, che in facciata è volutamente non finita, con i suoi mattoni a vista e i solchi per l’inserimento mai avvenuto di lastre di marmo, è importante perché al suo interno conserva su una delle pareti un dipinto stupefacente: il trasporto di San Jacopo via mare mentre impazza la tempesta. La tempesta è evocata da mostri marini terrificanti, e il dipinto in sé è assurdo: un qualcosa cui non siamo assolutamente abituati in chiesa!

A San Miniato è passato Napoleone Bonaparte. La famiglia Buonaparte è infatti una famiglia storica samminiatese, con tanto di stemma bello colorato!

La mattinata a San Miniato è finita. Prossima tappa Montelupo!

VACANZE DI PASQUA IN TOSCANA – 1: IL MEDIO VALDARNO, TRA STORIA E CULTURA: 2° parte: Montelupo e Vinci

Montelupo rinvenuta negli strati. Un enorme museo, nuovissimo nella realizzazione e nell’allestimento, il Museo della Ceramica, rievoca, attraverso 3 piani di percorso museale, l’evoluzione della produzione dalla prima maiolica arcaica alle più avanzate porcellane settecentesche. Impressionante vedere il susseguirsi di vasi, brocche, ciotole, scodelle, bacini…peccato che dopo un po’ l’occhio non ne possa più e i vasi comincino a sembrare tutti uguali! La tradizione ceramica a Montelupo è ancora sentita tanto che è stato inaugurato di recente anche un museo della Ceramica contemporanea. Il museo archeologico è stato invece relegato fuori dal paese, nei pressi della villa medicea splendida da fuori, ma adibita a ospedale psichiatrico giudiziario. Questa è la fine che fanno molto spesso i Beni Culturali in Italia.

A pranzo andiamo in un’osteria appena fuori Montelupo: l’Antica Osteria dei Bonanni, consigliata dal Mangiarozzo 2010 (guida che abbiamo eletto nostra fida consigliera proprio nel corso di questo week-end): l’ambiente è molto familiare, il proprietario è un tipo alla mano che si siede al tavolo con voi mentre vi illustra cosa bolle in pentola. Usciamo di qui dopo aver mangiato un ottimo primo e una generosa brace e ci avviamo verso l’ultima tappa odierna del nostro giro: Vinci.

vinci

Il monumento a Leonardo nel suo paese natale, Vinci

Vinci è, inutile dirvelo, il borgo natale di Leonardo da Vinci. Qui, infatti, tutto ci parla di lui, a partire da quell’enorme struttura lignea che rappresenta l’Uomo Vitruviano tridimensionale e andando poi a visitare il Museo Leonardiano. Ed è proprio il Museo Leonardiano che noi andiamo a visitare. Esso non ospita altro che i modellini delle macchine progettate da Leonardo e da lui disegnate sui vari Codici sparsi in alcune importanti biblioteche europee. Dalle macchine elevatrici a quelle idrauliche, agli studi sulle macchine per tessere, alle macchine da guerra, tutte le più o meno stravaganti idee di Leonardo da Vinci sono qui riprodotte, per la gioia di grandi e piccini. Una pecca però: per quanto i modellini siano funzionanti non si possono toccare. Viene però così a mancare un passo importante che è quello di capire esattamente come queste macchine funzionano: cosa che, vi posso assicurare non è né semplice né scontata. Infine una curiosità: Pare che Leonardo avesse disegnato anche il prototipo di una bicicletta! È lì, al secondo piano del museo, in tutto o quasi uguale alle moderne biciclette che tutti noi conosciamo. Che dire? Un genio!

VACANZE DI PASQUA IN TOSCANA – 2: DOMENICA DI PASQUA A FIRENZE

La giornata non è delle migliori, anzi, per tutto il pomeriggio batte una pioggia incessante che deprime anche i più volenterosi tra i turisti.

Al mattino, la messa in Duomo è d’obbligo! Lo scoppio del carro in piazza San Giovanni, davanti all’ingresso di Santa Maria del Fiore, grazie alla colomba che dall’altare maggiore schizza via ed esplode, è uno spettacolo che vale la pena di essere visto almeno una volta nella vita. Lo scoppio avviene nel bel mezzo della messa, ed è interessante notare come il vescovo prosegue nella sua celebrazione, mentre il popolo si distrae a guardare il carro incendiato.

Firenze

Il duomo di Firenze col suo campanile si staglia nettamente sul resto degli edifici della città

 

Il resto della giornata, tra la pioggia più o meno torrenziale e le quasi inesistenti schiarite trascorre tra musei e una calda tazza di tè alla Via del tè, una splendida sala da tè piccola, ma accogliente e pronta a riscaldarvi il cuore con la vasta scelta di infusioni, per tutti i gusti! Tra i musei la scelta non può non cadere sugli Uffizi! Il principe dei Musei italiani, uno tra i Musei più conosciuti al mondo, il Museo con la M maiuscola ci accoglie, al di sotto del portico che lo percorre, riparandoci dalla pioggia. Da qui a entrare per una visita il passo è breve, mentre la visita, se fatta bene, sarà una delle vostre percorrenze in museo da record. Troppi capolavori sono esposti per rischiare di passare inosservati, troppi gli artisti presenti per permettersi di correre tra le sale e i corridoi. Uno per tutti il nostro Leonardo da Vinci, che agli Uffizi è presente con L’Annunciazione, L’Adorazione dei Magi e il Battesimo di Cristo: visto che ieri abbiamo conosciuto il Leonardo ingegnere, oggi incontriamo il Leonardo pittore. Una visione un po’ più approfondita di quello che è stato il Genio del Rinascimento.

VACANZE DI PASQUA IN TOSCANA – 3: PASQUETTA AD ANGHIARI E IN VAL DI CHIANA

Anche oggi il tempo non è dei migliori, ma il nostro serratissimo programma prevede di spingerci ben lontano, e da tutt’altra parte della Toscana rispetto ai giorni precedenti: questa mattina si punta verso Anghiari, oltre Arezzo e quasi vicino all’Umbria. Il territorio è collinare, a tratti boscoso, addirittura si passa un valico, mentre il cielo sempre più plumbeo non promette niente di buono. Comunque in questa parte della Toscana scordatevi i vitigni estesi, le dolci colline e i casali stile pubblicità del Mulino Bianco. Qui l’ambiente è decisamente più montano, sarà anche per via del tempo atmosferico, comunque è qualcosa di diverso dall’idea che noi tutti abbiamo di Toscana.

Anghiari si trova nelle cosiddette “Terre di Piero”. Piero è Piero della Francesca, il pittore che proveniva da queste terre e che ha lasciato memoria di sé ad Arezzo, a Sansepolcro e in altri borghi medievali della zona. Anghiari è invece importante per la famosa battaglia di Anghiari, combattuta nel 1440 dai Milanesi contro una coalizione di Fiorentini che risultò vincitrice. Questa battaglia, a sua volta, deve la sua importanza alla rappresentazione che ne fece Leonardo da Vinci in Palazzo Vecchio, e che poi andò perduta. Ora, siccome tutto ciò che fece Leonardo è oro, anche un affresco perduto può dare notorietà e gloria ad un borgo che altrimenti sarebbe come tanti in Toscana e Umbria. Si arriva ad Anghiari dall’alto, e fa impressione vedere che il borgo si sviluppa lungo il fianco di una collina con una pendenza imbarazzante. L’accesso al borgo, ai suoi vicoli e ai suoi pertugi è da piazza Garibaldi, che a qualcuno sarà nota perché qui Leonardo Pieraccioni ha ambientato il mercato nel suo film “Una moglie bellissima”. Da qui si diparte un reticolo disordinato di vicoli in salita, in discesa, torti e ricoperti di muschio su cui si affacciano antiche case con le pareti a vista in pietra e mattoni, inframmezzate alle chiese. Già, questa è una particolarità di Anghiari: piccole chiesette si affacciano sulla pubblica via senza quasi segno di distinzione dalle altre case. Tutto è costruito in continuità. Si scorgono alcune chicche: il Museo della Misericordia, un piccolo museo gratuito che illustra la storia delle Opere di Misericordia di Anghiari attraverso documenti d’archivio, lettighe e quant’altro possa riportarci ai tempi in cui le ambulanze non esistevano. Quasi di fronte si trova la chiesina più strana che possa capitare di vedere: è la Badia-Abbazia di S. Bartolomeo, una chiesina antichissima, la prima chiesa cristiana di Anghiari, che ha una particolarissima pianta asimmetrica: entrando, l’altare non è immediatamente davanti a te, ma è posto di sbieco e le navate convergono l’una verso l’altra..semplicemente strana!

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uno scorcio del borgo di Anghiari

Dato che una discreta pioggia si stava abbattendo sulle nostre teste, abbiamo deciso che era giusto giusto ora di pranzo! A pochissimi km da Anghiari, tornando verso Arezzo, si trova l’Osteria della Pergola, anch’essa segnalata dal Mangiarozzo 2010: ottimo rapporto qualità-prezzo, credo che quell’anatra in porchetta rimarrà a lungo nella mia memoria!

Invece che proseguire per San Sepolcro, patria di Piero della Francesca, decidiamo di scendere verso Cortona. La strada, che supera un valico appenninico, attraversa boschi e tutto sembra fuorché una provinciale toscana, sbuca alle spalle di Castiglion Fiorentino. Risalta il Castiglion, appunto, la rocca fortificata da cui prende nome il borgo, e che domina il territorio circostante, la Val di Chiana, per km. Avvicinandoci a Cortona, la strada costeggia la zona del Sodo: qui si trovano due grandi tumuli etruschi, tombe principesche che si elevano come due grosse cupole coperte di alberi e di verde nella piana circostante. Chi ha l’occhio allenato le riconosce; per tutti gli altri c’è il Museo Archeologico in Cortona, città che tra l’altro ha la cinta di mura che risale proprio ad età etrusca.

E così, con un breve giro a Cortona vanno a chiudersi queste vacanze di Pasqua all’insegna della cultura e della gastronomia toscana.

Exploring Florence hills

Un finesettimana di sole in questo inizio di primavera fin troppo calda per essere vera… si monta in scooter, ci si arma di macchina fotografica e via! Eccoci a zonzo per le colline intorno a Firenze, ed ecco il nostro tour fotografico!

Florence hills

Via della Fonte, glicine fiorito

florence hills

Un oliveto fuori Firenze. In lontananza si individua la cupola del Duomo e il campanile di Giotto

Tuscany

Cercina

Cercina

La chiesa di Sant'Andrea di Cercina

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il paesaggio da sotto le arcate della chiesa di Sant'Andrea di Cercina

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Un oliveto nei dintorni di Firenze, presso Borgo Morello

Santa Maria in Morello

Santa Maria in Morello, alle pendici del Monte Morello

Tuscany

Il panorama da Borgo Morello

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